foto by Indio
Ripropongo qui un mio articolo apparso su Documenti Wilderness - gennaio/marzo 2010, nel quale è presente una riflessione sulla filosofia wilderness, analizzata nel contesto dei rapporti tra società e natura e vista come nuova base culturale per un rinnovato attivismo conservazionista in Italia... L'articolo nasce da una corrispondenza epistolare con Franco Zunino e si presenta proprio come un contributo all'approfondimento dell'idea di wilderness e del suo concetto di conservazione.
Indio
tratto da: http://www.wilderness.it/
di SAVERIO DE MARCO
L’autore di questo articolo è una persona che da poco ha conosciuto la Wilderness, sia come idea filosofica sia come movimento ambientalista; ma una persona che, come altri, aveva la wilderness dentro senza saperlo; ovvero, senza sapere che quei sentimenti che lo spingevano al mondo naturale avevano una loro connotazione ben precisa in campo filosofico. Nato nel piccolo borgo di San Severino Lucano, alle falde del Monte Pollino, egli è cresciuto a stretto contatto con un mondo agreste e montano, ma anche sociale, dal quale ha assorbito un sentimento spontaneo di amore e rispetto verso la natura che è di pochi; specialmente incompreso da chi da questo mondo ne è fuori da generazioni.
Recentemente ho letto con estremo interesse la storia dei pionieri del conservazionismo - ispirato all’idea della Wilderness - apparsi periodicamente su queste pagine; storia che mi era quasi del tutto ignota. Gli autori presentati nei godibilissimi articoli sono davvero un motivo di ispirazione per tutti coloro che amano e vogliono proteggere la natura selvaggia. Mi sento in sintonia, soprattutto,con il ritratto e l’esperienza di John Muir, Bob Marshall ed in particolare di Sigurd Olson (peccato che non esistano traduzioni italiane delle sue opere). Mi ritrovo molto in Olson, in quanto necondivido la passione che subentra non per la natura in generale, ma per determinati luoghi selvaggi, a cui ci leghiamo dopo averli vissuti in solitudine e in una dimensione di continua scoperta. Sono sensazioni che ho provato anch’io. E penso che Olson si riferisse in realtà alla percezione dell’anima di un’area selvaggia. Un’anima, che, come dice il mio amico Giorgio Braschi a proposito del Pollino, è sfuggente e recepibile solo in alcuni momenti. Ho anche capito (perché l’ho vissuto) a cosa si riferisse Olson quando parlava di singing wilderness, un concetto che non è facile spiegare a parole ma che si può solo sentire in alcune situazioni, quando si ascolta il rumore del vento o il canto degli uccelli al mattino o lo scrosciare dei torrenti di montagna ingrossati dallo sciogliersi della neve delle vette, o ancora il grido del corvo imperiale o dell’aquila reale…
E’ questo l’approccio che più mi piace dell’esperienza wilderness: la via interiore alla natura e alla montagna. Ma c’è da dire che questo discorso dell’interiorità non si esaurisce solo in vaghe esperienze intimiste e sentimentali, perché amare la vita nella natura selvaggia non può che portare, come naturale conseguenza, alla battaglia per la preservazione della natura. E’ un aspetto che, come Franco Zunino si sforza di far notare, contraddistingue la filosofia wilderness, a differenza del mero approccio scientifico alla natura (biologi, zoologi) o sportivo (alpinisti). Ovviamente l’aspetto conoscitivo è presente, visto che i pionieri della wilderness sono stati anche dei naturalisti e degli esperti di flora e fauna, come ad esempio Aldo Leopold, che si occupava dell’interdipendenza che esiste in natura tra le specie viventi, o John Muir, che viaggiava e classificava sui suoi taccuini, specie di piante e animali. Ma anche l’approccio scientifico, che pure esiste nei precursori del movimento, sembra supportato dall’esperienza diretta nella natura e di conseguenza dal sentimento, direi quasi di “amore”, per il mondo selvaggio.
Ho ritrovato questi aspetti anche nei libri che mi ha mandato Franco Zunino, diversissimi tra di loro in quanto a contenuto (perché uno è un libro di racconti mentre l’altro è uno studio naturalistico sull’orso bruno). Non c’è contraddizione perché Zunino, pur essendo uno studioso della fauna selvatica, non si è limitato al solo approccio scientifico: il suo amore per la natura lo ha indotto a scrivere racconti che presentano sì, una base di solide conoscenze naturalistiche, che però sono trasfigurate dalle suggestioni e dalle visioni letterarie (che in genere appartengono sempre al mondo dell’introspezione). Ecco che quindi entra in campo la sfera del sentimento. Trovo in ultima analisi queste due opere e gli altri racconti inviatimi in profonda continuità con l’approccio del movimento wilderness americano.
Mi piace molto anche la figura di Marshall, visto che come lui ho la passione per le sfide, le lunghe camminate e le faticose scalate in solitaria (lui era depresso per non vivere ai tempi di Lewis e Clark. Che dovremmo dire noi?!). Anche se corro il rischio di essere troppo schematico, si possono a mio avviso individuare quattro poli della filosofia wilderness tra di loro interdipendenti, che qui di seguito cerco di spiegare.
La conoscenza della natura anche scientifica, è supportata dall’esperienza fisica nel mondo selvaggio, propria di chi vive la montagna e la natura; ma la natura suscita anche sentimenti di elevazione interiore che inducono a far emergere nella propria coscienza individuale quel concetto di valore in sé della natura, che si oppone frontalmente invece alla filosofia utilitarista che domina la società attuale (ho parlato di elevazione interiore perché spiritualità è un termine che, da non credente, non mi piace molto). Tutto ciò non può che sconfinare in un atto politico: ovvero nell’associazionismo e nella battaglia per la conservazione degli ultimi spazi rimasti selvaggi. Ed ecco che dall’esperienza individuale della natura si ritorna alla società e alle problematiche che concernono il rapporto della civiltà umana con la natura selvaggia... proprio tramite il concetto di tutela e conservazione (che rimanda alla considerazione delle “generazioni future”). Forse sarò stato un po’ schematico ma è questo l’aspetto più rivoluzionario della filosofia wilderness che a me è parso rilevante: la linea di collegamento tra l’esperienza e l’amore per la natura e la battaglia per la sua conservazione, con tutti i risvolti culturali e sociali che questo approdo può presentare. Penso perciò che, come sostiene Zunino, non si possa dissociare l’esperienza della natura dalla battaglia conservazionista. Altrimenti il vivere la natura si ridurrebbe solamente ad un’esperienza individualista della natura selvaggia, vale a dire quella che può essere, per esempio, l’esperienza di un avventuriero o di un alpinista o anche di uno scrittore “post-romantico” o anche di uno scienziato naturalista.
Concludendo, facendo tesoro della lezione del Movimento Wilderness americano, si può salvaguardare la natura solo mettendo in campo quelle sensibilità secondo la quale, per citare la famosa frase che sintetizza felicemente il concetto di wilderness, “la wilderness è sia una condizione geografica che uno stato d’animo”.
Per la difesa e la conservazione del Pollino. Per la Wilderness. Per la riappropriazione e la salvaguardia del territorio da parte delle comunità locali. Articoli, resoconti e riflessioni.
martedì 31 agosto 2010
venerdì 27 agosto 2010
Quando la montagna è addomesticata: alcune riflessioni
esempio di sentiero deturpato da catene e ipersegnalazioni - foto by Indio
articoli tratti da www.wilderness.it
Quando la montagna è demonizzata
Si può morire ovunque, ma la morte diventa notizia giornalistica soprattutto se si muore in montagna. Le ragioni di ciò non sono chiare, se non nel fatto che ogni morte al fuori della normalità (malattia, incidenti stradali, guerre) diventa una notizia. Nulla di strano; i giornalisti fanno il loro mestiere e devono vendere il prodotto dando al cliente quello che il cliente richiede, e più le notizie sono strane od insolite più si “vendono”. Ecco la ragione per cui se uno muore in montagne si merita la prima pagina, mentre se dieci muoiono in autostrada, questi morti non meritano neppure un rigo. Purtroppo così facendo si demonizza sempre più la montagna, e si spingono i cittadini/lettori a far pressioni sulle autorità affinché provvedano a far sì che queste morti non succedano più. Mentre è del tutto normale che avvengano, visto che andare in montagna, specie se si intende la montagna come meta da conquistare con spericolate scalate, inevitabilmente significa rischio di incidenti e di morte. Il problema è che l’opinione pubblica poi non accetta queste morti, mentre accetta quelle sulle autostrade, e quindi spinge sempre più le autorità verso iniziative di addomesticamento e “messa in sicurezza” di luoghi selvaggi, magari aprendovi strade, attrezzando sentieri e costruendo rifugi ovunque. Prima dell’epoca dei cellulari il CAI propugnò addirittura la diffusione di colonnine SOS da distribuirsi su tutte le montagne (e alcune furono anche installate)!
Un esempio: nell’agosto dello scorso anno ci furono diversi incidenti in montagna (d’altronde come ogni anno), ebbene, molti quotidiani dedicarono pagine intere a questi incidenti, mentre nelle stesse pagina venivano magari sminuite con semplici trafiletti le ben più tragiche morti sulle strade. Esempio: tre quarti di pagina a due incidenti montani contro un quarto di pagina per ben cinque vittime stradali per un inversione sbagliata!
Intanto negli USA hanno invece sancito il “diritto al rischio”. Perché andare in montagna significa affrontare un rischio, e chi ama la montagna ama anche il rischio: se gli si toglie il rischio, gli si toglie il cinquanta per cento del piacere e dello spirito d’avventura che spinge tanti alle montagne. In quel paese c’è addirittura chi ha proposto che tale diritto non solo sia garantito, ma anche che sia proibito ogni intervento pubblico per recuperare turisti in difficoltà da parte degli organismi che gestiscono le aree protette.
Parco Nazionale della Sila. Il CAI e l’addomesticamento dei sentieri
Che il CAI si occupi della sentieristica è cosa nota. Sta nel suo statuto, volto alla valorizzazione e conoscenza della montagna. Ma che si punti ad un addomesticamento vero e proprio della montagna ci sembra una cosa un po’ esagerata. Un conto sono i sentieri (ci sono sempre stati, li tracciano anche gli animali), ma che si trasformino questi sentieri in quasi vere e proprie strade o stradelle, beh, forse è un po’ troppo! Forse non è proprio quello che si auspica per dei sentieri che attraversano aree protette. Eppure, se si legge quanto è stato previsto nell’accordo sottoscritto tra il Gruppo Regionale CAI Calabria ed il Parco Nazionale della Sila, c’è da spaventarsi: «La principale finalità di tale progetto è di rendere fruibili i sentieri non solo ad una utenza più o meno esperta, ma anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’escursionismo. La segnaletica utilizzata sui percorsi sarà realizzata rispettando le convenzioni internazionali del CAI, indicando quindi, il livello di difficoltà del tracciato, i tempi di percorrenza, la presenza dei luoghi di particolare interesse, i punti di rifornimenti per acqua, ecc. E’ prevista una doppia numerazione per ogni sentiero: la prima segue la numerazione del Catasto Nazionale dei Sentieri del CAI, l’altra indica il corrispondente numero di sentiero del Parco Nazionale della Sila. Lungo il tracciato dei sentieri saranno posizionati delle tabelle segnavia, riportanti indicazioni del percorso da seguire e posizionate in prossimità dei bivi, e tabelle indicanti la denominazione delle località e la quota corrispondente». Pazzesco! L’addomesticamento totale della montagna! L’annullamento totale di ogni sensazione di solitudine, di scoperta, di mistero!
Per favore, che almeno un’Area Wilderness sia tracciata nei confini del Parco, la più ampia possibile, da lasciare selvaggia per chi ama la natura ma non le masse dei turisti!
domenica 22 agosto 2010
Fuoristrada nel Parco del Pollino: si chiedono spiegazioni !
All’Ente Parco del Pollino
ente@parcopollino.it
Al Corpo Forestale dello Stato
cs.viggianello@corpoforestale.it
cs.rotonda@corpoforestale.it
All’amministrazione comunale di Viggianello
comune@comune.viggianello.pz.it
comuneviggianello@libero.it
All’amministrazione comunale di Rotonda
sindaco@comune.rotonda.pz.it
comune.rotonda@cert.ruparbasilicata.it
Fuoristrada nel Parco del Pollino: si chiedono spiegazioni !
Su segnalazione di escursionisti e guide del Pollino veniamo a sapere che alcuni appassionati “fuoristradisti” hanno organizzato una gara di fuoristrada nel Parco Nazionale del Pollino, presso la località “Montagna di Basso”, risalendo il torrente Peschiera dopo la Fontana di Chiaito: precisamente in località Rivota i Trucchetta, dove è presente la stradina che proseguendo oltre il Peschiera va verso il territorio di Agromonte. Ricordiamo che questo ambiente è particolarmente delicato anche perché qui è accertata la presenza della lontra. Il tratto di cui si parla è punteggiato da numerosi cartelli (vedere foto in basso) che recano il nome: club 4X4. Infatti il club che organizza queste “escursioni nella natura”(sic!) si chiama “Club Falchi 4X4” ed ha sede a Rotonda. Si informano le autorità che tale club ha anche un bel sito (http://www.clubfalchi4x4rotonda.it/), in cui sono messe in bella mostra i video delle loro uscite fuori pista, in ambienti del territorio del Parco del Pollino dove l’accesso con mezzi motorizzati (a parte le dovute autorizzazioni per personale tecnico del Parco o guardie forestali) dovrebbe essere rigorosamente vietato…e a maggior ragione per eventi di questo genere, come gare e raduni!!! Riporto stralci delle finalità di questa associazione, tratti dal loro sito internet:
I fuoristradisti sono: “UN GRUPPO DI PERSONE CON LA VOGLIA DI CONFRONTARSI E DI PASSARE GIORNATE STUPENDE E REGALARE A TUTTI COLORO CHE NE HANNO VOGLIA UNA GIORNATA INSIEME A NOI DI SENSAZIONI INDIMENTICABILI. IL CLUB E' FORTE DELL'AMICIZIA CHE LEGA NOI ISCRITTI ALLA VOGLIA DI PERSEGUIRE I NOSTRI SOGNI E L'INTERESSE DI SCOPRIRE OGNI GIORNO POSTI NUOVI E CONOSCERE ALTRI TEMERARI CHE CONDIVIDONO LE NOSTRA STESSA PASSIONE”.
Quanto alle finalità veniamo a sapere che i fuoristradisti ricevono “le dovute autorizzazioni” e ad essi è permesso addirittura di organizzare escursioni in gruppo:
“IL CLUB HA LO SCOPO DI ORGANIZZARE USCITE SU TUTTO IL TERRITORIO DEL PARCO (DOVE E' PERMESSO E CON LE DOVUTE AUTORIZZAZIONI) RISERVATE NON SOLO AGLI ISCRITTI MA A TUTTI COLORO CHE NE VOGLIOANO FAR PARTE.
IL CLUB SI PREFIGE LO SCOPO DI VIVERE LA NATURA E NON DI DISTRUGGERLA COME MOLTI OSANO PENSARE, PERCHE' COME VOI APPASSIONATI SAPETE
(O QUANTOMENO LA MAGGIOR PARTE DI VOI) ANDARE IN FUORISTRADA NON SIGNIFICA OSARE L'IMPOSSIBILE A DISCAPITO DI FLORA E FAUNA MA FARSENE RICCHEZZA, NON SIGINIFICA ROVINARE I POSTI CHE NOI FREQUENTIAMO MA FARSENE RICORDI INDIMENTICABILI.
IL CLUB ORGANIZZA RADUNI (QUEST'ANNO IL PRIMO DI UN CERTO LIVELLO CON OLTRE 70 EQUIPAGGI ISCRITTI) CHE NONOSTANTE UN PO DI INESPERIENZA NELL'ORGANIZZAZIONE DI CERTI EVENTI, HA SUSCITATO UN GRAN CONSENSO E UN PLAUSO NON SOLO DEI PARTECIPANTI MA ANCHE DA TUTTI COLORO I QUALI HANNO PASSATO LA GIORNATA CON NOI.
IL CLUB SI PRESTA AD ORGANIZZARE USCITE ANCHE SU RICHIESTA DI TURISTI CHE VOGLIONO PASSARE UNA GIORNATA DIVERSA DAL SOLITO E CONOSCERE LA BELLEZZA DEI NOSTRI LUOGHI SEMPRE E COMUNQUE DOPO PREAVVISO PER FAR SI DI OTTENERE TUTTI I PERMESSI NECESSARI PER MUOVERSI SU PERCORSI DEFINITI, CI PREFIGGIAMO INFINE DI ORGANIZZARE IL PROSSIMO RADUNO (MESE DI AGOSTO) AFFINCHE' SIA PIU' SPETTACOLARE DEL PRECEDENTE E SE POSSIBILE CON PIU' EQUIPAGGI.”
All’interno del sito internet sono stati messi in bella mostra i video delle magnifiche “imprese” del “Club 4X4 di Rotonda” .Non c’è bisogno che sia il sottoscritto a sottolineare il devastante impatto che possono avere 20 fuoristrada che gareggiano in un bosco del Pollino, su terreni scoperti, piste e strade forestali le quali, ripeto, tra l’altro dovrebbero essere chiuse severamente a questo tipo di eventi e manifestazioni!
Detto ciò e rilevate tali nefandezze, che possono accadere stranamente senza che si muova una foglia, chiediamo cortesemente all’Ente Parco e alle autorità preposte le dovute spiegazioni: è vero che il club ha ottenuto i permessi necessari, o le gare che vengono praticate sono del tutto abusive? E se è valida quest’ultima ipotesi (come vogliamo augurarci, altrimenti la situazione delle autorità diverrebbe… a dir poco imbarazzante!) perché non si fa niente, perché non si predispongono controlli? E perché devono essere sempre i privati cittadini a spendere il loro tempo libero per occuparsi di tali questioni quando è obbligo delle autorità fare rispettare i divieti e i regolamenti del Parco Nazionale del Pollino?
In attesa dei chiarimenti richiesti rivolgiamo distinti saluti.Saverio De Marco,
Consigliere Nazionale AIW (Associazione Italiana Wilderness)
Tutela del Torrente Peschiera: Italia Nostra scrive all'Ente Parco
Alla c.a. del Presidente Ente Parco del Pollino
Rotonda (PZ)
On.le Domenico Pappaterra
Sig. Presidente,
come Lei ben sa, la legge istitutiva delle Aree protette e dei Parchi, la 394/1991, prevede la tutela rigorosa
dei Parchi nazionali. Non mi pare consenta l'inserimento, nelle aree a tutela integrale, come quella cui si riferisce l'immagine inviata da un socio di ItaliaNostra, di circuiti montani per fuoristrada ed affini.
Tali veicoli, dannosi anche nelle città, risultano completamente fuori posto all'interno di boschi secolari, in questo caso di splendidi e maestosi faggi, che dovrebbero essere ammirati in silenzio e con il dovuto rispetto. Il luogo interessato si trova vicino al torrente Peschiera, nel parco nazionale del Pollino,incontaminato ambiente della lontra, dove lo stesso socio mi ha segnalato, con una seconda immagine, che le acque cristalline del torrente sono trasformate in luogo di balneazione da parte di turisti non proprio civili.Ma, i controlli? Non chiediamo la luna, vorremmo sapere se sono previste da parte dell'Ente Parco delle forme di controllo per tutelare almeno le aree di maggior pregio naturalistico, vere oasi di biodiversità.
Ringraziando per l'attenzione ed in attesa di un cortese cenno di risposta, la saluto distintamente,
Teresa Liguori ItaliaNostra del Pollino
Consigliere nazionale
info 331 23 16 744
Crotone, 22 Agosto 2010
Pollino Beach
Nella foto, il tratto del Torrente Peschiera alla confluenza del Frida invaso da bagnanti con tanto di costume. Spesso tali turisti lasciano rifiuti e usano shampi e bagnoschiuma per lavarsi. E' vero che tale tratto è distante 50 metri dalla strada, ma dato che risulta così accessibile andrebbe meglio tutelato, con qualche controllo: se permettiamo alla gente di farsi il bagno nel fiume, quantomeno impediamogli di arrivare con le macchine nel letto del torrente, di lasciare rifiuti e soprattutto di usare shampo e bagnoschiuma (visti con i miei occhi) in un posto dove vivono ancora le lontre!!!
Indio
Indio
sabato 21 agosto 2010
In fuoristrada sul Pollino... dove vivono le lontre
Torrente Peschiera come pista per i fuoristrada - foto: A. Corraro
Su segnalazione di una guida del Pollino, pubblichiamo questa foto. Su un faggio è affisso un segnale che indica una pista per 4X4 in uno degli ambienti naturalistici più integri del Parco del Pollino, caratterizzato dalla presenza unica della lontra. Cosa fanno le autorità preposte alla vigilanza e al controllo del territorio? Niente. Almeno nel periodo estivo bisognerebbe che l'Ente Parco o i comuni predisponessero un servizio di vigilanza in aree facilmente accessibili e delicate come quelle del Torrente Peschiera. Mettiamo vigili, guardiaparco, lsu... ma un minimo di controllo ci vuole. Non è possibile che ognuno fa quello che cacchio gli pare!
Indio
Su segnalazione di una guida del Pollino, pubblichiamo questa foto. Su un faggio è affisso un segnale che indica una pista per 4X4 in uno degli ambienti naturalistici più integri del Parco del Pollino, caratterizzato dalla presenza unica della lontra. Cosa fanno le autorità preposte alla vigilanza e al controllo del territorio? Niente. Almeno nel periodo estivo bisognerebbe che l'Ente Parco o i comuni predisponessero un servizio di vigilanza in aree facilmente accessibili e delicate come quelle del Torrente Peschiera. Mettiamo vigili, guardiaparco, lsu... ma un minimo di controllo ci vuole. Non è possibile che ognuno fa quello che cacchio gli pare!
Indio
Tanagro, due nuove aree Wilderness
COMUNE DI AULETTA (Salerno)
Ampliata l’Area Wilderness Fiume Tanàgro e designata una nuova Area
Le due Aree Wilderness sono divise dallo storico Ponte di Auletta dove transitarono le truppe garibaldine durante la loro avanzata verso nord. E proprio ad Auletta è sepolto uno dei garibaldini, morto a causa delle ferite ricevute in precedenti battaglie. Questo fatto, ricordato in questa evenienza, trasforma la designazione delle Aree Wilderness quasi in un omaggio del Comune di Auletta al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, benché esse siano state formalmente dedicate al “2010 Anno Internazionale della Biodiversità” indetto dall’ONU.Il primo abbozzo delle due Aree Wilderness fu privatamente costituito dalla stessa Associazione Italiana per la Wilderness nel 2007, quando il benemerito naturalista salernitano Achille Cristiani volle donare all’associazione un suo terreno di ambiente naturale posto proprio sulla riva nord di questo fiume; donazione poi, nel 2009, seguita da quella di un altro naturalista, Italo Romano, anch’egli di Salerno, portando l’estensione totale di quel primo nucleo protetto all’estensione di 2.712 metri quadrati. Un inizio simbolico, ma al quale ha infine fatto seguito la decisione di oggi del Comune di Auletta, che con la sua deliberazione ha portato quest’Area Wilderness ad estendersi su un totale di 90 ettari, per una lunghezza fluviale di circa 5 chilometri, nonché alla designazione di una seconda Area Wilderness (Fiume Tanàgro Sud) di 60 ettari su di una lunghezza fluviale di 2,5 km, fino al ponte delle famose grotte di Pertosa.
Come si è già detto, il grande valore ambientale di questo fiume ed oggi delle Aree Wilderness, ma anche della Riserva Naturale Regionale Foce Sele-Tanagro nella quale ricadono in gran parte le due Aree, è dato dal fatto di preservare l’habitat selvaggio di una delle poche popolazioni autoctone di Lontra italiana. In realtà lungo il fiume, sulle sue sponde e nello stesso ampio alveo, vivono numerose altre specie di animali, ed in particolare uccelli e pesci. La bellezza selvaggia di questo fiume, tra l’altro ben noto ai pescatori di tutta Italia per la purezza e la pescosità delle sue acque, è dovuta proprio all’ampiezza del suo alveo, dove le acque ad ogni piena scavano e rimodellano le rive, creano e disfanno isole ed isolotti, ricchi di vegetazione, con cortine di boschi ripariali di eccezionale bellezza, anche con alberi di pioppi, ontani e salici di notevoli dimensioni. Le due Aree Wilderness si estendono inoltre su alcuni tratti delle rive, dove esistono boschi di roverella, carpini neri ed altre specie, i quali formano un corpo unico con l’ambiente fluviale.
Il Comune di Auletta ha anche vincolato in forma integrale un tratto di alcuni ettari di proprietà del comune, che, designato in Zona di Tutela Ambientale, sarà dato in gestione diretta all’Associazione Wilderness e dedicato al compianto ex Sindaco Onofrio Carmine Gaggiano “per il suo impegno sempre profuso verso l’ambiente ed i problemi ecologici del suo Paese”.
IL SEGRETARIO GENERALE
Murialdo, 10 Agosto 2010
venerdì 20 agosto 2010
Buone notizie per l'orso bruno marsicano
fotografia news
Notizia del 20/08/2010
Pescasseroli. – La bella notizia del contestuale avvistamento di ben dieci orsi marsicani in una zona del parco ben definita, non può che far piacere a tutti ed essere di buon auspicio per il futuro di questa specie.
Questo però non può farci dimenticare, desidera precisare il Presidente del Parco, senza voler ovviamente raffreddare l’entusiasmo di chi a questi animali vuole davvero bene, che l’Orso bruno marsicano continua a correre il rischio di estinguersi. E proprio questi così positivi eventi potrebbero addirittura rivelarsi gravemente dannosi, se non considerati nella giusta misura e con la dovuta attenzione.
Gli orsi marsicani, soprattutto in questa stagione dell’anno, che coincide peraltro con il massimo afflusso turistico della zona, hanno bisogno di quiete e tranquillità, e hanno bisogno di alimentarsi … in pace.
Vorrei perciò ricordare che, con Determinazione del 5 luglio 2010 adeguatamente divulgata è stata introdotta la regolamentazione dell’accesso del pubblico nelle zone dei ramneti per garantire loro quella tranquillità necessaria e quella quiete indispensabile nella loro quotidiana esistenza. La gestione di questa nostra sparuta pattuglia di preziosi plantigradi è molto delicata, e non può essere banalizzata con tante interferenze, anche se benevoli, e con la loro spettacolarizzazione a fini turistici e propagandistici, pur consapevoli della loro importanza anche da questo punto di vista.
L’Ente Parco invita perciò turisti ed escursionisti a evitare di recarsi autonomamente e disordinatamente nelle aree interessate dalla presenza di più plantigradi, rispettando alla lettera la regolamentazione in vigore fino al 3 ottobre 2010.
L’Ente raccomanda altresì, agli escursionisti (e a maggior ragione a rappresentanti di associazioni, di operatori etc.) di segnalare alla Presidenza e alla Direzione dell’Ente – anche tramite i servizi scientifico e di sorveglianza – ogni avvistamento di orsi, allo scopo di permetterne un più attento controllo e un migliore monitoraggio, diretti a evitare di esporre questi straordinari animali a un eccessivo "interesse", che potrebbe causare loro, come è stato dimostrato in tante altre circostanze, situazioni e luoghi, danni irreparabili. A volte, anche un abbraccio d’affetto troppo forte può essere letale.
Continuiamo tutti a gioire per il nostro "amico orso" ma evitiamo di esporlo alla eccessiva curiosità dell’ "amico uomo".
A volte può bastare, per godere della sua presenza, anche soltanto sapere che l’Orso marsicano è libero e felice nelle foreste del Parco Nazionale
Comunicato Stampa n. 66/2010
Comunicato dell'Associazione Wilderness Italia
La scrivente Associazione ha letto con vero piacere il comunicato stampa n. 66/2010 della Presidenza del Parco Nazionale d'Abruzzo, un comunicato che apprezziamo e che facciamo nostro nella totalità del suo contenuto, lieti finalmente di vedere le autorità muoversi con convinzione per cercare di mantenere un poco di quiete a questo splendido animale.
Particolarmente piacevole è la notizia dell'avvistamento di ben 10 orsi nella zona dei ramneti, un numero che ricorda gli avvistamenti dei primi decenni del secolo scorso, e che ci auguriamo sia foriero di una reale crescita della popolazione dopo un declino che dura da decenni, anche se non ci nascondiamo il fatto che una tale alta presenza è certamente segno di un'alta frequentazione di persone dalle quali sono venute le segnalazioni, siano essi dipendenti del Parco o semplici turisti, ed è notorio che più persone riescono a censire il territorio più alta è la possibilità di osservazioni. Bene ha fatto la Presidenza del Parco a ricordare a tutti che esiste un'ordinanza che se non vieta del tutto (come sarebbe il caso e come da decenni avviene - severamente applicata - nella Mission Mountains Tribal Wilderness Area da parte dei nativi americani delle tribù Salish e Kootenai), almeno limita il libero accesso alle zone delicate per quest'animale.
Particolarmente piacevole è la notizia dell'avvistamento di ben 10 orsi nella zona dei ramneti, un numero che ricorda gli avvistamenti dei primi decenni del secolo scorso, e che ci auguriamo sia foriero di una reale crescita della popolazione dopo un declino che dura da decenni, anche se non ci nascondiamo il fatto che una tale alta presenza è certamente segno di un'alta frequentazione di persone dalle quali sono venute le segnalazioni, siano essi dipendenti del Parco o semplici turisti, ed è notorio che più persone riescono a censire il territorio più alta è la possibilità di osservazioni. Bene ha fatto la Presidenza del Parco a ricordare a tutti che esiste un'ordinanza che se non vieta del tutto (come sarebbe il caso e come da decenni avviene - severamente applicata - nella Mission Mountains Tribal Wilderness Area da parte dei nativi americani delle tribù Salish e Kootenai), almeno limita il libero accesso alle zone delicate per quest'animale.
E particolarmente piacere ci ha anche fatto l'ultimo ammonimento del Presidente Giuseppe Rossi: dobbiamo cominciare a pensare all'idea che ci si debba accontentare dell'idea che l'orso esiste anche se non lo possiamo vedere; un pensiero che ci dovrebbe allietare a prescindere dal suo avvistamento, che è un diritto non più consentibile a tutti, se non, appunto, nell'ideale pensiero di una consapevolezza della sua esistenza là, nelle sue montagne, da mantenere le più selvagge possibile. Nelle autorità deve quindi farsi strada l'idea di Aree Wilderness, perché è in questa forma di conservazione del territorio e dell'ambiente che è racchiuso il concetto di un controllo e di una limitazione alle presenze nelle aree più selvagge dei Parchi di tutto il mondo.
Franco Zunino
giovedì 19 agosto 2010
Centrale del Mercure: vigilanza democratica e partecipazione contro la centrale Enel - Comunicato del Forum Stefano Gioia
una foto della manifestazione del 5 settembre scorso - foto by Indio
COMUNICATO STAMPA
Affollata Assemblea Popolare, organizzata dal Forum Stefano Gioia presso l’Ente Parco del Pollino, sul tema:” Parco o Centrale”. Dopo le gravi e illegittime iniziative di funzionari dell’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Calabria, che tentano vanamente di rianimare un procedimento ormai defunto, continua l’alzata di scudi di cittadini, Istituzioni, Associazioni, Comitati, politici di ogni orientamento. I sindaci di Rotonda e Viggianello, dopo la lettera di contestazione inviata all’Assessorato calabrese, hanno ieri annunciato che il 31 agosto si terrà, sulla Centrale, un consiglio comunale aperto e congiunto all’interno della sede dell’Ente Parco. Il Consigliere provinciale Libonati, ha portato la notizia di passi ufficiali fatti dal Presidente della Provincia di Potenza, Lacorazza, contro il progetto dell’Enel, così come sono pervenuti, nel corso della manifestazione, fax e comunicazioni di Assessori e Consiglieri regionali calabresi e lucani, tutti decisamente schierati con le popolazioni e la legalità, e dunque contro l’apertura della Centrale. La piena ripresa dell’attività politica, dopo la pausa estiva, darà il via a numerose altre iniziative volte a chiudere definitivamente una vicenda che non avrebbe mai dovuto nascere. In aggiunta a quelle politiche continuano, a cura degli avvocati delle Associazioni, Bonafine e Nardi, anche le iniziative legali, che hanno non solo lo scopo di contrastare le tante e palesi illegalità, ma anche di evidenziare comportamenti amministrativi sulla cui liceità sarà la Magistratura ad esprimersi. Al termine dell’Assemblea, una delegazione dei partecipanti ha avuto un incontro con il Direttore dell’Ente Parco, a cui è stato contestato l’atteggiamento ormai inaccettabilmente dilatorio per atti dovuti e conseguenti alle indicazioni degli Organi di governo dell’Ente, di chiara e assoluta opposizione al progetto di riapertura della Centrale.
Castrovillari 19 agosto 2010
Forum “Stefano Gioia”
delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani
per la tutela della legalità e del territorio
venerdì 13 agosto 2010
Il ritorno del lupo: sbranate cinque pecore nel bosco di Lagoforano Salviamo il lupo, ma pensiamo anche al pastore
fonte articolo: Confronti, Mensile dell'Alto Ionio - luglio 2010
Sono lupi: i pastori conoscono la tattica e
lo stile di questi animali: il lupo agisce
quasi sempre di notte e nel massimo
silenzio. Invece, il cane randagio o inselvatichito
abbaia ed'è ancora più violento;
si avventa anche contro l'uomo. I lupi,
quando assaltano una mandria, sono
certamente stremati dalla fame. Di giorno
stanno nelle tane e nei boschi più fitti,
di notte salgono sulle alture e tendono
l'orecchio nel più vasto orizzonte lunare.
Hanno l'udito acutissimo, sentono la campanella,
il leggiero belato di una capra e
anche lo starnuto di una pecora. Sono
ormai certi della preda da sorprendere;
si mettono in cammino e arrivano in
branco silenzioso, si avventano veloci
sul gregge e scannano alla gola più di un
capo. Trascinano in posti più sicuri l'animale
da sbranare; le altre bestie scannate
restano ancora vive, muoiono quando
finisce il sangue.
Una notte di fine luglio i lupi che sono
scesi dal Pollino hanno provocato gravi
danni al bestiame di Antonio Adduci, in
località Viscigli di Alessandria: gli hanno
sbranato cinque o sei pecore. I danni
sono stati accertati dall'autorità municipale
di Alessandria e anche con una
documentazione fotografica del bestiame
rimasto ucciso. Se un pastore perde
cinque pecore ha avuto un gravissimo
Foto di Antonio Arvia
danno che sconvolge il già magro bilancio
familiare e scoraggia l'isolato
allevatore del Pollino, dove la pastorizia
e i suoi prodotti caseari sono quasi finiti.
Speriamo che le autorità del Parco Nazionale
del Pollino provvedano a risarcire
i danni subiti dagli allevatori. Ma si
dovrebbe pensare anche a dare da mangiare
alla specie protetta del lupo: si
parlava di carne da lasciare nei vari punti
del Parco. Altri tre lupi sono stati avvistati
tra Oriolo e S. Giorgio Lucano, e due
mesi fa hanno sbranato altro bestiame in
Albidona. (gr)
giovedì 12 agosto 2010
E' nata l'associazione "I Ragazzi di San Lorenzo Bellizzi"
Il logo dell'associazione "I Ragazzi di San Lorenzo Bellizzi"- Sotto, un momento dell'assemblea (foto di Indio)
Si è costituita sabato 7 agosto, nel corso dell'assemblea tenutasi nel paese di San Lorenzo Bellizzi l'associazione "I Ragazzi di San Lorenzo Bellizzi". L'assemblea è stata molto partecipata ed ha visto la presenza di circa 100 persone. L'assemblea ha provveduto ad eleggere il Consiglio Direttivo, il Segretario (Franco Cattabriga), il Presidente (Giustiniano Rossi) ed il Vicepresidente (Loenzo Agrelli).
Quali sono gli obiettivi dell'associazione? L'associazione nasce con lo scopo di promuovere lo sviluppo del territorio di San Lorenzo con idee e pratiche d’azione anche autogestionali, partendo dal basso, e mettendo in campo le migliori energie creative di sallorenziani e non. Turismo ecosostenibile, valorizzazione del centro centro storico del borgo di San Lorenzo (ad esempio con l’idea dell’ “albergo diffuso”), rivalutazione dell’agricoltura e dell’allevamento, dei prodotti tipici: sono queste alcune delle idee in cantiere.
Quali sono gli obiettivi dell'associazione? L'associazione nasce con lo scopo di promuovere lo sviluppo del territorio di San Lorenzo con idee e pratiche d’azione anche autogestionali, partendo dal basso, e mettendo in campo le migliori energie creative di sallorenziani e non. Turismo ecosostenibile, valorizzazione del centro centro storico del borgo di San Lorenzo (ad esempio con l’idea dell’ “albergo diffuso”), rivalutazione dell’agricoltura e dell’allevamento, dei prodotti tipici: sono queste alcune delle idee in cantiere.
L’associazione non intende solo sollecitare i politici ad intervenire, ma vuole anche colmare il vuoto lasciato dalle istituzioni, occupandosi direttamente nella gestione del territorio con le proprie proposte, idee, attività. L'obiettivo non è ‘imporre’ un qualcosa che venga dall’alto o da fuori. Qui si cerca di ‘animare’ quelle persone che credono nella possibilità di un futuro valido per tutti, che dia speranza ai giovani e sicurezza alle famiglie, creando le opportunità che consentano di evitare lo spopolamento del paese.La proposta dell'associazione si basa in particolare su una richiesta, sempre maggiore, di un turismo alternativo in cerca di una vita ancora scandita dal ritmo delle stagioni, dove si possa respirare un’atmosfera genuina, fatta dei profumi di una cucina tipica, dai suoni dei maestri artigiani e da una natura unica, immersi in una totale tranquillità.
Chi sono i "Ragazzi di San Lorenzo Bellizzi"? Si sono impegnati da tempo in questo progetto alcuni sallorenzani che hanno potuto continuare a vivere nel paese, altri che, pur vivendo altrove – in Italia o all’estero – vi hanno mantenuto una seconda casa ed infine un terzo gruppo di persone che, pur non essendo originarie del paese, lo hanno conosciuto ed apprezzato. Oltre a recuperare quanto resta del sapere antico di quanti sono rimasti al paese, è necessario infatti far tesoro dell’esperienza dei tanti sallorenzani che, spinti dalla necessità, si sono dispersi nel resto d’Italia, in Europa ed anche in altri continenti, ricavando dal loro vissuto elementi preziosi per il patrimonio umano e culturale di San Lorenzo Bellizzi. Personalità del mondo della cultura e della scienza che possono dare un contributo alla rinascita economica, sociale e culturale di San Lorenzo Bellizzi e del suo territorio. Territorio che mostra potenzialità inaudite per le sue caratteristiche: oltre ai prodotti tipici, all'agricoltura e all'allevamento di qualità vi è la preziosità di ambienti e paesaggi che circondano questo bellissimo borgo del Pollino, dominato dalla natura selvaggia delle Timpe di San Lorenzo e della Gola di Barile percorsa dal torrente Raganello.
Già subito dopo l'assemblea chiacchierando ognuno esponeva le proprie idee: c'è chi vorrebbe ristrutturare un piazzale di cemento dismesso per farne una piazzola di sosta per camperisti; c'è chi vorrebbe valorizzare un alto muro di cemento per farne una palestra artificiale di arrampicata sportiva, magari da utilizzare per le esercitazioni del soccorso alpino, c'è chi vorrebbe ripulire i sentieri dall'immondizia e dalle erbacce; c'è l'idea di auto-restaurare una casa a San Lorenzo per elevarla a simbolo di una riqualificazione del centro storico.
La tendenza è quindi quella di voler mettere in campo le esperienze, le competenze e la professionalità dei soci per produrre iniziative che partano quindi dalla stessa scocietà civile di San Lorenzo Bellizzi, che coinvolgano direttamente la comunità locale nella gestione e difesa del proprio territorio .
La costituzione di tale associazione è importante anche perchè darà un contributo vitale all'allargamento della rete di comitati, associazioni, soggettività che da anni si battono per la difesa del territorio del Parco Nazionale Pollino e per la promozione di uno sviluppo che parta dalla riappropiazione del territorio da parte delle comunità locali, che si armonizzi con l'ambiente naturale e che trovi la sua ispirazione nella crescita civile e culturale delle popolazioni del Pollino.
Un benvenuto allora ai Ragazzi di San Lorenzo Bellizzi con il migliore augurio di crescere e ottenere successi sempre nuovi!
Per informazioni e adesioni all'associazione contattare i seguenti indirizzi:
Saverio De Marco (Indio)
lunedì 9 agosto 2010
In memoria di Beppe Scutari
Non conoscevo Beppe Scutari personalmente ma avevamo avuto scambi di opinioni e informazioni via mail a proposito della installazone delle uova giganti a Pietra Capavola, cui era fermamente contrario. Si capiva subito, da ciò che scriveva, che Beppe era un uomo che portava avanti le sue idee non accetando comodi compromessi. Si intravedeva il suo profondo amore per il Pollino e lo spirito conservazionista che lo animava. Ciao Beppe, mi sarebbe piaciuto poterti stringere la mano un giorno... Un saluto da Indio e dall'Associazione Italiana Wilderness... (Indio)
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da: http://www.notiziedeiparchi.it/
Se ne andato, Beppe Scutari, storica guida del Parco Nazionale del Pollino ci ha lasciati. Lo ricordiamo così: un uomo combattivo, tenace, capace di prendere le questioni per il collo. Sempre presente, baluardo di tutte le guide del Parco, era una guida, la guida, il “Patriarca del Pollino”. Ciao Beppe
lunedì 2 agosto 2010
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