"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

mercoledì 29 settembre 2010

DISNEYLANDIZZAZIONE DI UN PARCO

Fonte articolo:  “PASSAMONTAGNA” Rivista trimestrale della sezione di Castrovillari del Club Alpino Italiano



DISNEYLANDIZZAZIONE DI UN PARCO



“Senza dinari non si cantano missi”. Mai come ora questo antico adagio è di attualità. Mi limito ad un commento dentro i parametri ambientali che più mi si confanno alla mia cultura di modesto conoscitore e studioso di problemi ambientali. Qualche giorno fa il presidente dei Verdi (esistono ancora?) un certo Bonelli si lamentava che “«Il taglio del 50% ai parchi nazionali previsto dall'articolo 7 della manovra non è una svista ma fa parte di una precisa strategia che mira alla privatizzazione delle aree protette italiane. Non è la prima volta che il ministro Tremonti prova di mettere in piedi questo meccanismo: già con il Dpef del 2008 aveva provato a far sciogliere i parchi inserendoli fra gli enti inutili e da tagliare, oggi ci riprova con la manovra». Non so se quanto afferma il Verde corrisponda a verità. Non ho motivi per credere neanche al contrario. So con certezza che il sistema parchi che si voleva attuare agli inizi degli anni ottanta è miseramente fallito. Per tanti motivi. Uno di questi è la completa mancanza di una visione di insieme del ruolo che le aree protette dovevano rappresentare per la nazione. Il vecchio ministro Ronchi in una interpellanza al Parlamento pose ai suoi colleghi una domanda fondamentale: i parchi di chi sono ? E chi li deve gestire? La risposta fu unanime. I Parchi sono dello Stato e di conseguenza è lui il gestore principale. È ovvio che in epoca di federalismo questa risposta “suona” male per coloro che gridano a “Roma ladrona”.

La conseguenza di questo quesito che stabilì con assoluta certezza chi doveva gestire i parchi nazionali fu la logica dell’abbandono. Il governo di sinistra cadde. Ritornò il centro destra al potere e il dicastero dell’ambiente venne affidato alla signora Prestigiacomo. La quale dopo un primo rigurgito di orgoglio della estate scorsa che animò le “notizie dell’ombrellone” si ritirò in buon ordine e lasciò le aree protette al suo destino. Il ministro delle finanze – non credendo ai suoi occhi – intervenne con estrema decisione ed anche questa finanziaria tagliò i finanziamenti ai parchi. Oggi abbiamo 25 parchi nazionali finanziati con … 25 milioni di euro. Come dire un milione di euro ad area protetta. Giusto per fare un paragone, il ministro della difesa ha chiesto ed ottenuto la partecipazione alla costruzione di un nuovo aereo difensivo europeo dalla modica cifre di 250 milioni di euro per ogni esemplare. È solo una questione di unità di misura. È anche lo specchio dei tempi che non cambiano mai. Raoul Follerau molti anni fa chiese l’equivalente somma di un caccia bombardiere per sfamare il mondo. Facile immaginare quale fu la risposta. Tant’è che la fame nel mondo è aumentata e di parecchio.

Infine, un funzionario del nostro parco, alla notizia del taglio dei fondi, esordì con una frase che mi colpì molto: “Meglio. Così la smettiamo di credere che il parco possa risolvere tutti i mali del mondo e di creare inutili aspettative”.


Ottima risposta! Non c'è che dire. A questo punto forse non è troppo campata in aria l’idea del ministro Brunetta che si stava prodigando con una mentalità da ragioniere (tutti gli enti sotto i cinquanta dipendenti vanno chiusi) a mandare a casa tutta questa pletora di lavoratori che aspirano a non fare nulla per guadagnarsi la pagnotta. Se questi sono i funzionari addetti alla conservazione del nostro patrimonio naturale non mi sorprende che all’ingresso di uno dei centri visita del Parco nazionale del Gran Paradiso – un tempo un glorioso Parco – campeggi la seguente definizione di area protetta: “Un area protetta è un territorio in continua evoluzione, che l’uomo modifica in positivo e in negativo. È anche un importante fonte di dati che consentono di misurare l’evoluzione del territorio, la sua complessità e dinamicità. La gestione di un parco consiste nell’armonizzare la conoscenza dei dati con l’uso attento delle risorse. La gestione di un territorio protetto è la risposta alla complessità, in quanto la protezione delle risorse naturali è legata agli effetti delle trasformazioni del territorio”. Roba da matti! Per i lettori del nostro periodico mi permetto di riportare la definizione esatta di Parco Nazionale che il nostro ministro dell’ambiente del tempo ha sottoscritto: “è (il parco nazionale) un area naturale di terra o di mare destinata a:

1. Proteggere l’integrità ecologica di uno o più ecosistemi per la presente e le future generazioni;


2. Escludere lo sfruttamento o l’occupazione umana contrarie agli scopi della destinazione dell’area;


3. Provvedere un insieme di misure per il profitto spirituale, scientifico, educativo


e ricreativo dei visitatori, misure che devono essere compatibili ambientalmente e culturalmente.



In questa sintesi è contenuta la esperienza concreta e la filosofia dei parchi nazionali di tutto il mondo, da Yellowstone al Parco d’Abruzzo, quando funzionava e si sforzava di applicare un nuovo modello di sviluppo. Ho la amara impressione ( per non dire la quasi certezza) che la “disneylandizzazione” dei parchi sia già in atto e che per quieto vivere si fa finta di non vederla altrimenti si incorre nelle ire del direttore di turno e allora sono guai. Avanti allora con la giostra da luna park di San Severino lucano per ammirare le vette del Pollino, oppure con la mega buca di Latronico dove i visitatori sono invitati ad entrare e a guardare da una feritoia per sentirsi parte integrante della natura … e ancora che dire delle “uova di pietra” - una sorta di stonhenge - da installare in un bellissimo promontorio dell’alta Val Sarmento, alla quale va aggiunto lo sbarco dei greci tra luci psichedeliche ed effetti cinematografici sul Lago di Monte Cotugno, per non parlare del “Teatro Vegetale”. Tutta questa roba dal costo di svariati milioni di euro (l’ultima stima parla di circa venti milioni di euro) che va sotto il nome di Arte Pollino va esattamente nella direzione opposta di quanto stabilito dalla IUCN (Organizzazione mondiale per la conservazione della Natura). Ma chi se ne è accorto? Oppure , visto che i Parchi nazionali non sono stati quel volano di sviluppo che tutti si aspettavano non è forse meglio ricorrere agli effetti speciali? Ai posteri l’ardua sentenza!

Emanuele Pisarra

lunedì 27 settembre 2010

Interrogazione di De Magistris sulla centrale Enel della Valle del Mercure

Nuova interrogazione dell’On. Luigi De Magistris





Nuova interrogazione dell’On. Luigi De Magistris alla Commissione Europea sulla Centrale del Mercure. Continuano e si accrescono le difficoltà “europee” per il progetto ENEL di conversione a biomasse della Centrale della Valle del Mercure. Dopo la interlocuzione, avuta con la precedente interrogazione, con il Commissario europeo all'Ambiente Janez Potočnik, l’On.le De Magistris ripropone le macroscopiche infrazioni all’ordinamento nazionale e comunitario, contenute nello sgangherato e monco iter autorizzativo della Centrale. Aspetti che non potranno non determinare il definitivo accantonamento del predatorio progetto dell’ENEL, ad onta di coloro che fin qui hanno finto di non vederle, a cominciare dal Dipartimento alle Attività Produttive della Regione Calabria, cui il procedimento è, allo stato, affidato.
Malgrado, perciò, i periodici, trionfalistici e risibili comunicati dell’ENEL, le prospettive per la Centrale del Mercure apppaiono sempre più grige, sia a livello nazionale che europeo.
Lo sciagurato progetto, avversato in primo luogo dalle popolazioni della Valle, nonché dai Sindaci che hanno a cuore la salute dei propri amministrati e lo sviluppo economico ed occupazionale del territorio, deve essere archiviato al più presto. Anche l’Ente Parco Nazionale del Pollino, che non perde ormai occasione pubblica per sottolineare la propria contrarietà all’iniziativa dell’ENEL, ha finalmente l’occasione di testimoniare, con quegli atti concreti tante volte pubblicamente annunciati, da che parte realmente stia: con la “mission” che ne giustifica l’esistenza o dalla parte degli interessi politici affaristici che, per perseguire i propri spregiudicati obiettivi, vogliono mettere in ginocchio un intero territorio e devastare una delle aree protette più belle d’Italia.



Castrovillari 26 settembre 2010



Forum “Stefano Gioia”



delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani



per la tutela della legalità e del territorio

Fiume Argentino : Italia Nostra scrive all'Ente Parco

Ecco di seguito l'articolo pubblicato sul sito http://www.notiziedaiparchi.it/ sul comunicato di Italia Nostra sul cemento nella Valle del Fiume Argentino; lettera che è anche la dimostrazione di come certe questioni non siano solo sollevato da quei quattro estremisti, esagerati e perditempo di Wilderness, ma anche da una delle più importanti associazioni ambientaliste italiane, anzi la prima che si affacciò nello scenario italiano nel dopoguerra con iniziative volte alla salvaguardia sia del paesaggio che del patrimonio architettonico, storico e culturale della nostra Italia purtroppo sempre martoriata dal degrado...
Indio

Teresa Liguori, consigliere nazionale Italia Nostra e rappresentante del Gruppo Interregionale del Pollino della stessa Associazione, in una lettera aperta indirizzata al presidente dell’Ente Parco del Pollino, Domenico Pappaterra, ha chiesto se l’Ente Parco intenda concretamente perseguire gli obiettivi di gestione previsti dalla legge 394/91, istitutiva dei Parchi nazionali e delle Aree protette per uno sviluppo socio economico e culturale davvero sostenibile per le popolazioni che gravitano nel Parco. “Questa richiesta – è scritto nella lettera aperta - segue la nota a lei indirizzata dall’Associazione Wilderness che denuncia come all’interno della zona A del Parco del Pollino, precisamente nella valle del fiume Argentino, uno dei corsi d’acqua più suggestivi e preziosi per la biodiversità per la presenza delle lontre, siano iniziati alcuni lavori edili per realizzare ponti in cemento armato. Tali lavori rientrerebbero nel progetto di ripristino della sentieristica di montagna del parco. E’ per questo motivo - continua la lettera aperta – che Italia Nostra le chiede cosa si intende per ripristino della sentieristica. Se cioè si intende conservare e custodire l’habitat naturale migliorandone la fruizione in modo ecosostenibile, attraverso l’uso di legname e di altri materiali non impattanti, oppure se, utilizzando cemento armato ed asfalto, come purtroppo sta avvenendo, si intendono realizzare opere più adatte all’autostrada A3 nel tratto che attraversa il Pollino. Le conseguenze, purtroppo, in termini di gravissimi danni paesaggistico ambientali, sono più che evidenti”.[Teresa Liguori - ItaliaNostra Gruppo Interregionale del Pollino]



Stampa o Invia

venerdì 24 settembre 2010

Ponti sul Fiume Argentino, comunicato di Franco Zunino alle autorità

Oggetto: Parco Nazionale del Pollino. Realizzazione di ponti ed altre opere in cemento armato lungo i sentieri del Parco.



La scrivente associazione, le cui finalità sono volte alla preservazione degli ultimi luoghi rimasti selvaggi nel nostro Paese, è rimasta scandalizzata nell’apprendere che lungo sette sentieri della Zona A del Parco Nazionale del Pollino sono in atto lavori per la realizzazione di ponti con potenti sostegni e/o pilastri in cemento armato ed altri opere con finalità turistiche; lavori giustificati come “di ripristino della sentieristica di particolare valenza compreso il recupero di manufatti lungo i sentieri di montagna”. Ben 9 ponti sarebbero in costruzione lungo la spettacolare Valle del Fiume Argentino, con l’utilizzo di ruspe e camion e con sistemazione anche dell’alveo torrentizio mediante enormi tubature per consentire il transito di detti mezzi.
./.

Ancora una volta si stigmatizza come la gestione del Parco Nazionale del Pollino sia utilizzata  come giustificazione per lo sperpero di danaro pubblico ed appalti a ditte varie, infliggendo gravissimi danni estetici ed ambientali alla bellezza ed integrità dei luoghi. Come si è già avuto modo di scrivere, un paradosso ed uno scandalo il fatto che con l’etichetta di Parco Nazionale e sotto l’ombrello della gestione turistica dello stesso si realizzino opere in netto contrasto con la finalità primaria del Parco Nazionale, che è, o meglio, dovrebbe essere, la conservazione del suo patrimonio ambientale.

L’estate scorsa il Parco Nazionale del Pollino voleva andare in Sud Africa per “insegnare” al famoso e storico Parco Nazionale del Kruger come si gestisce un Parco (senza sapere che in quel Parco esistono ben 52 zone Wilderness - il 61% del territorio protetto - prive di ogni struttura moderna e lasciate al libero sviluppo della natura: e siamo in Africa, non in Calabria!); meglio sarebbe stato, e sarebbe ancora, se funzionari del Parco Nazionale del Pollino andassero a vistare i Parchi Nazionali degli USA, dove non si costruiscono ponti in cemento armato lungo i sentieri delle loro aree selvagge e, dove necessario, lo si fa utilizzando materiali del luogo, magari ripristinandoli ogni qualvolta un alluvione li smantella: non giustificando le alluvioni per realizzare costosissime opere in cemento armato che se fanno la felicità delle ditte appaltatrici, non fanno certo la gioia degli escursionisti i quali, proprio loro, hanno provveduto, scandalizzati, a segnalarci questi fatti.

Una corretta valutazione costo-benefici dimostrerebbe che di quei 9 ponti non c’è alcun bisogno, che si potrebbero costruire con grezzo materiale legnatico, e che seppure periodicamente asportati dalle piene, le spese di ristrutturazione spalmante negli anni sarebbero molto, molto, inferiori ai costi che oggi il Parco sostiene per realizzare opere assolutamente in contrasto con la natura circostante. Senza considerare il senso di avventura che ponticelli in legno darebbero ai visitatori, e che i ponti retti da pilastri di cemento armato annullano, svilendo il valore selvaggio di quei luoghi, che è la loro vera e prima caratteristica.

                                                                                        IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                        (Franco Zunino)

giovedì 23 settembre 2010

Ruspe e cemento nella Valle del fiume Argentino: nuovo scempio voluto dall'Ente Parco

Alcuni escursionisti ci hanno segnalato la presenza di ruspe e camion al lavoro nella Valle del Fiume Argentino, per realizzare ponti in cemento armato. I lavori rientrerebbero nel progetto LAVORI DI RIPRISTINO DELLA SENTIERISTICA DI PARTICOLARE VALENZA COMPRESO IL RECUPERO DI MANUFATTI LUNGO I SENTIERI DI MONTAGNA. Si tratterebbe di sette sentieri, uno dei quali si troverebbe nella valle del fiume Argentino in piena zona A, di massima protezione.
Ebbene su questo sentiero starebbero costruendo nove ponti in cemento armato come quelli in foto.
 Ovviamente questi lavori "di ripristino" (sic!) necessitano dell'uso di ruspe, cemento e ferro e tutta una serie di opere infrastrutturali, come la sistemazione del corso d'acqua con una serie di grossi tubi in ferro per far passare i mezzi. L'Ente Parco continua a seguire la sua politica di una fruizione della nostra montagna al costo di centinaia di migliaia di euro con il risultato di provocare scempi irreversibili per gli ambienti integri del Parco. Se questo è il metodo per ripristinare dei sentieri, be' cari ragazzi, siamo al capolinea. Fra un po' non ci resterà che dire: C'era una volta la Valle del Fiume Argentino...
Sono fatti di un'inaudita gravità, pertanto invito tutti i sinceri appassionati del Pollino, e soprattutto i frequentatori dell'Orsomarso, ad impegnarsi per protestare vivamente contro questi scempi.

Saverio De Marco, Wilerness italia


lunedì 20 settembre 2010

Come la biodiversità "a tutti i costi" e lo sfruttamento turistico porteranno l'orso marsicano sulla via dell'estinzione - ORSO BRUNO MARSICANO Il pasticcio di Campoli Appennino


ORSO BRUNO MARSICANO
Il pasticcio di Campoli Appennino


Si inaugurerà domani la cosiddetta “fossa dell’orso” a Campoli Appennino, una delle più caratteristiche doline del centro Italia, super-vincolata dai beni ambientali di Stato e Regione Lazio, che però è stata stravolta per trasformarla in un “bene turistico”, sperando che tale si riveli veramente e non, invece, uno spreco di danaro pubblico abbinato al danno ambientale ormai commesso; danno ambientale che avrebbe ottenuto anche il beneplacito dell’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo che a suo tempo ne curò la realizzazione, per poi cederne la gestione diretta al Comune.
A cose fatte, che almeno questa funzione turistica abbia successo; se non altro servirà ad allontanare dalle montagne e dalle foreste del Parco quei turisti che, soddisfacendosi della vista dell’orso dai più comodi punti di osservazione sulla dolina, non andranno a disturbarlo nei suoi recessi montani più nascosti.
Sorgono però alcuni dubbi, che sarebbe bene che l’Ente Parco chiarisse all’opinione pubblica. Dubbi che mi permetto di avanzare in quanto sono interessato da sempre alla protezione di questo fantastico animale per il quale si fa sempre troppo poco per la sua protezione e molto, invece, per sfruttarlo turisticamente (col rischio di portarlo all’estinzione... per troppo amore!).
Perché i giornali, si presuppone sulla base di comunicati stampa emessi dall’ente Parco, ci parlano di “Orso bruno marsicano maschio (di nome Abele)”, quando per quanto finora noto a tutti, in cattività esisterebbero solo due Orsi bruni marsicani, un maschio ed una femmina, di nome “Sandrino” l’uno e “Yoga” l’altra, orsi entrambi detenuti nel recinto di Villavallelonga? Da dove salta fuori ora quest’altro Orso bruno marsicano maschio, “con provenienza da Pescasseroli” (sempre secondo la stampa)? È Sandrino, al quale è stato magari cambiato nome e trasferito prima da Villavallelonga Pescasseroli, o è un altro esemplare? E se è un altro esemplare, quando e dove è stato catturato per essere messo in cattività?
Ma c’è anche un altro problema: se mai risultasse vera l’origine dell’orso “Abele” dal ceppo genetico “marsicano”, è stato considerato il rischio (probabilità) che si accoppi con la femmina che (sempre secondo la stampa) “sta per arrivare dalla Sicilia” e che apparterrebbe al “ceppo genetico balcanico”? Che cosa si farà dei cuccioli bastardi che nasceranno? Saranno un problema, un grosso problema. Un problema anche se il supposto maschio “marsicano” marsicano poi non fosse affatto.
Se non il Comune, che certamente non ha competenza in materia (e  che per scopi turistici ovviamente si augurerebbe la nascita di cuccioli), almeno le autorità del Parco si sono poste questo problema, e come intenderebbero risolverlo?
Quale primo studioso di quest’animale e molto sensibile al problema della conservazione della popolazione autoctona dell’Orso bruno marsicano mi permetto di consigliare non l’immissione di una femmina, ma caso mai di un altro maschio, se proprio si vorrà dare compagnia ad “Abele”.
L’Orso bruno marsicano ha già tanti problemi in natura, non creiamone altri dando vita ad una stirpe di orsi bastardi in cattività solo per soddisfare il solito turismo!
L’Ente Parco, che tanta serietà genetica e di gestione faunistica va ricercando quando tratta col mondo della caccia di problemi relativi al prelievo di cinghiali e caprioli all’esterno dell’area protetta, dovrebbe stare molto attento ad innescare problemi poi difficilmente risolvibili.
A meno che non si voglia già cominciare a predisporre le cose per giustificare poi la introduzione nel Parco di questi orsi, come scusa per rinsanguare la popolazione naturale sempre più in declino; si verificherebbe, però, in questo caso, un fatto che lo scrivente già da molti anni aveva previsto a futura memoria, come ultima soluzione al problema dell’Orso marsicano! Un fatto che farà la gioia degli studiosi, i quali dalle ricerche sugli ultimi orsi marsicani, passeranno a quelle per operazioni di introduzioni di esemplari esterni; come d’altronde è avvenuto nelle Alpi e come sta per avvenire nei Pirenei! Ma in questo caso sarebbe gravissimo il fatto che mentre non si è fatto nulla per salvare la popolazione originaria, si vorrebbe un domani ricominciare con gli stessi giochi a ricrearne una nuova. Dio non voglia che si debba verificare anche in Abruzzo il fenomeno del Lupo nelle Alpi: “un orso qualsiasi pur che ci resti l’orso”. Sarebbe la più grande sconfitta di tutte le autorità che da oltre quarant’anni si sono succedute alla gestione del Parco Nazionale d’Abruzzo, senza che nessuna abbia saputo prendere quei provvedimenti necessari (seppure anche impopolari) atti a salvare l’animale per cui il Parco fu istituito nel lontano 1923!


                                                                                                                          IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                          F.to Franco Zunino

Murialdo, 19 Settembre 2010




giovedì 9 settembre 2010

Asfalto sul Pollino: comunicato di Franco Zunino



 Murialdo, 9 Settembre 2010
                                                                                                                                             

Oggetto:  Parco Nazionale del Pollino. Allargamento ed asfaltamento della strada bianca e/o forestale in località Tuppu Vuturo-La Falconara (Comune di Terranova di Pollino).



La scrivente associazione ha appreso dell’avvenuto allargamento di una strada bianca nel Parco Nazionale del Pollino in località Tuppo Vuturo – La Falconara in Comune di Terranova di Pollino.

Lo strada sterrata preesistente aveva una larghezza di circa 3 metri, ed essendo stata realizzata moltissimi anni fa poteva ritenersi ormai inserita nel paesaggio agro-forestale del Parco, avendo ormai ammortizzato l’impatto della sua antica realizzazione quando altre esigenze la richiesero; antica strada che ormai fungeva da ideale itinerario per le finalità turistiche del Parco Nazionale e del paese di Terranova di Pollino quale tracciato per mountain bike e per le gite a cavallo. La strada è stata invece improvvisamente allargata fino ad oltre 5 metri, munita di cunette in cemento e chiaramente predisposta per essere asfaltata.



Risulterebbe che il tratto interessato dai suddetti lavori avrebbe una lunghezza di circa 2 chilometri, con partenza dalla località Piano delle Mandrie-Sorgente Chedichemo fino alla località Toppo Vuturo; cosa che fa presupporre un ulteriore imminente proseguo dei lavori.

La strada in oggetto attraverserebbe addirittura un settore del Parco inserito nella sua zona di maggiore conservazione, ma anche nel SIC e ZPS corrispondenti allo stesso Parco, che come tale è assoggettato anche al vincolo Galasso per la tutela del paesaggio e ad altre normative in materia ambientale, forestale ed idrogeologico.

Per realizzare questo allargamento sono ovviamente stati effettuati sbancamenti laterali con estirpamento di prati, siepi ed altre alberature, con grave danno all’ambiente del Parco Nazionale, ma anche, e soprattutto, con grave impatto paesaggistico, in quanto se l’antico tracciato era ormai quasi “mascherato” dal recupero naturale avvenuto negli anni, oggi la strada si presenta agli occhi dei visitatori come una vera e propria strada ex novo. Strada che, si presuppone, anche in base all’evidente tipo di lavoro preparatorio, sarà anche asfaltata.

La scrivente associazione esprime la sua più viva protesta per la realizzazione di quest’opera affatto necessaria per lo sviluppo turistico del Parco, ed anzi dannosa proprio in quanto si aggiungerà ai già tanti, troppi, scempi urbanistici che il Parco Nazionale del Pollino sta subendo da qualche tempo a questa parte, forse più di quanto non avesse subito prima della sua istituzione. Una situazione che giudichiamo intollerabile, a totale sconfessione della vera finalità di un Parco Nazionale, che è quella di conservare il più possibile i luoghi e di renderli fruibili alla gente nella loro integrità.

Avremmo voluto vedere il Parco Nazionale operare per smantellare almeno alcune delle strade forestali più inutili e contrastanti con la finalità dello stesso, non già autorizzare o, peggio, operare, l’ampliamento e la bitumazione di una di esse!

Con la presente si chiede pertanto a tutte le autorità di intervenire al fine di accertare se i suddetti lavori possiedano tutti i requisiti approvativi di legge; e se ciò non dovesse risultare chiediamo un immediato intervento per bloccare i lavori allo stato attuale, nonché azioni volte ad ottenere l’individuazione e la punizione dei responsabili, che si spera possano poi essere costretti all’integrale ripristino dei luoghi.

Si coglie infine l’occasione per stigmatizzare come il Parco Nazionale del Pollino che dovrebbe rappresentare una perla nel sistema dei nostri Parchi, si stia invece sempre più evidenziando come un esempio di come un Parco Nazionale non vada gestito, in quanto le finalità prime del complesso ambientale che ha mandato di proteggere sono giorno dopo giorno sempre più svendute a supposte esigenze di sviluppo. Con l’etichetta di Parco Nazionale oggi si stanno realizzando tutte quelle opere ed iniziative per fermare le quali un tempo si richiese all’autorità pubblica la sua istituzione. Un paradosso ed un vero scandalo!


                                                                                                IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                             (Franco Zunino)

domenica 5 settembre 2010

Così distruggeranno il Pollino: nuovo asfalto nel cuore del Parco!

Wilderness denuncia la costruzione di una nuova strada presso Tuppo Vuturo (Terranova di Pollino)

una delle aree più belle del settore sud-est del parco, deturpata dalla costruzione di una nuova strada: la X indica il punto in cui inizia la strada- foto by Indio

lo striscione di WIlderness

 C’era una volta una stradina sterrata di pastori, un percorso che avevo fatto diverse volte sia a piedi che in mountain bike: lo avevo battezzato una volta con affetto “Il Sentiero dei Pruni Selvatici”, perché sembrava un viale, costeggiato appunto da tanti pruni ai lati della strada. E’ il sentiero che dopo il Rifugio Segheria sale costeggiando il Toppo Vuturo e, attraversando boschetti di faggio, fino alle pendici della Falconara. Era una stradina ideale per le passeggiate a cavallo e soprattutto per le escursioni in mountain bike. Ecco come ne avevo parlato nei resoconti delle escursioni pubblicati sul blog leucodermis.blogspot.com:



“Siamo partiti da Acqua Tremola salendo per la strada che risale fino al Rifugio Segheria, passando per la fonte Chedichemo e che poi incrocia la strada di pastori che conduce alla Falconara. E’ un percorso ideale per la mountain bike, in quanto lo sterrato è ben praticabile. La strada dei pastori che risale a destra è stata ribattezzata da noi “il sentiero dei pruni”: infatti è tutta costeggiata di pruni selvatici.” (Diario, 30/31 agosto 2007)



Oggi quella stradina, “Il Sentiero dei Pruni Selvatici” non esiste più o quasi. O meglio, è diventata irriconoscibile: qualcuno ha deciso di spianarla e di asfaltarla. Purtroppo sono state già realizzate le cunette in cemento e la base di sabbia su cui verrà passato l’asfalto. Ruspe e camion sono parcheggiati nei pressi della strada. Il danno è ormai irrecuperabile ma si possono ancora bloccare i lavori, al fine di evitare almeno che l’asfalto non venga messo, per poi tentare il ripristino dell’antico percorso.



La strada deturpa parte dell’ambiente integro che ammanta le pendici di Toppo Vuturo, caratterizzato da pascoli e boschi di faggio d’alta quota. Il fatto è gravissimo e dimostra ancora una volta come sotto l’istituzione del Parco Nazionale del Pollino (il cui Ente dovrebbe vigilare o quantomeno non concedere le autorizzazioni per simili disastri!) vengano perpretati in realtà i peggiori scempi ambientali, con la scusa della promozione turistica e dello “sviluppo”. L’ideologia utilitaristica del “rendere fruibile” la montagna al turismo di massa sembra ormai soverchiare dovunque le esigenze della conservazione della natura.



Il fine di questa nuova strada, voluta dall’amministrazione comunale di Terranova di Pollino, dovrebbe essere infatti quello di garantire l’accesso ai turisti che praticano sci di fondo, in occasione di una gara sportiva. Purtroppo sappiamo bene come vanno a finire queste cose: sperpero di danaro pubblico, un pezzo di Pollino deturpato, turisti che mai arriveranno. Anzi, molti turisti resteranno sicuramente infastiditi da questo nuovo disastro. In realtà già la stradina sterrata non era chiusa alle macchine e volendo chi era dotato di un fuoristrada poteva arrivare con comodità per il Toppo Vuturo fino e anche oltre le pendici della Falconara, percorrendo un ambiente integro e selvaggio. Ma il percorso era l’ideale per gli escursionisti che si dirigevano alla Falconara a piedi o in mountain bike (del resto il percorso era segnato nella cartina di Braschi come rientrante negli itinerari di mountain bike!).



Non si capisce che per promuovere certi luoghi o paesaggi bisogna prima di tutto preservarli così come si sono conservati nei secoli. Il fatto è grave, ripeto, perché d’ora in poi qualsiasi strada sterrata potrà essere asfaltata, qualsiasi scempio autorizzato, con la scusa dello sviluppo turistico, in barba ad ogni regola, a quei più elementari principi di tutela e conservazione che dovrebbero vigere in un Parco Nazionale degno di questo nome. Adesso l’ipotesi più credibile è che si pensi di asfaltare anche lo sterrato che costeggia la Falconara e Timpa di San Lorenzo (ci manca poco… siamo arrivati!). E’ paradossale il fatto che si asfaltino le strade di montagna quando la gente del Pollino conosce bene lo stato penoso in cui versano le strade dei nostri paesini e delle tante frazioni isolate! Per fare un esempio, nella frazione di Casa del Conte le strade che collegano alcune abitazioni sono ancora sterrate: il Comune invece di asfaltare quelle per venire incontro ai bisogni delle comunità locali (con la scusa dei vincoli ambientali che là non hanno ragione di esistere o quasi) sperpera danaro pubblico per asfaltare una stradina sterrata che non servirà praticamente a nulla!



L’Associazione Italiana Wilderness, rappresentata dai soci della Sezione Wilderness di Salerno e dal movimento per la Wilderness Pollino è subito intervenuta con un sopralluogo in cui sono state scattate varie foto per documentare questo gravissimo scempio ambientale. L’AIW vigilerà e chiederà spegazioni alle autorità e alle istituzioni di questo atto deplorevole, perpetrato nel cuore del Parco del Pollino. Faremo di tutto per bloccare i lavori e per chiedere il ripristino immediato del percorso originario… e intanto invitiamo chi ha a cuore le sorti del Pollino di unirsi a noi in questa “battaglia di civiltà”.



Per contrastare questo degrado è necessaria una profonda riforma del nostro Parco Nazionale. Per evitare che simili scempi in futuro accadano, la proposta dell’ AIW è di istituire “Aree Wilderness” nel cuore del Pollino.


Basta asfalto e cattedrali nel deserto sul Pollino!

Basta opere inutili, costose e dannose per l’ambiente!

Per la wilderness, per la tutela del paesaggio e l’integrità dell’ambiente naturale!


Saverio De Marco, Consigliere Nazionale AIW (Associazione Italiana Wilderness)




Alcune  foto del disastro
localizzazione dell'area interessata dalla strada 


(così più o meno era la strada fino a poco tempo fa)
 



venerdì 3 settembre 2010

Centrale Enel Valle del Mercure... il NO vince, il SI in minoranza... lancia all'attacco i "gorilla"!

Comunicato Stampa




Giornata storica quella di mercoledì per chi ha a cuore i diritti e gli interessi delle popolazioni della Valle del Mercure. In un clima di euforia e tra gli applausi dei presenti il Consiglio comunale congiunto delle Amministrazioni di Rotonda e Viggianello, con a capo i Sindaci, Giovanni Pandolfi e Antonio Fiore, svoltosi significativamrnte nella sede dell'Ente Parco, ha approvato una risoluzione in cui oltre alla netta opposizione al progetto Enel di riconversione della Centrale del Mercure, chiusa, lo ricordiamo, ormai da dodici anni, si chiede lo smantellamento della stessa ed il ripristino dei luoghi che devono tornate alla loro logica vocazione naturalistica. Ugualmente denso il dibattito da cui è emerso, ancora una volta, l'estraneità ed anzi l'assoluta incompatibilità del progetto, sotto tutti i profili, dell'impatto occupazionale, della salute, della sostenibilità ambientale, anche alla luce dell'insostenibile traffico veicolare previsto (sono almeno150 i grossi TIR che giornalmente dovrebbero transitare su strade già ora insufficienti per il quotidiano utilizzo). I gruppi consiliari, rappresentanti di tutti gli orientamenti politici, dal PDL a SEL, hanno usato parole ferme e chiare, invocando un reale sviluppo ed il diritto delle popolazioni a scegliere il loro futuro senza gli attuali condizionamenti politico-affaristici. Ugualmente importanti gli interventi delle Autorità invitate che hanno dato un significato politico assai “pesante” alla giornata di ieri. Parole dure e inequivocabili da parte del Presidente del Parco, Pappaterra, che ha definito “ormai chiusa la questione”; parere negativo anche dal Direttore dell'Ente, Formica, che ha rilevato come le determinazioni degli Organi di governo dell'Ente siano assolutamente vincolanti in opposizione alla centrale. Intervenuti anche il vice-Presidente nonché Assessore all'Ambiente della Provincia di Potenza, Macchia, che ha ribadita la ferma opposizione dell'Ente, ripresa anche dal consigliere Libonati. Il Presidente della Commisione regionale Ambiente ed Attività Produttive, Giannino Romaniello, già dirigente Fiom-Cgil, e quindi uno che di lavoro se ne intende, dopo un applaudito ed articolato intervento, ha dichiarato di aver già inoltrato formale richiesta di ritiro della Valutazione d'Incidenza della Basilicata contro un progetto che nulla dà e molto toglie all'intero territorio. Note di adesione e solidarietà sono pervenute dai consiglieri regionali calabresi Ferdinando Aiello e Mimmo Talarico. Da parte di tutti la sottolineatura che ora la “palla” passa alla politica e che un problema di tale entità “non può più essere affidato ad oscuri burocrati regionali”. A lavori terminati e mentre la gente defluiva, vi sono purtroppo da registrare danneggiamenti ad arredi dell'Ente Parco e le aggressioni ad un consigliere comunale ed a esponenti del Forum Stefano Gioia, da parte di un gruppo di energumeni, del tutto estranei al territorio, giunti a sostenere con le ragioni della prepotenza un progetto che non è sostenibile con la forza della ragione. Ma anche a dimostrare, in modo lampante, ancora una volta, l'estranietà dell'iniziativa unicamente speculativa dell'Enel rispetto alla Valle del Mercure.



Rotonda, 02/09/2010.



Forum “Stefano Gioia”


delle Associazioni e Comitati Calabresi e Lucani


per la tutela della legalità e del territorio