"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

venerdì 29 luglio 2011

Fermare scempi e tagli forestali nel parco del Pollino

Fonte: (http://www.olambientalista.it/index.php/fermare-scempi-e-tagli-forestali-nel-parco-del-pollino/)

28 LUGLIO 2011
Secondo la Ola, Organizzazione Lucana Ambientalista, è paradossale che il parco nazionale consenta, per rimuovere tronchi abbattuti da una slavina invernale, l’apertura di piste forestali in zone a massima protezione nel parco nazionale del Pollino. Per avere chiarimenti in proposito, la Ola ha scritto agli organi del parco ed ai responsabili Coordinamento Territoriale Ambiente del Corpo Forestale dello Stato, con la contestuale richiesta di sospensione dei lavori che avvengono in località Serra del Prete. Località questa tra le più integre e suggestive dell’area protetta, soggetta a massima tutela solo sulla carta. La Ola teme però che tale operazione sia il pretesto per consentire l?accesso a piste di esbosco purtroppo autorizzate dalla Regione Basilicata . Infatti, con Decreti del Presidente della Giunta Regionale della Basilicata n.ri 172,173 e 175 del 22 giugno 2010, pubblicati sul BUR Basilicata n. 27 del 16 luglio 2010, sono stati resi esecutivi i Piani di Assestamento Forestali approvati dalla Regione Basilicata per le proprietà Palombaro (Viggianello - DGR Basilicata n.1014 del 21/6/2010), Bonafine (Viggianello - DGR Basilicata n. 1015 del 21/6/2010) e Comune di Rotonda (DGR Basilicata n.1017 del 21/6/2010). I boschi comprendono ampie estensioni forestali all?interno del P.N. del Pollino (Zona 1 e SIC - ZPS del parco). I Piani Forestali autorizzati hanno validità compresa tra il 2009/2018 (Bonafine e Palombaro) e tra il 2008 e il 2017 (Comune di Rotonda).
L’Ente Parco del Pollino aveva espresso purtroppo in modo inopportuno parere favorevole alla Valutazione di Incidenza regionale. Tali decisioni, ove si procedesse ai tagli forestali, costituirebbero una minaccia all’integrità di un fondamentale patrimonio forestale alla base degli habitat naturali del parco nazionale del Pollino. Un cattivo esempio questo di gestione forestale e naturalistica del parco, nonostante da più parti si chieda da tempo l’acquisizione pubblica dei patrimoni forestali e/o l?applicazione dell?indennizzo per i mancati tagli forestali tra l’altro previsti dalle normative vigenti. La Ola in merito ha già interessato il Servizio Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente e gli Organi della Commissione Europea, segnalando l?eventualità di manomissioni ad habitat prioritari e specie tutelati in base a Direttive dell’Unione Europea.

giovedì 28 luglio 2011

Slavina di Serra del Prete: quando uno spettacolo della natura viene fatto... “a pezzi”

pista di esbosco - foto di anonimo


la slavina l'anno scorso - foto by Indio



Quello che molti temevano è capitato. Come tanti ricordano lo scorso inverno si scatenò una valanga su Serra del Prete che sradicò moltissimi faggi. Chi scrive ha avuto la fortuna di fare un’ escursione proprio da sotto, dalla base dove si erano accumulati i tronchi, fino in cima, passando dal canalone in cui è iniziata la slavina. L’esperienza fu emozionante, perché ciò che vedevo coi miei occhi era uno spettacolo delle forze della natura, di quella natura selvaggia, inviolata e inarrestabile. Per avere un’idea trovate il resoconto e lefoto sul mio blog a questo link: http://leucodermis.blogspot.com/2010/09/diario-1-settembre-2010.html.  La valanga di Serra del Prete era un evento che aveva entusiasmato un po’ tutti gli appassionati del Pollino… ed ecco quindi spuntare  le foto, i commenti entusiasti, le ricognizioni e i dibattiti sui blog e su facebook sul giorno esatto della valanga…. Era bello pensare che nessuno l’avrebbe toccata e che la natura almeno là avrebbe avuto il suo corso… Ma il timore (almeno parlo per me) era che la valanga fosse l’occasione per spingere qualcuno ad andare a tirare fuori la legna accumulata, visto che a quanto pare almeno una parte della faggeta di Serra del Prete ricade su suoli privati. Così purtroppo è stato. Recuperando quella legna ci toglieranno ancora una volta un po’ di quell’entusiasmo e di quelle emozioni che la slavina aveva suscitato soprattutto in noi giovani escursionisti.
Se la ruspa raggiunge le pendici di Serra del Prete a poco meno di duemila metri di quota per tagliare un bosco spettacolare di faggi, o anche per il solo motivo di recuperare il legname caduto a seguito della valanga dello scorso inverno, allora qualcosa non funziona nella macchina amministrativa e nelle norme di salvaguardia che dovrebbero tutelare un area di estremo interesse naturalistico, paesaggistico ed ecologico. Addirittura l’area è tappezzata da cartelli che indicano che si tratta di una proprietà privata e quindi è sacrosanto che il possidente faccia quello che vuole nel suo terreno. Dimentichiamo, però, un particolare: questa proprietà è in un parco nazionale e in una zona di massimo valore ambientale, in una parola è l’essenza del parco. E invece cosa fanno i dirigenti del Parco Nazionlae? Autorizzano – seppur con prescrizioni – il recupero del legnatico… e per fare questa operazione si deve ovviamente  ripristinare la vecchia pista forestale e quindi dare via libera alle ruspe…
Evidentemente l’Ente Parco avrebbe dovuto acquistare questa proprietà o magari anche stipulare un contratto d’affitto, o trovare altre soluzioni, indennizzando così i proprietari e tutelando così una delle aree naturalisticamente più importanti del Pollino, aree che dovrebbero essere preservate  così come sono, lasciandole forever wild. Il fine prioritario di un Parco Nazionale dovrebbe essere la conservazione della natura… o almeno una dellle finalità prioritarie, in un contesto italiano che purtroppo vede i parchi ormai alla stregua di agenzie di “Sviluppo Economico” ( e nell’ambito di un’ideologia che valuta gli ambienti naturali solo in termini utilitaristici, o meglio economici).  La scusa che propabilmente verrà  messa avanti è che i parchi non hanno soldi… La questione però, a mio modo di vedere, è questa:  per altre cose i soldi si trovano sempre,  per fare conservazione non si trovano mai! I nostri dirigenti avrebbero potuto chiedere uno storno alla regione Basilicata e utilizzare i denari che servirebbero per mettere a dimora le uova dell’artista Nils Udo a Casa del Conte o quelli che si apprestano ad essere investiti per un megapolifunzionale di due milioni di euro  a Campo Tenese,  con la logica conseguenza che non avremmo deturpato un posto bellissimo  ed avremmo impiegato del denaro pubblico in una vera e propria opera di salvaguardia di un pezzo del Pollino,  così com’ è previsto come primo obiettivo da raggiungere per coloro che dirigono un area protetta.
Questo “disastro ambientale” ovvero la slavina di Serra del Prete - che tra l’altro in montagna è abbastanza frequente - potrebbe (o meglio sarebbe potuto) essere un luogo interessante per gli studiosi che si occupano di fenomeni connessi alle valanghe e smottamenti,  oltre al fatto che potrebbe diventare un luogo in cui le Guide ufficiali potrebbero portare i visitatori… potrebbe diventare  una meta escursionistica originale, che richiamaerebbe tanti turisti;  potrebbe essere anche un luogo per studiare le conseguenze sulla fauna (anche microfauna) di simili disastri. E invece cosa si fa? Si autorizzano le ruspe.
Non si è pensato nemmeno di fare un’ azione eclatante coinvolgendo gli enti locali e le associazioni per prendere tempo e cercare altre vie (una campagna di sottoscrizioni volontarie per esempio) nel tentativo di trovare i denari  per acquistare queste proprietà, “strategiche” per il loro valore naturale oltre che per la posizione geografica, in modo da neutralizzare un simile attacco al cuore del Parco.
Fatti del genere spingono a riflettere  sullo smarrimento del senso e della funzione dell’ Ente Parco, che dovrebbe avere come obiettivo prioritario, ripetiamolo, la tutela e la conservazione degli habitat di maggiore valore ambientale.

Indio 

venerdì 22 luglio 2011

E' nato il Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi

Il gruppo, nato su facebook, ma già attivo anche nella realtà delle relazioni umane e sul territorio, si avvia ormai a raggiungere la simbolica soglia iniziale “dei 1000” iscritti, nonostante si sia costituito solo da pochissimi giorni! E’ totalmente aperto a chiunque sia contrario e sensibile alla devastazione del paesaggio da impianti industriali fotovoltaici a terra in zone agricole e aree verdi e da eolico, con torri di media e mega altezza (fin anche 150 mt.), tanto in mare quanto sulla terraferma, spesso realizzati senza alcuna informazione del cittadino. Viene calpestata il più delle volte ogni buona norma per la distanza degli impianti da abitazioni e presenze umane. Ne vengono danneggiate case sparse ed agriturismi, che ingiustamente devono subire danni materiali da deprezzamento dell’immobile, oltre alle spese per difendere se stessi e i propri beni da tali scempi con ripercussioni  morali e psico-somatiche da impatto ambientale (acustico, visivo, elettromagnetico), da subire per ben 20 anni, fino a dismissione dell’impianto. Inoltre, trattandosi di autorizzazioni “rinnovabili”, è probabile che, avendo ormai le aree in cui sono installati una predisposizione, tali impianti possano rimanere per sempre operanti in loco. Quindi dobbiamo batterci sia per noi stessi che per le bellezze naturali d’Italia, prima vanto e attrazione turistica, ora deturpate da questi mostri che dovrebbero produrre energie  alternative “pulite”, non distruttive del territorio e che pertanto pulite non sono.
Alcune Associazioni falso-ambientaliste stanno tentando di favorire soluzioni miste tra fotovoltaico ed agricoltura, che comunque sottraggono la risorsa “Sole” al mondo vegetale e pertanto di dubbia efficacia e di conclamata dannosità paesaggistica, pur di favorire ancora la fotovoltaicizzazione ed iperelettrificazione speculativa dei campi, sulla cui nocività per innumerevoli fattori (dall’uso dei diserbanti, ai campi elettromagnetici, ai componenti nocivi dei pannelli, come per il Tellururo di Cadmio, l’Arseniuro di Gallio ecc.) oggi, per eccessiva superficialità da parte delle autorità pubbliche preposte, ancora non si indaga adeguatamente.
Da tutta Italia si lancia l'appello al ministro Romani per l'abrogazione degli immorali ed esosissimi incentivi pagati da tutti i cittadini per le false energie rinnovabili !!!

Chiediamo il taglio di incentivi in maniera retroattiva a tutti gli impianti già realizzati e l’azzeramento del meccanismo mistificatorio e falso-ecologista dei “certificati verdi”, ma la tassazione permanente a tutti questi impianti per il danno immane che arrecano al Paese e alla qualità della vita dei cittadini, ovunque in rivolta contro questi orrori industriali ubicati sulle campagne, in mare e persino sui laghi! Una “tassa sul brutto” che scoraggi ulteriori simili sfregi e tentativi speculativi ai danni del paesaggio italiano!

Si tagli il finanziamento statale a questa mistificazione assurda della Green Economy Industriale, che, strumentalizzando e calpestando al contempo l’ “ecologia”, grava pesantemente sui cittadini e sulle casse dello Stato, con bilanci da intere finanziarie, senza alcun beneficio per l’ambiente, ma anzi con innumerevoli danni ad esso ed al paesaggio italiano, tutelato dalla Costituzione italiana, art. 9, tra i principi fondamentali.

Un danno incalcolabile all’economia del Bel Paese fondata sul paesaggio attraverso il turismo! Una speculazione che inoltre disperde le ricchezze finanziarie statali, le volatilizza, poiché gran parte dei guadagni finiscono all’estero attraverso il coinvolgimento nelle proprietà di questi impianti di istituti bancari stranieri e ditte estere, con sistemi di scatole cinesi, che portano talvolta a società off-shore con sede nei paradisi fiscali!

Anche ed ancor più all’indomani del referendum contro il nucleare, con il quale gli italiani hanno espresso la volontà di favorire forme di produzione dell’energia davvero ecocompatibili e pulite, il fotovoltaico industriale, che vetrifica e desertifica i campi, sottraendo spazio alle colture, ai pascoli e alla vita selvatica, ed il mega e medio eolico, che falcidia i volatili e sfigura catastroficamente il paesaggio quotidiano di ognuno di noi, devono essere fermati e sostituiti da una politica volta a favorire le produzioni di energia rinnovabile in forme davvero pulite, eticamente ed ecologisticamente parlando. Occorre favorire, pertanto, la produzione di energia dal sole per l’autoconsumo, con pannelli fotovoltaici ubicati sui tetti degli edifici recenti, superfici queste biologicamente morte, inutilizzate ed estesissime. Ciò si traduce in un impatto ambientale ed estetico nullo, con azzeramento del consumo di suolo vivo e massimo rispetto del paesaggio e degli edifici e centri storici, dove ai normali pannelli occorre sostituire delle soluzioni iper-integrate, innovative e di zero impatto estetico!

 Si pensi alle enormi superfici dei capannoni industriali, di scuole  ed istituti, ospedali, caserme, uffici pubblici, condomini, civili abitazioni di epoca recente, parcheggi coperti, stazioni ecc. Non solo, in tal modo si aiutano direttamente i privati che installando i pannelli sui tetti di loro proprietà ne conseguono immediati sgravi in bolletta, senza più alcuna speculazione ai loro danni e ai danni delle casse dello Stato intero!

Inoltre facciamo appello a tutti gli enti preposti ai controlli sulle autorizzazioni rilasciate, sia dove vi siano esposti alla Magistratura per irregolarità, falsità ed omissioni, sia laddove non vi siano stati esposti per situazioni omertose o altro; autorizzazioni che devono essere revocate in autotutela a difesa dei cittadini vittime di tali soprusi, affinchè vengano riconosciuti  i danni morali e materiali subiti.

Si chiede al Governo una moratoria urgente per gli impianti industriali fotovoltaici a terra ed eolici, considerata la necessità di verificare le procedure adottate da Comuni e Province, che in molti casi risulterebbero difformi e irregolari,  soprattutto al fine di impedire la catastrofica e generalizzata devastazione che la loro realizzazione comporterebbe per grandissime aree dell’intero paese.

La crescente rete di persone incontratasi su facebook costituirà un Comitato Nazionale legalmente riconosciuto che sia portavoce di tutti e possa presentare delle mozioni ai responsabili dell’ambiente! Un comitato che nasce già dalla confluenza di tantissime realtà associative, comitati locali e nazionali, di tantissimi cittadini italiani e non, amanti del paese più bello del mondo!

Vogliamo essere quanto più apartitici possibile, o pan-partitici; la lotta per la difesa del territorio è appena iniziata e chi condivide questo nostro approccio alla soluzione dei problemi di tipo ambientale è invitato ad iscriversi su facebook al link: http://www.facebook.com/groups/192311587488270“Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi”
17 Luglio 2011, Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi

(Si prega di dare al comunicato la massima diffusione possibile)

sabato 2 luglio 2011

Interrogazione parlamentare dell'On. Angela Napoli sulla Centrale Enel del Mercure


Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministro dello Sviluppo Economico – Per sapere – Premesso che:
- il 25 settembre 2001 ENEL Produzione ha presentato un progetto di riattivazione della centrale
termoelettrica del Mercure, sita nel territorio del comune di Laino Borgo (CS), un impianto costruito a metà degli anni ’60 ed ormai completamente inattivo da oltre 12 anni;
- il progetto presentato da ENEL prevede la conversione a biomasse della centrale di che trattasi, la cui ubicazione è all’interno di un’area doppiamente protetta a livello nazionale e comunitario (Parco Nazionale del Pollino e Zona di Protezione Speciale –ZPS- Pollino e Orsomarso -IT 9310903);
- la potenza elettrica lorda della centrale è di 41Mwe, quella netta in 35 Mwe, che ne farebbe una delle centrali del genere più grandi d’Italia e d’Europa;
- conseguentemente, la biomassa necessaria ad alimentare una centrale di tali dimensioni risulta essere nell’ordine delle 400-5000.000 tonn/anno, da trasportare, per impervie strade di montagna -già ora insufficienti per il normale traffico veicolare-, con circa 150 grossi TIR che quotidianamente dovrebbero transitare su tale rete viaria, sempre all’interno dell’area protetta;
- tale enorme quantitavo di biomassa, certamente non reperibile in loco, verrebbe approvvigionata sull’intero territorio dell’Unione Europea -per come la stessa ENEL è stata costretta ad ammettere-, con ulteriori rischi di introduzione di specie animali e vegetali alloctone rispetto alla biodiversità dell’ambiente protetto del Parco del Pollino;
- uno studio del professor Paolo Rabitti e del dottor Felice Casson, segnala, tra l’altro, la presenza, proprio nel bacino del Mercure, di specie protette, quali la lontra (oggetto, recentemente, anche di un progetto di tutela del Ministero dell’Ambiente, interessante le regioni meridionali, sottoscritto anche dal Parco Nazionale del Pollino), che avrebbero, dall’avvio della centrale, danni irrimediabili;
- i rischi non riguardano, inoltre, soltanto l’ambiente e le specie protette -animali e vegetali- presenti nell’area, ma l’attivazione della centrale determinerebbe inaccettabili rischi anche per la salute delle popolazioni residenti, legate alle emissioni aeree di inquinanti e al loro persistere all’interno della Valle del Mercure, dotata di scarsissima ventilazione, nonché nocumento alle attività economiche esistenti sul territorio e, infine, ma non certo da ultimo, allo sviluppo occupazionale dell’intera area, calabrese e lucana, interessata;
- al progetto di che trattasi, inoltre, si oppongono con grande forza e determinazione l’intera popolazione della Valle, nonché le Amministrazioni delle comunità maggiormente a rischio per l’eventuale attivazione della centrale e l’Ente Parco Nazionale del Pollino, oltre a varie Istituzioni, tra cui la Regione Basilicata e la Provincia di Potenza, rappresentanti politici e amministratori di ogni estrazione, associazioni e comitati locali e nazionali;
- con decreto n. 13109 del 13.09.2010 La Regione Calabria -Dipartimento n°5 /Attività Produttive – Settore Politiche Energetiche ha incredibilmente autorizzato la riattivazione della sezione 2 della centrale termoelettrica del Mercure, con l’utilizzo di atti nulli (prodotti in sede di conferenza di servizi alla Provincia di Cosenza, prima che la stessa fosse dichiarata incompetente) e senza attivare le procedure previste dalla vigente normativa (conferenza di servizi), senza coinvolgere Istituzioni, quali la Regione Basilicata, aventi titolo, diritto e obbligo a partecipare al procedimento autorizzativo, e, soprattutto, senza acquisire il definitivo parere dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, Ente gestore del territorio su cui sorge la centrale;
- avverso tale improvvido provvedimento hanno avanzato autonomi ricorsi presso il TAR di Catanzaro la Regione Basilicata, l’Ente Parco Nazionale del Pollino, i comuni di Rotonda (PZ) e Viggianello (PZ), nonché l’Associazione ambientalista WWF;
- l’Associazione Italia Nostra ha presentato un ulteriore ricorso straordinario al Presidente della Repubblica avverso il citato provvedimento autorizzativo;
- è altresì in corso, presso l’Unione Europea, specifico procedimento conoscitivo, essendo la vicenda di evidente interesse comunitario, e prospettandosi, per l’Italia, un possibile procedimento di infrazione;
- tali numerose e qualificate iniziative,  assieme alle proteste popolari, immediatamente riaccesesi dopo il provvedimento autorizzativo, testimoniano della delicatezza della vicenda e della unanime opposizione, popolare e istituzionale ad uno sciagurato progetto che, se portato a compimento, danneggerebbe irreparabilmente i diritti e gli interessi delle popolazioni della Valle del Mercure, oltre a devastare un’area protetta tra le più belle d’Italia;
- all’inizio del mese di maggio u.s., veniva approvato dalla Comunità del Parco del Pollino, dopo l’adozione, avvenuta il 29 aprile 2011, da parte del Comitato direttivo dello stesso Ente, il primo Piano del Parco, in cui, in uno specifico paragrafo, si sottolinea l’incompatibilità della centrale del Mercure con l’area protetta del Parco del Pollino;
- all’approvazione hanno concorso, in aggiunta ai Sindaci dei Comuni i cui territori ricadono all’interno del Parco del Pollino, anche i rappresentanti della Regione Basilicata, delle province di Potenza e Cosenza e, infine, ma non da ultimo, il rappresentante della Regione Calabria, funzionario, tra l’altro, del Dipartimento regionale all’Ambiente, che ben conosce le problematiche relative alla centrale dell’ENEL;
- dunque si è venuta a creare una evidente e grave discrasia tra l’autorizzazione concessa dal Dipartimento alle Attività Produttive della Regione Calabria – e così vivacemente contestata, anche per le vie legali, da Enti e popolazione-  e la esplicita opposizione della stessa Regione Calabria, alla centrale del Mercure, in seguito alla  approvazione del Piano del Parco del Pollino, ratificata anche dal rappresentante ufficiale della Regione Calabria:
- quali iniziative i Ministri interessati intendano prendere per contribuire a sanare la paradossale situazione venutasi a creare a seguito delle inconciliabili e contrastanti iniziative amministrative adottate dalla Regione Calabria, riguardanti la centrale ENEL della Valle del Mercure (autorizzazione da parte del Dipartimento delle Attività Produttive della Regione Calabria e sottoscrizione da parte della stessa Regione del Piano del Parco del Pollino che ne sancisce l’incompatibilità con l’area protetta) , di cui è manifesta l’incompatibilità con il quadro ambientale e la vocazione economica dell’area in cui è ubicata, stante l’area di che trattasi ricompresa nel perimetro del Parco Nazionale del Pollino e classificata in sede europea quale Important Bird Areas (IBA), in immediata adiacenza di aree ulteriormente protette dallo stesso diritto comunitario, ZPS (Zona di Protezione Speciale – Pollino/Orsomarso) e SIC (Sito di Interesse Comunitario);
- quali ulteriori iniziative si intendano altresì adottare per bloccare, anche ai fini di una più attenta valutazione della problematica sotto il profilo tecnico-amministrativo e ambientale, gli effetti del Decreto n.13109, con cui la Regione Calabria -Dipartimento n°5 /Attività Produttive – Settore Politiche Energetiche ha autorizzato la riattivazione della sezione 2 della predetta centrale. Ciò anche in considerazione del fatto che il Decreto è stato emanato in assenza di parere favorevole da parte del Parco Nazionale del Pollino, al quale, in base alla Legge quadro sui parchi, la 394/1992, è riconosciuta competenza specifica nel procedimento autorizzatorio e, non da ultimo, sulla base di atti precedentemente annullati dal TAR.

COMUNICATO DEL FORUM "STEFANO GIOIA"
L’interrogazione sulla centrale del Mercure dell’on.le Angela Napoli, è ancora più significativa e importante in quanto presentata da una  parlamentare tanto nota, quanto unanimemente stimata per la sua attività di ferma e coraggiosa opposizione agli interessi malavitosi e a favore dei diritti delle popolazioni, troppo spesso vilipesi nella nostra regione. Grande soddisfazione per il Forum “Stefano Gioia”, dunque, ma anche per chiunque abbia a cuore il rispetto della legalità e dei diritti della gente di Calabria e Lucania. .le Napoli, nella sua interrogazione, dimostra di ben conoscere le vergognose vicende relative alla centrale dell’Enel della Valle del Mercure -ripercorse in una lucida e incisiva sintesi-, e stigmatizza il comportamento tanto incomprensibile quanto contraddittorio della Regione Calabria che, mentre da un lato concede una incredibile autorizzazione all’Enel, dall’altro si schiera con tutti gli Enti preposti al governo del territorio del Parco del Pollino (Regione Basilicata, Provincia di Cosenza e Potenza, Ente Parco Nazionale del Pollino, Sindaci della Comunità del Parco) nel sancire l’incompatibilità della stessa centrale con il territorio protetto del Parco. Chiediamo alla Regione Calabria di fare immediata chiarezza! Non è possibile stare con i piedi in due staffe: o con le popolazioni della Valle, o con gli spregiudicati e predatori interessi dell’Enel. La quale ultima, non potendo fare di meglio, abbaia alla luna per interposta persona (il fantomatico, ma sempre minaccioso, Comitato pro-centrale), riproponendo il solito campionario di falsità e sciocchezze confutate dalla realtà, prima che dalle argomentazioni di chiunque abbia un minimo di raziocinio e conoscenza dei fatti. Intanto è ormai prossima la data del 21 luglio, giorno dell’udienza al TAR di Catanzaro, in cui verranno esaminati i numerosi ricorsi presentati da Enti e Associazioni contro la vergognosa autorizzazione concessa dalla Regione Calabria. Siamo certi che a prevalere non potrà che essere la forza della ragione e il diritto alla salute, all’occupazione, alla sicurezza sociale, e che, alla fine, lo splendido territorio di uno dei Parchi più belli d’Europa si libererà, una volta per tutte, di quell’ammasso di ferraglia arrugginita e gonfia di amianto, nota col pomposo nome di centrale del Mercure.
28 giugno 2011Forum “Stefano Gioia”delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani per la tutela della legalità e del territorio

venerdì 1 luglio 2011

Brindisi, Convegno su "partecipazione e nuovo sviluppo"

dal Quotidiano di Brindisi del 30 giugno 2011