"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

martedì 27 settembre 2011

Lettera del Forum Gioia ai corsisti su centrale Enel


Cari Corsisti,
in conclusione del Vostro stage e prima che torniate nelle Vostre sedi,vogliamo, ancora una volta –dopo il giorno di inaugurazione- rivolgerci a Voi per far sì che la vicenda della centrale Enel della Valle del Mercure, vero scandalo internazionale, continui a rimanere nell’agenda dell’informazione e non cada nel dimenticatoio e nella mistificazione dove poteri politico-affaristici (forti, ma non certo imbattibili) vorrebbero confinarla.
Gli investimenti economici di Enel al riguardo sono ingenti e il corso che avete frequentato ne è un esempio.
Crediamo tuttavia che le ragioni di una intera popolazione non potranno, alla fine, che prevalere, ci vogliano pure altri dieci anni, in aggiunta ai dieci già trascorsi, nei quali, a fianco delle popolazioni, abbiamo tenuto in scacco “l’energia che ascolta solo i propri, predatori, interessi” con mobilitazioni, ma anche argomentazioni scientifiche e giuridiche.
Sappiamo che quanto da noi ottenuto con grande fatica -eravate presenti- poterVi cioè parlare e consegnarVi solo una parte dell’interminabile documentazione a sostegno delle nostre tesi, ad altri è stato immediatamente concesso, tentando l’ennesima opera di disinformazione
. Vogliamo perciò, in estrema sintesi, ribattere alle consuete bugie sulla centrale e ribadire i punti su cui c’è rigoroso silenzio, non riuscendo, Enel, a trovare neanche una giustificazione di comodo a realtà tanto scomode quanto inconfutabili.
1.
Speriamo abbiate visto quel “gioiello” di centrale e abbiate così potuto apprezzare le lamiere corrose da una ruggine antica, testimonianza inoppugnabile dello stato dell’impianto.
2.
Lo ribadiamo, la centrale è piena di amianto! Enel infatti, per “convenienza economica”, come affermato dai suoi stessi funzionari, si è limitato a bonificare solo uno dei due gruppi di cui la centrale è costituita. Nell’altro si è semplicemente limitata a “mettere in sicurezza”, ripetiamo per convenienza economica, questo materiale, cancerogeno accertato (mesotelioma).
3.
L’area della centrale è stata fatta oggetto, negli anni scorsi, didiversi sequestri giudiziari e, nel suo perimetro, sono state rinvenute sostanze tossiche e cancerogene illegalmente smaltite (interrate).
4.
La potenza dichiarata della centrale è di 41 Mw elettrici. Il consumo di biomasse dichiarato di 340.000 ton/anno (non 300.000). Quantità enorme, ma comunque insufficiente a tenere in funzione una centrale di questa grandezza (controllate su internet o chiedete a qualunque esperto…non dell’Enel J. Bisogna parlare di almeno 500.000 ton/anno.
5.
I camion dichiarati da Enel sono 56 (non 50), sempre per 340.000 ton/anno, cioè 112 tra andata e ritorno, a meno che non abbiano in animo di bruciarli assieme alle biomasse…
Arriviamo a poco meno di 200 se calcoliamo correttamente le biomasse necessarie.
Immaginate un traffico simile tra A3 e viabilità interna! Paralisi assoluta, prescindendo dal micidiale impatto ambientale che avrebbero rumore, gas di scarico, ecc.
6.
Le biomasse sono inesistenti in Calabria come in Basilicata. Nella prima, l’intera quantità di biomasse da incenerire estratte in regione copre meno della metà di quelle necessarie ad alimentare le centrali a biomasse presenti in Calabria. Per quanto riguarda la Basilicata, la centrale è semplicemente incompatibile con il Piano Energetico Regionale (V.)
7.
Nuovi posti di lavoro? Nessun nuovo occupato Enel, ma solo trasferimenti da altre centrali. Nessun nuovo occupato locale per collezionamento e trasporto di biomasse (i boschi del Parco sarebbero protetti…).Nessun nuovo occupato per colture dedicate(non ce ne sono e non conviene impiantarle, sono  a basso reddito). Qualche posto (non locale) per il trasporto delle biomasse, alcune unità per mensa, guardiania (pare affidata a ditta di fuori), e altri, marginali compiti.
8.
Posti di lavoro perduti? Parecchi. 30.000 turisti a fare rafting sul Mercure-Lao con l’indotto immaginabile, turisti in genere, attività agro-alimentari di qualità che nella filiera produttiva incontaminata hanno un valore aggiunto insostituibile: tutte situazioni che dalla riaccensione della centrale avrebbero gravissimo danno.
9.
Danni irreparabili alla biodiversità del Parco, che proprio nell’area del Mercure presenta specie animali e vegetali preziose e rarissime; per tutte la lontra del Mercure, protetta a livello internazionale, che Enel tutela, con un progetto dedicato nell’Italia centrale e vuole invece…lessare nel Mercure.
10.
Opposizione dura e tenace delle popolazioni, legittimi proprietari del destino dell’area, ma anche di Enti e Istituzioni. E’, infatti, in corso un procedimento al TAR di Catanzaro che vede l’Enel in splendida solitudine, contro l’Ente Parco del Pollino, la Regione Basilicata, i sindaci di Viggianello e Rotonda, il WWF e Italia Nostra. Situazione che confligge, tra l’altro, con lo stesso Codice Etico dell’Enel, che prevede ascolto e collaborazione con tutti questi attori contro cui è invece in armi.
11.
In verità Enel non è sola. A supportarne il progetto sono comparsi, improvvisamente, un gruppo di figuri, estranei al territorio che si è immediatamente segnalato per atteggiamenti intimidatori e vere e proprie aggressioni fisiche, regolarmente denunciate alle forze dell’ordine.La centrale porterebbe anche rischi sociali
12.
Aspetti scientifici. La relazione indipendente Rabitti-Casson boccia la centrale. La letteratura scientifica internazionale, relativa al particolato fine e ultrafine (le cosiddette nano-polveri) e altri tossici derivanti dalla combustione delle biomasse ne denunciano la pericolosità per la salute delle popolazioni della Valle.
13.
Relazioni scientifiche di parte. Consegnate di recente tre relazioni pseudo-scientifiche, presentate da qualcuno come studi di trediverse Università. Falso! Si tratta di un lavoro fatto privatamente,commissionato dall’Amministrazione di Laino Borgo, con modalità difformi da quanto previsto da apposita delibera di Consiglio comunale, e finanziata lautamente direttamente da Enel (clamoroso conflitto di interesse). Neanche così, comunque, le relazioni riescono a dare pienamente ragione ad Enel!!! Una chicca ulteriore: a tali relazioni avrebbe dovuto essere subordinato la posizionedell’Amministrazione di Laino che, invece, ha dato parere favorevole ben prima che fossero depositate:potenza delle premonizioni !
Stiamo completando la valutazione analitica di queste relazioni pseudo-scientifiche e non escludiamo il ricorso alle vie legali, per mendacio, contro gli estensori…(chi fosse interessato, sarà tenuto al corrente dell’evoluzione della vicenda).
Cari Corsisti, grazie della pazienza e dell’attenzione. E grazie anche a Enel che, pensando di fare un’astuta opera di manipolazione, ci ha permesso, invece, di ampliare l’ambito, già vasto, di conoscenza dell’incredibile e scandalosa vicenda della centrale della Valle del Mercure.
Per ogni ulterioreinformazione potete scrivere a:forumstefanogioia@libero.it
Forum Stefano Gioia
delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani per la tutela della legalità e del territorio

mercoledì 21 settembre 2011

lunedì 19 settembre 2011

Forum Stefano Gioia su corso di formazione ambientale

COMUNICATO STAMPA
Intervento del Forum “Stefano Gioia” all’inaugurazione, presso la sede dell’Ente Parco del Pollino a Rotonda”, di un Corso di formazione sulla comunicazione ambientale, diretto ai professionisti del settore. Presente, assieme alla Dirigenza del Parco, le più alte autorità politiche ed istituzionale della Basilicata, unitamente al mondo accademico lucano e calabrese. Tema del Corso: i cambiamenti climatici e le foreste. Proprio su questo si è incentrato l’intervento del Forum che ha rilevato come, a fronte di temi così importanti e fondamentali per la salute e lo sviluppo delle popolazioni locali –come dell’intero pianeta- fosse criticabile che nelle giornate di studio previste –cinque- non si parlasse della centrale Enel della Valle del Mercure. Centrale che ai rischi per la salute e ai danni per l’occupazione per la gente del Mercure, unisce anche, a motivo della sua inusitata grandezza (sarebbe una delle centrali del suo genere più grandi d’Europa), abbondante produzione di gas serra e incenerimento di enormi estensioni boschive di tutta Europa. Ma ancor più incomprensibile, anzi addirittura provocatoria, è apparsa la presenza di Enel quale sponsor principale del progetto. Esempio grave ed evidente di ipocrisia ambientale, da parte di chi tiene sotto attacco speculativo, da dieci anni, il prezioso e delicato equilibrio del Parco del Pollino e la gente che ci vive. Pure stigmatizzati, dal Forum, gli atti di intimidazione e violenza che hanno contraddistinto l’attività dei pochissimi sostenitori dell’Enel, gente proveniente da luoghi lontani ed estranei alla Valle del Mercure, i cui abitanti, unanimemente, vogliono difendere i propri diritti ed i propri interessi. La mobilitazione e la democratica e civile protesta della popolazione della Valle è stata anche quest’oggi immediata, a dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che la vertenza del Mercure non si interromperà un sol giorno fino a quando Enel non smantellerà quell’ammasso di ferraglia arrugginita e piena di amianto nota come centrale del Mercure.
Rotonda 19 settembre 2011  
Forum “Stefano Gioia”
delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani
per la tutela della legalità e del territorio  

Parchi, cinghiali e comunità locali

cinghiale d'allevamento - foto by Indio

Ci sono state molte polemiche in questi giorni sul problema dei cinghiali e sono state dette molte cose su giornali e network, che a volte, ad avviso di chi scrive,  partono da punti di vista non sempre corretti: da una parte ci sono coloro i quali sostengono che la priorità dev’essere data all’uomo e non agli animali, dall’altra gli animalisti integerrimi preoccupati più del cinghiale che delle esigenze dei contadini; poi ancora posizioni che lasciano intendere che la tutela ambientale sia incompatibile con lo sviluppo socioeconomico rurale;  ancora ci sono le posizioni ambientaliste che sono coscienti del problema cinghiale, accusano i cacciatori di averlo provocato con le immissioni e considerano l’abbattimento e la caccia selettiva dei tabù, giudicandoli sbagliati sempre e comunque. Bisogna evidentemente affrontare il problema con serenità e razionalità, evitando di  perdersi in inutili polemiche.
Il problema a dir la verità,  è tentare di porre l’istanza del raggiungimento di  un’armonia tra le esigenze dell’uomo e quelle della natura; non di proporre una sterile contrapposizione dell’uomo all’animale o alla natura in quanto tali, come spesso si tende a fare… e magari anche  involontariamente. Ai fini  di questo obiettivo  non bisogna dimenticare le esigenze del contadino, il quale non dimentichiamolo, accetta tutti i vincoli del parco e perciò dev’essere tutelato quando questi stessi vincoli creano difficoltà al  suo lavoro. Se conveniamo che i prodotti tipici, l’agricoltura e l’allevamento sostenibili siano alla base dello sviluppo socioeconomico dei parchi, poi non dobbiamo essere  sordi verso le richieste di chi tra estreme rinunce continua a praticare un’agricoltura di qualità che, si badi bene,  è essa stessa parte del “sistema parco”: già, perchè in un parco, secondo la stessa concezione della normativa che lo ha istituito, l’uomo che là vive e lavora, è parte integrante del territorio e le attività tradizionali in esso non sono escluse. Natura selvaggia e “ruralità” cioè, non devono contrapporsi ma convivere, e uno sviluppo basato su agriturismo, agricoltura e allevamento tradizionali si concilia perfettamente  con le finalità di un  Parco.  L’importante è tentare di approntare serie politiche di gestione ambientale.
 E’ un bene per la tutela della stessa natura che i contadini esasperati dai cinghiali vengano ascoltati, oltre che dalle istituzioni, anche dalle stesse associazioni ambientaliste. Altrimenti, ne verrà fuori la solita contrapposizione tra l’ambientalista/animalista solitamente di  città che vede il parco come riserva integrale destinata agli animali (o come area di svago e di studio), e le popolazioni locali, le quali, pur “amando” i paesaggi e la natura della loro terra, allo stesso tempo devono far fronte a tutte le difficoltà che comporta vivere e lavorre in un paese di montagna (e chi scrive ne sa qualcosa venendo da una famiglia di contadini di un piccolo paese del Pollino).  Spopolamento, emigrazione, il bosco che invade gli antichi coltivi… e appunto, frotte di cinghiali che vagano indisturbati per case e campi… ecco la nostra situazione, e non è bella ma getta una luce di malinconia su questa nostra martoriata terra del sud. L’esasperazione dei contadini poi, oltre a causare gesti gravi e condannabili (com’è già successo) potrebbe anche essere strumentalizzata e favorire posizioni antiambientaliste, contrarie all’idea di parco e di protezione della natura e magari favorevoli a progetti speculativi di sfruttamento del nostro territorio. Non ascoltare le rischieste degli agricoltori  porterebbe ad accentuare l’esasperazione della gente, e i primi a pagarne le conseguenze sarebbero proprio gli ambientalisti, perché rischierebbero inevitabilmente di passare come  “nemici” della comunità locale. Come districare questa matassa? La soluzione più rapida e meno costosa è la drastica riduzione del numero dei cinghiali tramite misure di caccia selettiva (secondo le proposte del Segretario dell’AIW Zunino fatte nell’articolo apparso il 17 settembre sul Quotidiano) e come complemento, al limite, anche di catture; e ciò nel quadro anche del possibile sfruttamento economico del cinghiale, magari per la creazione di una filiera di prodotti tipici. Ridurre una popolazione faunistica in eccesso non è contrario alla “tutela ambientale”; a maggior ragione se gli esemplari di  quella popolazione sono degli ibridi o appartenenti a specie alloctone. Chi non vuole gli abbattimenti a priori è su posizioni “animaliste”, viziate di pregiudizi ideologici nei confronti della caccia… non certo “conservazioniste”.  In un Parco Nazionale è essenziale in primo luogo la tutela della “biodiversità originaria” (o almeno potenziale), ovvero di quelle specie esclusive che caratterizzano la fauna di un parco (ne sono un esempio per il Pollino la lontra, il lupo appenninico, il capriolo d’Orsomarso ecc.), non certo quella di cinghiali in sovranumero e per giunta ibridi! Inoltre, il compito di bioregolazione degli ecosistemi in questo caso non può essere affidato unicamente ai predatori. L’ ipotesi è che le attività umane, almeno in contesti altamente antropizzati come quelli dei parchi italiani, abbiano prodotto tali effetti sugli ecosistemi che l’uomo non potrà sempre “lasciar fare alla natura”,  soprattutto nel caso di specie invasive introdotte: sembra evidente ad esempio, che l’esigua popolazione di  lupi  non riesce a tenere sotto controllo la popolazione di cinghiali, sebbene i piccoli cinghiali sembrerebbe siano predati abitualmente dal lupo.  E’ sempre l’uomo a dover decidere della sorte della vita selvatica, sia quando egli salva una specie dall’estinzione che quando deve limitarne l’espansione! Come si vede le attività umane e la fauna selvatica sono concatenate tra di esse: i sistemi sociali producono effetti sui sistemi ambientali, che a loro volta producono effetti su quelli sociali.
Un’altra cosa fondamentale da affermare è questa: che anche i cacciatori debbono fare la loro parte ed evitare nuove immissioni di cinghiali. Alla gestione corretta della fauna selvatica e degli habitat cioè, è chiamato anche il mondo venatorio per il  quale  un’ importante prerogativa dovrebbe essere il mantenimento della “biodiversità originaria”, intendendo con questo termine la conservazione delle specie autoctone nei relativi habitat. Se anche i cacciatori non collaborano, non possono poi pretendere di essere ascoltati dagli ambientalisti; ma allo stesso tempo nemmeno si deve escludere il coinvolgimento dei cacciatori per principio, visto che possono dare un grande contributo sia nel caso degli abbattimenti che dei censimenti.
. Un’altra questione decisiva va affrontata: nei parchi convivono varie tipologie di aree, da quelle “wilderness”, ovvero quelle più integre naturalmente fino ad arrivare alle aree più antropizzate: ovvero quelle generalmente vicine ai paesi e costituite da sempre da pascoli e campi coltivati, che oggi sono sempre più invasi dalla vegetazione, dopo lo spopolamento e il declino di pastorizia e agricoltura. E’ ovvio che in queste ultime tipologie di territorio i vincoli debbano essere meno rigidi: nelle valli del Pollino attività come il pascolo, l’agricoltura e il taglio della legna per uso civico non devono essere ostacolate, e se i cinghiali son troppi e creano danni  all’agricoltura si deve procedere agli abbattimenti; nel caso delle zone A ad esempio, in genere la protezione dev’essere integrale  e certe attività umane devono invece essere efficacemente vietate e/o controllate.  La questione perciò riguarda la flessibilità delle politiche vincolistiche, avendo come riferimento la zonazione, dove a seconda dei casi alcune attività umane vengono consentite e altre no. E la questione a voler ben vedere riguarda tutte le attività, comprese quelle come il turismo, che nelle zone A rischia anch’esso, senza controlli, di produrre danni all’integrità naturale…
La salvaguardia della natura si fa anche con la partecipazione delle comunità locali, perchè sono i locali che possono diventare (dico “possono” perché ovviamente non è scontato come risultato), i migliori alleati degli ambientalisti e dei funzionari dei parchi…
Indio

venerdì 16 settembre 2011

Un messaggio di Messner : tutelare la wilderness, sviluppare un turismo sostenibile e difendere il mondo rurale della montagna!

"Se siamo intelligenti riusciamo ad abbinare il turismo con l'agricoltura locale e così abbiamo la possibilità economica di salvaguardare il paesaggio alpino sotto i duemila metri. Sopra i duemila metri io non farei nessuna infrastruttura. significa non c'è più il rifugio, non c'è più la ferrata, non c'è niente... allora: il silenzio, la grandezza, la difficoltà la fatica, frenano e la maggior parte dei turisti sta dove può stare e non distrugge la montagna" Reinhold Messner

Franco Zunino sul problema del cinghiale nel Parco del Pollino


COMUNICATO STAMPA


Il problema dei cinghiali nei parchi

La scrivente Associazione Italiana per la Wilderness ritiene di prendere ufficialmente posizione sulla spinosa questione della presenza dei cinghiali nel Parco Nazionale del Pollino, relativamente agli ultimi eventi, anche giudiziari, che hanno dato al problema una risonanza nazionale.

Innanzi tutto si riconosce legittimità alle lamentele degli agricoltori per la presenza eccessiva di cinghiali nel Parco, problema, per altro, di livello nazionale, aggravatosi in tutte le aree Parco proprio dal fatto che non vi si può intervenire con la caccia per limitarne il numero; in secondo luogo si condivide altresì le lamentele degli stessi agricoltori per i danni non rimborsati o rimborsati solo parzialmente e spesso con imperdonabile ritardo.
Avendo avuto modo di leggere l’intervento di Andrea Di Consoli in merito a questo problema, come associazione Wilderness riteniamo che egli non abbia scritto cose scandalose o da un punto di vista sbagliato; semplicemente riporta i fatti come sono e critica il modo sbagliato di gestire il Parco del Pollino almeno sotto questo aspetto. Se si avesse il coraggio di prendere anche provvedimenti oggi ritenuti “politicamente scorretti” tutti questi problemi i Parchi non li avrebbero. Sono anni che la scrivente associazione va dicendo che le popolazioni di cinghiali andrebbero tenute su limiti bassissimi anche nei Parchi; tanto più che in larga misura di cinghiali ibridi si tratta. Si dovrebbe poi proibire severamente i ripopolamenti di cinghiali. Ma in questo caso sono i cacciatori che se da un lato vogliono poter intervenire anche nei Parchi per ridurne il numero, dall’altro creano poi il problema con le introduzioni.
Oggi è ora di dire che è necessaria ovunque una drastica riduzione della presenza del cinghiale, e prima che sia troppo tardi per altre specie faunistiche e floristiche da essi danneggiate (per esempio, nel Parco Nazionale d’Abruzzo l’eccessiva presenza di cinghiali è una delle cause che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza dell’Orso bruno marsicano a causa della sua competitività alimentare).
Quindi: caccia aperta al cinghiale anche nei Parchi (con regolamentazioni serie ma senza troppi paletti che finiscano per impedirla o renderla inefficace ai fini della riduzione delle popolazioni); proibizioni a nuove immissioni e monitoraggio continuo delle popolazioni, da mantenersi a livelli bassissimi: una mera presenza quasi simbolica, specie nei parchi.
In quanto al recente fatto di cronaca che ha visto coinvolto il padre dell’autore del suddetto articolo, non possiamo che biasimare e condannare il suo gesto, pur, però, riconoscendo che tali forme di esasperazioni possono essere la conseguenza di un’eccessiva tolleranza verso i cinghiali ed un altrettanto eccessivo disinteresse delle autorità dei parchi verso i problemi che tali animali arrecano all’agricoltura.
Se questi fatti avengono, e non è il primo caso, visto che in Abruzzo ci sono stati anche casi di avvelenamento di orsi e lupi per rivalsa per danni agli allevatori non rimborsati o rimborsati malamente e tardivamente, la causa va vista partendo dalle radici del problema, non dal fatto in sé delle violenze criminali commesse da chi finisce per decidere di farsi giustizia con le proprie mani.
Oggi è ora che i Parchi Nazionali e Regionali comincino a prendere atto del fatto che in un paese sovrappopolato e iper-urbanizzato come il nostro non si possono applicare criteri di tutela integralista della fauna, le cui popolazioni vanno monitorate e poi controllate, al fine di mantenere a livelli accettabili le popolazioni degli animali dannosi alle attività umane; livelli che non minaccino le specie ma che neppure mettano in crisi le attività economiche del mondo rurale che ancora vive i Parchi e che spesso indirettamente provvede al mantenimento di quella biodiversità che i Parchi devono tutelare.

Sora, 15 Settembre 2011
Franco Zunino

Segretario Generale AIW


mercoledì 14 settembre 2011

Dona il 5 PER MILLE all'AIW!



DICHIARAZIONE DEI REDDITI
 
IL 5 PER MILLE ALLE ONLUS
 
Ricordati dell'Associazione Italiana per la Wilderness!
 
Anche la Finanziaria 2011 dà la possibilità di autorizzare il prelievo del 5 per mille dei redditi d’imposta (IRPEF) da devolvere direttamente alle ONLUS.
Ci permettiamo di ricordarti che l'Associazione Italiana per la Wilderness è stata ancora inserita tra quelle che possono godere di questo beneficio. L’Associazione si batte per difendere gli ultimi lembi di Natura selvaggia del nostro Paese e, pur non ricevendo alcun contributo dallo Stato, è riuscita comunque sino ad oggi ad ottenere la designazione di 64 Aree Wilderness per oltre 40.000 ettari in 9 Regioni italiane, nonché 25 tra zone e monumenti naturali per 12.450 ettari. Se non ci conosci consulta il nostro sito: www.wilderness.it).
 
Nei vari Modelli per la dichiarazione dei redditi (730, UNICO o CUD), è importante che negli appositi riquadri per la scelta della destinazione del 5 per mille dell'IRPEF tu scelga quello relativo alle ONLUS, dove dovrai:
 
1) apporre la tua firma per l’assenso al prelievo;
2) precisare il codice fiscale dell'Associazione
 
RICORDA, quindi!
 
Firma
 
ed inserisci 
 
il Codice Fiscale dell’AIW: 90003070662 
 
 (N.B. Il 5 per mille non sostituisce l'8 x 1000 da destinare alla Chiesa o allo Stato, ma è una scelta aggiuntiva senza che incida in alcun modo né sull'8 x 1000 né sul prelievo dal tuo reddito)
 
Ti preghiamo anche di diffondere questo messaggio informando ditte, società, amici, parenti e conoscenti, affinché sottoscrivano
l’apposita parte nella loro dichiarazione dei redditi.
 
E’ un modo assolutamente privo di costi, ma concreto,
 
per sostenere l’Associazione Italiana per la Wilderness:
 
NON PERDERE QUEST’OPPORTUNITÀ DI AIUTARCI!
 
Grazie.
 
PS:  Coloro che non devono presentare alcuna dichiarazione e hanno solo il modello CUDpossono consegnare la scheda della loro scelta del cinque per mille, nell'apposita busta chiusa, allo sportello di una banca o di un ufficio postale. Il servizio di ricezione delle scelte da parte delle banche e degli uffici postali è gratuito.

lunedì 5 settembre 2011

Brutte fila di pietre: e le chiamano "sentieri"

Queste bruttissime fila di pietra inquinano visivamente uno dei luoghi più belli del Pollino, violandone la "naturalità". A cosa servono è un mistero visto che  nessun escursionista si perde in un pianoro scoperto. Al limite per segnalare il percorso si potevano mettere dei mucchietti di pietra ogni tanto senza un allineamento geometrico così brutto! Un piccolo esempio di come la natura selvaggia venga sottomessa alle esigenze del management turistico  del Parco...
Indio