"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

venerdì 29 aprile 2011

Enel, lontre e centrali a biomassa

(Sintesi dell'articolo apparso su Apollinea di novembre-dicembre )

L’Enel, come si evince dal suo sito web, è una multinazionale da anni impegnata in progetti per la conservazione della biodiversità, con riferimento alla preoccupazione per le specie minacciate dall’ estinzione. Intanto la premessa è che Enel “considera la biodiversità un patrimonio universale e per questo si impegna a preservarla promuovendo progetti concreti sia in Italia che all'estero con il patrocinio del Ministero Italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione per la Protezione della natura e in collaborazione con Legambiente, Lipu, Marevivo, gli Enti Locali e i parchi coinvolti”. Sul sito di Enel l’elenco dei progetti a favore della biodiversità è lungo. Intanto l’Enel, dato che sta finanziando, in Molise, un progetto volto al monitoraggio e salvaguardia dell’habitat della lontra, è cosciente (almeno a parole) che il rischio d’estinzione “è un fenomeno strettamente collegato all’azione dell’uomo che tende sempre più a dominare gli ecosistemi naturali assoggettandoli alle proprie esigenze agricole abitative e di spostamento”. L’impressione tuttavia è che l’Enel, in parole povere,  “predica bene e razzola male”. L’Enel si preoccupa delle lontre, ma nel Parco del Pollino vuole aprire una centrale a biomasse e CDR, sfruttando e inquinando le acque del fiume Mercure, che è proprio quel tipico ambiente fluviale che l’Enel dice di considerare importante per la tutela di questa specie. Visto che il Parco Nazionale del Pollino può vantare una formidabile biodiversità e visto che proprio il Pollino ha fatto da sfondo ad una delle vicende più contraddittorie delle politiche industriali dell’Enel (la tentata riapertura della centrale con riconversione a biomasse, a cui si sono opposti associazioni e comitati di cittadini) e, non da ultimo, visto che sul Pollino esiste la lontra e numerose altre specie a rischio d’estinzione: sorge il dubbio che i progetti sulla biodiversità dell’Enel rischino di apparire solo uno strumento di immagine per questa multinazionale, e di giustificazione “ideologica” delle sue politiche imprenditoriali. Già la relazione Rabitti-Casson (2006) sulla V.I.A. della centrale Enel aveva messo in rilievo, dati e normative vigenti alla mano, l’impatto negativo che l’utilizzo delle acque del Fiume Mercure avrebbe avuto sull’habitat di questo animale a rischio di estinzione. Nel corso degli ultimi dieci anni inoltre, diversi studi sono stati condotti sulla distribuzione della lontra nell’Italia meridionale. Nello studio condotto da Prigioni et al., (2005) si riporta la presenza di questa specie nel Parco Nazionale del Pollino. Per Rabitti-Casson: “la sicura presenza nel fiume Mercure – Lao della Lontra (specie protetta, che potrebbe essere minacciata dall’inquinamento termico derivante dagli scarichi della centrale [grassetto mio ndr]) fa scattare il meccanismo delle tutele specificatamente previste dalla normativa testè indicata. Ne consegue che il progetto in esame si scontra pure con le previsioni legislative derivanti dalla applicazione delle Direttive e delle Convenzioni internazionali suindicate”. L’Enel collabora con associazioni ambientaliste e istituzioni per la tutela delle specie protette, ma sembra ignorare il problema della conservazione dell’habitat di quelle stesse specie, che andrebbe preservato con rigide norme di tutela… non certo costruendo centrali a biomasse e inceneritori in una ZPS del Parco Nazionale del Pollino, e questo proprio nel 2010, anno internazionale della biodiversità…

Fonti:
• http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/lontra/
• Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21, http://www.enel.it/it- IT/doc/azienda/ambiente/Biodiversita_Ita_.pdf
• d.Prigioni, C. et al. 2005b.
Distribution and sprainting activity of the otter (Lutra lutra) in the Pollino National Park (southern Italy). Ethology Ecology & Evolution 17:171–180.



Saverio De Marco (Consigliere Nazionale AIW)

Il Forum Stefano Gioia all'Assemblea di Azionisti di Enel Green Power

COMUNICATO STAMPA

All’Assemblea degli Azionisti di Enel Green Power, società controllata al 70 % da Enel, -tenutasi a Roma il 27 aprile 2011- era presente anche il Forum “Stefano Gioia”.  Nell’intervento effettuato dai suoi rappresentanti è stato fatto rilevare come il progetto relativo alla Centrale del Mercure violi gravemente il Codice Etico di entrambe le Società, provocando grave danno di immagine e quindi nocumento economico agli azionisti. Nella relazione è stato anche sottolineato come i pochi sostenitori dell’Enel, del tutto estranei al territorio, si siano segnalati anche per atti intimidatori e di vera e propria aggressione fisica e come, invece, a contrastare, anche per vie legali, l’autorizzazione incredibilmente concessa dalla Regione Calabria, siano democraticamente schierati cittadini, Enti e Istituzioni: dall’intera popolazione della Valle del Mercure, alla Regione Basilicata, dalla Provincia di Potenza, all’Ente Parco Nazionale del Pollino, ai Sindaci di Rotonda e Viggianello, ad Associazioni, Ambientaliste e non, nazionali e locali (tra cui WWF, Italia Nostra, Forum Ambientalista Nazionale, Medici per l’Ambiente ISDE-Italia). Il discredito che accompagna questo progetto di aggressione ad un territorio doppiamente protetto, in quanto all’interno del Parco Nazionale del Pollino e di una Zona di Protezione Speciale (ZPS) di interesse europeo, ha inoltre sollecitato l’attenzione anche della Comunità Europea che ha già chiesto chiarimenti al nostro Paese; si prospetta, in altri termini, un procedimento di infrazione per l’Italia.
  L’intervento all’Assemblea degli Azionisti -che unitamente ad un dossier sul caso è stato allegato al verbale della seduta-, si è concluso con la richiesta che del problema venga investito il Consiglio di Amministrazione di Enel Green Power, nonchè quello di Enel S.p.A (azionista di maggioranza di Enel Green Power e proprietaria della centrale) e i rispettivi Comitati Etici perché vengano tutelati, oltre che i diritti e gli interessi delle popolazioni della Valle, anche quelli di molti azionisti delle due Società, che certo non si aspettano e, crediamo, non accettino comportamenti così clamorosamente in contrasto con quanto previsto dalle norme societarie, lesivi, per di più, anche dei loro interessi economici. Lo abbiamo detto tante volte e lo ribadiamo in questa occasione; la vicenda relativa alla Centrale del Mercure prevede una ed una sola conclusione: lo smantellamento di quell’ammasso di ferraglia arrugginita e gonfia di amianto, pericolo costante per ambiente, salute e occupazione.
28 aprile 2011
Forum “Stefano Gioia”
delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani

per la tutela della legalità e del territorio

lunedì 25 aprile 2011

Appello per l'orso bruno marsicano

DOCUMENTO

                                                                                     Alle Autorità tutte
                                                                                     Alla Stampa
                                                                                     Al mondo ambientalista


ORSO BRUNO MARSICANO:
UNA TRAGEDIA SEMPRE PIÙ ANNUNCIATA!

Aprile 2011. E’ appena iniziato un nuovo anno per l’Orso bruno marsicano, che tra marzo ed aprile lascia le tane di svernamento per ricominciare a riprendere possesso dei suoi territori, e già ci giungono le prime nefaste notizie:
- 10 aprile, un orso assale un pollaio a Villetta Barrea e divora 10 galline;
- marzo/aprile: gli orsi uccidono 4 vitelli (ed i lupi altri 5) a Gioia dei Marsi;
- 18 aprile: un orso uccide una mucca (e ne ferisce altre) a Civita D’Antino;
- 21 aprile: a Scontrone viene ritrovato il corpo di un orso morto, presumibilmente ucciso nello scorso tardo autunno.

Quattro notizie in meno di un mese. Tutte negative, perché è agli occhi di tutti come questi fatti si siano praticamente verificati non solo fuori dal Parco, ma addirittura fuori dalla sua zona “contigua”; orsi che vivono in un anello esterno al Parco, quel Parco che avrebbe dovuto proteggerli e che è invece pieno di turisti, di cinghiali e cervi e vuoto di orsi! Eppure nessun’autorità ha saputo spiegare questo fenomeno che esplicita un totale fallimento di una gestione che dura da troppi decenni senza un guizzo di inventiva. Autorità che strillano contro il bracconaggio, un fenomeno che in Abruzzo non è mai esistito e men che mai ai danni dell’Orso! Inutile che il Presidente del Parco dica che “dobbiamo fare di tutto per debellare il fenomeno del bracconaggio”. Non è colpendo i supposti bracconieri (che vanno comunque puniti) che si debella il bracconaggio, ma evitando le motivazioni che spingono alcune persone a farsi tali; e di questa mancanza la responsabilità va addebitata a tutte quelle autorità che riunite nel pomposo PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano)  nulla di concreto hanno finora saputo fare. Sono solo lì in attesa di un miracolo, di un “decollo” delle nascite (parole del Presidente del Parco) e di un crollo delle morti che permettano loro di salvare capra e cavoli senza farsi troppi nemici politici.

Il vero bracconaggio è un’attività illegale che pratica, con permesso o meno di caccia, chi si procura selvaggina al di fuori delle leggi per scopi alimentari e di trofeistica. Gli orsi che sono stati presumibilmente uccisi da pastori, sia in passato sia negli anni recenti, lo sono stati come rivalsa per i danni subiti (danni economici diretti ed indiretti ma anche affettivi) e quasi mai indennizzati o indennizzati malamente ed in deplorevole ritardo. Eppure il Parco Nazionale d’Abruzzo ha un bilancio di svariati milioni di euro all’anno, milioni di euro che vengono quasi tutti spesi in stipendi inutili per personale inutile (in quanto in soprannumero) e per attività di sostegno al turismo. Come se il Parco Nazionale d’Abruzzo fosse stato istituito, quasi un secolo fa, non per salvare l’Orso marsicano ed il Camoscio d’Abruzzo ma solo per creare posti di lavoro ed incrementare le attività turistiche! Scopi sacrosanti, ma che avrebbero dovuto essere limitati, all’indispensabile il primo e moderato il secondo (che andrebbe lasciato alla libera imprenditoria e solo controllato dal Parco, non già favorito come invece avviene), e comunque scopi che mai sarebbero dovuti divenire primari come invece si sono trasformati, a scapito della vita stessa dell’orso.

Negli ultimi dieci anni è avvenuto un cambio continuo di dirigenti, funzionari e collaboratori esterni, ed anche studiosi, ma quasi tutti formatisi alla scuola di quel periodo storico che va dagli anni ’70 ed ’90 del secolo scorso; quel periodo che si è quindi perpetuato senza nessun guizzo di diversa immaginazione, sempre pronti a tacitare chiunque non la pensi secondo le direttive ufficiali ed osi proporre qualcosa di diverso, di meno teorico e più concreto per cercare di salvare l’Orso, mettendo sempre avanti le teorie più “scientifiche” o quelle “politicizzate” (perché, non dimentichiamocelo, anche la politica vera ha sempre condizionato la nomina ai vertici di questo come di altri Parchi!); teorie che in primo luogo non devono arrecare danno all’economia da turismo, né tanto meno a quel mondo scientifico che da anni campa su studi e ricerche più o meno inutili o quanto meno non indispensabili (ricerche che sono già riprese, favorite da un nuovo contributo europeo), ma che ancora non hanno saputo dare una spiegazione plausibile e pubblica per quegli orsi che, se mai ancora vivono, stanno girando per il Parco senza una delle zampe anteriori o con una di esse anchilosate; orsi “morti che camminano”, ma nessuno ne parla né si è mai preso la responsabilità né di annoverarli tra gli orsi persi né tanto meno di dare spiegazioni ufficiali ed alle luce del sole di come mai essi siano portatori di queste menomazioni: eppure una ragione ci deve essere, visto che mai prima (storicamente!) si erano verificati casi del genere. Per non dire del perché dei continui assalti ai pollai (anche questi mai, o molto raramente, verificatisi in passato). In pratica, studi che sono una continua diagnosi senza che mai siano scaturiti in una cura! Di questo passo ovvio e normale che il “paziente” prima o poi finirà per morire!

Dopo il recente ultimo ritrovamento di un individuo morto a Scontrone, come non cominciare a pensare che l’Orso marsicano sia orma avviato sulla via del non ritorno? Statisticamente per ogni orso trovato morto “a caso” si presuppone che esista il 100% di probabilità che almeno un altro orso morto non sia stato trovato. O si interviene oggi, e drasticamente, per far cambiare le cose, o per l’Orso bruno marsicano sarà la fine. Sono gli stessi esperti di genetica a farlo presente. E che poi non vengano i soliti noti a dirci che bisogna rinsanguare la popolazione con immissioni di orsi sloveni (cosicché il baraccone delle catture e delle “collarizzazioni”, degli studi e ricerche, continui a girare!). Se così dovesse accadere, saremmo noi della Wilderness i primi ad unire le genti d’Abruzzo e del Lazio per una protesta verso  chi  non  ha  saputo  salvare  l’orso  marsicano  ma  continua  a pretendere di farlo portando avanti la solita politica di criminalizzazione dei cacciatori e dei pastori con annessa perenne proposta di ampliare il Parco come unica soluzione al problema (“rincorrendo” l’orso con vincoli di Parco a mano a mano che si sposta, vessando solo alcune categorie di cittadini, ed autorizzando nel frattempo progetti ai danni dell’habitat dell’orso e quindi dell’orso stesso, negli stessi territori che si vorrebbero annettere al Parco per chiuderli alla caccia - e forse per aumentare il potere ed i finanziamenti dell’inefficiente apparato pubblico). Perché è troppo banale sostenere che per salvare l’orso bisogna creargli oasi di quiete, preservare ogni angolo del suo territorio di vita dai troppi progetti che li minacciano (attualmente almeno 5 sono in corso di approvazione tra Parco e fuori Parco, sui quali le autorità tutte, per ragioni politiche sminuiscono l’impatto sulla vita dell’orso al fine di farli approvare), seminare campi, incrementare la pastorizia ovina ed indennizzare bene i pastori ed allevatori, ridurre drasticamente la presenza dei cinghiali (e forse anche dei cervi) che fanno tabula rasa delle risorse trofiche dell’orso! Troppo banale, troppo semplice, troppo poco scientifico, troppo lesivo di interessi vari (o di principi “ecologici”!) che non si vogliono toccare. Dai circa 100 e più orsi presenti nel solo Parco Nazionale e suoi stretti circondari si è passati ai circa 50 sparsi in mezza Italia centrale: ovvio che sia da questa diaspora che debba farsi risalire il perché della bassa natalità che ha caratterizzato la popolazione negli ultimi anni - con un solo momento positivo nel 2009 - e della mortalità violenta di individui (perché se la gente dei paesi del Parco ama l’orso, la stessa cosa non può dirsi di paesi dove l’assenza dell’animale risale a troppi anni se non a secoli addietro).

La prima risposta che le autorità devono dare alle notizie sopra citate è quella sul perché così tanti orsi vivono fuori dal Parco. Risposta che per noi non può che essere: troppo disturbo nel Parco e mancanza di fonti alimentari agricole e zootecniche tradizionali. Tutte cose che l’orso trova invece all’esterno del Parco. Per cui non è ampliando il Parco o chiudendo la caccia che si risolve il problema (caccia che peraltro da numerosi anni non è più stato dimostrato essere la responsabile della moria di orsi), ma operando gestionalmente affinché l’orso ritorni e si mantenga nei sui antichi lidi. Ma per fare questo bisogna dare una svolta all’attuale gestione del Parco, e per dare una svolta è il caso di cambiare le persone, come anche la politica ci insegna.

Inutile che poi le autorità si lamentino del fatto che l’aumento della popolazione di orsi “non decolla”, come è stato scritto, quando sono poi state le stesse autorità ad aver scritto, giusto un anno fa, supportate dalle tesi degli studiosi, che la presenza di circa 40/50 orsi nel Parco era l’optimum per la popolazione, giustificando un rovescio trasformando una sconfitta in un fatto positivo!



Murialdo, Pasqua 24 Aprile 2011                                                 IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                             F.to Franco Zunino


domenica 17 aprile 2011

Sciovie sul Cervati: propaganda elettorale o realtà? Lettera di Wilderness Italia

Monte Cervati innevato (fonte internet)


Murialdo, 15 Aprile 2011


                                                                        Presidenza
                                                                        Parco Nazionale del Cilento-Vallo di Diano
                                                                        Via Ottavio de Marsilio, 16
                                                                        84078   VALLO DELLA LUCANIA

                                                                        Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio
                                                                        Direzione della Conservazione della Natura
                                                                        Via Capitan Bavastro, 172
                                                                        00183   ROMA

                                                                        Ministero per i Beni e le attività Culturali
                                                                        Direzione Generale BB AA e Paesaggio
                                                                        Via di S. Michele, 22
                                                                        00153   ROMA

                                                                        Soprintendenza ai Beni Ambientali
                                                                        Province di Salerno ed Avellino
                                                                        Via delle Botteghelle, 11
                                                                        84121   SALERNO


Oggetto.    Progetto di impianti scioviari sul Monte Cervati in vari Comuni del salernitano (Parco Nazionale del Cilento – Vallo di Diano).


Da notizie di stampa locale diffuse anche via web, documentate con fotografie di personalità politiche provinciali e regionali, si è appreso della ipotetica intenzione della Provincia di Salerno e della Regione Campania (ma anche dello stesso Ente Parco!) di proporre la realizzazione un progetto di impianti sciistici sul Monte Cervati, in vari Comuni del salernitano.

La scrivente Associazione si augura che un tale progetto sia solo frutto di fantasia di alcuni politici, magari spinti ad una tale proposta dalla imminente campagna elettorale che come in altre parti d’Italia, certamente vedrà coinvolte amministrazioni locali, dimentichi, forse, che il Monte Cervati è un’area non solo di alto pregio naturalistico ed ambientale/paesaggistico in genere, ma anche compresa in un Parco Nazionale il cui fine primo all’atto della sua istituzione fu proprio la preservazione del Monte Cervati, vero e proprio “cuore” dell’ampio (fin troppo ampio!) Parco Nazionale del Cilento – Vallo di Diano.

            Se la notizia dovesse risultare veritiera, la scrivente Associazione ritiene di esprimere tutte la sua preoccupazione per quanto apparso sulla stampa, in quanto un tale progetto oltre che essere nettamente in contrasto con le finalità prime di un Parco Nazionale non si potrebbe realizzare senza stravolgere tutta l’area del Monte Cervati, montagna inserita sia nella Zona 1 del PNCVD, sia in una Zona di Protezione Speciale e Sito di Importanza Comunitaria, quindi sottoposta a vincoli di varia natura, compreso quello paesaggistico.


L’area del Monte Cervati racchiude la parte più integra del Parco Nazionale, ovvero quella meno antropizzata e di alto pregio paesaggistico-ambientale, habitat, tra l’altro, di tutte le specie floro-faunistiche del Parco Nazionale; di tanto valore che già ben prima che venisse istituito il Parco fu soggetta a dei vincoli preventivi proprio al fine di salvaguardarla. Oggi è men che meno pensabile che proprio in un Parco Nazionale si debbano realizzare opere come quelle di cui ha parlato la stampa, per di più in un epoca di surriscaldamento  globale e quindi di una sempre maggiore riduzione delle situazioni climatiche alle quali sono giocoforza legati le aree adibite o adibibili ad impianti sciistici, tutti in crisi proprio per la scarsità delle precipitazioni nevose, sulle Alpi ma soprattutto sull’Appennino ed in particolare in quello meridionale dove l’innevamento oltre ché minore, ed anche soggetto ad una minore durata stagionale.

E’ quanto meno scandaloso oggi leggere di un assenso che la Presidenza del Parco Nazionale avrebbe già datato ad una tale ipotesi di “sviluppo e valorizzazione turistica invernale” del Monte Cervati, come se non fossimo in un Parco Nazionale! Che una tale ipotesi la avanzino i Comuni od imprese private ha una sua logica comprensione, ma che sia lo stesso Ente Parco a farla propria ha dello scandaloso! Ci auguriamo che quanto riportato dalla stampa possa essere smentito dalle autorità interessate, che sono state nominate ai vertici di un ente con una finalità prima di conservazione dell’ambiente e del territorio, e poi anche di sviluppo socio-economico ma nel rispetto della prima finalità. Leggiamo invece di una “Strada del Parco” al servizio del Cilento, e ci auguriamo che si tratti solo di un miglioramento della viabilità attuale e non già di un’opera che stravolgerebbe ulteriormente il territorio oggi rimasto ancora integro, perché se così fosse si sarebbe di fronte alla palese violazione delle leggi che tutelano il Parco Nazionale e le sue montagne ma anche della stessa Costituzione che impegna i governi a difendere il paesaggio del nostro Paese. Ed il turismo di cui si parla lo si può attrarre (a lungo termine, e non nell’effimero immediato) solo preservando i luoghi. Massacrandoli con strade ed impianti sciistici si spremerà un frutto solo per gli interessi di oggi e di pochi!

Siamo nel 2011 non negli anni ’60 del secolo scorso quando con le stesse idee, con politici con le stesse velleità (e con gli speculatori edilizi alle spalle), fu stravolto il Parco Nazionale d’Abruzzo con un progetto similare che ancora oggi è citato ad esempio di ciò che non andrebbe mai realizzato in un Parco Nazionale! La storia deve insegnare per il bene ed il meglio, non ripetersi con illusori fatti negativi!

Sarebbe solo vergognoso se un domani dovessimo segnalare all’Unione Europea un non rispetto degli impegni presi con la sottoscrizione delle Direttive che sottopongono a tutela il Monte Cervati come patrimonio ambientale campione delle biodiversità europea. Tanto più grave se in contrasto, se non con la legge (perché ci è purtroppo ben noto come anche i vincoli di un Parco Nazionale possono essere superati con “interpretazioni” di comodo – un Wilderness Act da noi deve ancora essere presentato!) certamente con lo spirito di un Parco Nazionale, le cui finalità sono esattamente l’opposto a quelle delle intenzioni dei nostri politici. Se veramente dovesse maturare la volontà di realizzare una tale opera, allora i politici dovranno prima avere il coraggio ed assumersi la responsabilità morale e civile di abrogare il Parco Nazionale, perché altrimenti resterebbe solo un’etichetta senza sostanza, col solito solo divieto di caccia a giustificarlo come “area protetta”!

Ci aspettiamo che almeno le autorità preposte al rispetto delle suddette Direttive ed alla severa applicazione dei vincoli di Parco Nazionale, alla difesa del paesaggio italico, sanciti con leggi dello Stato e dalla Costituzione, vogliano tacitare quelle locali con velleità di uno sviluppo urbanistico-turistico nettamente contrario alle finalità del Parco Nazionale.

Con distinti saluti.                                           IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                               F.to Franco Zunino

Assemblea AIW 2011

un momento dell'Assemblea Aiw a Sora


COMUNICATO STAMPA


ASSEMBLEA DELL’AIW 2011 A SORA (fr)
INAUGURATI LA SEDE DISTACCATA ED IL BED & BREKFEAST “NONNA SAVERIA”

Sabato 9 aprile l’AIW (Associazione Italiana per la Wilderness) ha tenuto la propria Assemblea annuale a Sora (Frosinone). Nell’occasione sono state inaugurati la sede distaccata dell’associazione ed il Bed & Brekfeast “Nonna Saveria” presso il quale essa è ubicata.
Hanno partecipato alle due iniziative Soci provenienti da tutta Italia, riunitisi per approvare il bilancio e l’attività svolta dall’Associazione lo scorso anno e per discutere delle vari problematiche ambientali di cui essa si occupa.
Ha presieduto l’Assemblea il Presidente Dott. Germano Tomei, il quale ha tenuto ad illustrare la grande attività che l’AIW ha portato avanti nella Regione Lazio ed in particolare in Provincia di Frosinone, dove la designazione di sempre nuove Aree Wilderness da parte dei Comuni sta trasformando Sora in una specie di capitale di questo movimento ambientalista che ha origini americane e che, al contrario di altre associazioni, è rispettoso delle esigenze delle collettività locali, della caccia e delle attività rurali in genere, pur nel rigoroso impegno che l’Associazione mette nella preservazione delle aree selvagge e delle specie di flora e fauna che le abitano.
E’ stata infatti quest’attività che ha spinto i vertici dell’Associazione a decidere di aprire proprio a Sora una sede distaccata, dove potranno tenersi conferenze ed altre iniziative sociali, oltre che coordinare l’attività dell’associazione in tutto il centro e sud Italia, e dove anche la Segreteria Generale potrà risiedere saltuariamente.
L’apertura di questa sede distaccata è stata possibile grazie alla collaborazione offerta dal gestore del nuovo locale di Bed & Brekfeast “Nonna Saveria, Arch. Carlo Baldassini (tra i Soci fondatori dell’Associazione Wilderness). Questa nuova iniziativa imprenditoriale e turistica consta di tre bellissime camere elegantemente arredate, nelle quali gli ospiti di passaggio, turisti o chiunque necessiti di risiedere per qualche giorno a Sora, potranno trovare un’accoglienza piacevole, disponendo di ogni comfort (stanze con letti matrimoniali o singoli, sala comune, possibilità di cucina, posto auto, giardino per relax). Migliori riferimenti a questo nuovo locale turistico sorano possono aversi visitando il sito www.bebnonnasaveria.it o contattandolo all’indirizzo e-mail: bebnonnasaveria@gmail.com
 In occasione dell’Assemblea dei Soci dell’AIW, è stato quindi anche inaugurato il locale con un buffet offerto a tutti i partecipanti. All’Assemblea ed al buffet è stato presente l’Assessore all’Ambiente del Comune di Sora, Bruno La Pietra, anch’egli tra i Soci fondatori dell’AIW.
Il giorno dopo oltre a poter godere della bellezza delle montagne di Sora inserite dal Comune nell’Area Wilderness Monti Ernici Orientali, i Soci dell’AIW hanno poi organizzato un’escursione nella bella e selvaggia Area Wilderness Il Lacerno designata quale anno fa dal Comune di Campoli Appennino.

Sora, 10 Aprile 2011                                                                IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                                 F.to Franco Zunino