"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

martedì 29 novembre 2011

No alle "Uova giganti" a Pietra Capavola

Sono previste in località Pietra Capavola (Cugno dell’Acero) del Comune di Terranova di Pollino (Parco Nazionale del Pollino).
Si apprende con costernazione che il progetto per installare l’opera dell’artista Nils Udo, costituita da cinque uova giganti, sulla “Pietra Capavola” (località Cugno dell’Acero) in pieno Parco Nazionale del Pollino, non solo continua ad essere sponsorizzata dal Comune di Terranova del Pollino ed altri organismi pubblici locali (Regione Basilicata compresa), ma non è mai stata proibita dalle autorità preposte alla tutela del territorio, dell’ambiente, del paesaggio, del Parco Nazionale. Proprio nei giorni scorsi si è ancora tenuto un incontro per spingere le autorità a pronunciarsi favorevolmente e a dare il via al progetto! Lo scopo? Valorizzare il Parco. Ovverosia: creare un business per tutti! Difatti tutti ne guadagneranno qualcosa, dall’artista – che non lavora certamente gratis – a chi appalterà i lavori di realizzazione, e chi i lavori realizzerà effettivamente. E tutto ciò nel momento in cui il Paese sta attraversando quella che sarà probabilmente riconosciuta dalla storia come una delle nostre peggiori crisi finanziarie e mentre il governo sta studiando dove tagliare spese. Ecco: si cominci dalle spese inutili, come le “Uova giganti di Nils Udo”!
Colpisce il fatto che le autorità riunitesi a Terranova del Pollino si sarebbero dimostrate tutte, a quanto pare, non tanto interessate alla conservazione delle bellezze naturali (come logica avrebbe voluto e come le stesse leggi istitutive dei loro organismi prevedono), ma al loro sfruttamento, alla loro manipolazione per mere finalità turistiche e, quindi, di sfruttamento economico: LA NEGAZIONE DELLA FINALITA’ PRIMARIA DI UN PARCO NAZIONALE! Unico ad opporsi, una guida turistica del Parco; l’unico veramente a conoscenza delle richieste dei visitatori del Pollino, che non le finte uova di Nils Udo richiederanno di vedere, ma le montagne, i paesaggi, i Pini loricati e, caso mai, la Pietra Capavola, monumento naturale che non merita di essere violentato con delle finte uova giganti!
Il fatto che di fronte ad un grande artista (!) capace, alla fin fine, di realizzare solo delle uova di marmo (o quale altro materiale esso sia), tutte le autorità sembrino volersi flettere o, peggio, trasformarsi in zerbini o “red carpet” è solamente scandaloso, a fronte degli scenari naturali che il complesso montuoso del Pollino ha per dono di Dio (e che il Parco Nazionale del Pollino ha mandato di tutelare!).
Ecco, in barba a tutte le leggi in materia, ai criteri e le finalità per cui nel mondo si istituiscono Parchi Nazionali, l’arte dell’uomo (sempre che tale la si possa definire!) sarà il grimaldello per sfregiare quella di Dio!
Ci sono opere o progetti che solo per i luoghi in cui sono previsti andrebbero bocciati di principio. Ecco, le “uova” a Pietra Capavola sono tra queste. Le motivazioni per questo NO sono tutte lì, nello scenario in cui il monumento voluto dal Creatore è inserito, e che anche altri valori culturali nasconde, di ben più antica memoria. Più di quanto potranno un giorno durare le “uova” di Nils Udo! [IL SEGRETARIO GENERALE - F.to Franco Zunino]

lunedì 21 novembre 2011

Orsa zoppa: ricerca invasiva o bracconaggio?

COMUNICATO STAMPA


UN’ORSA ZOPPA: DI CHI LA RESPONSABILITÀ?


Dare la colpa ai bracconieri è stata la cosa più facile. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo si aggira da anni un’orsa senza una zampa anteriore (la destra si dice). La logica ed il buon senso ci fanno intuire che solo mediante un laccio d’acciaio un orso può strapparsi letteralmente una zampa a causa dei tentativi di liberarsi. E chi usa i lacci d’acciaio? I bracconieri ovviamente. Ma non solo. Gli ultimi orsi catturati illegalmente con lacci d’acciaio, quali trappole di cattura per i cinghiali, risalgono agli anni ’80. Da allora più nessuna segnalazione del genere è giunta alle autorità ed ai media. Ma da allora di lacci d’acciaio ne sono stati posti ben altri, ed altri ancora sono in programma per il futuro. Si tratta dei lacci d’acciaio  utilizzati dai ricercatori che catturano gli orsi per munirli di radiocollari. I due metodi sono diversi: il primo è mirato a catturare per il collo gli animali, l’altro per le zampe. Nessuno vuole sostenere che proprio da questi lacci si debba far risalire la mutilazione subita dall’orsa. Ma nessuno lo può smentire, se non le persone che li hanno predisposti, le quali hanno il crisma della credibilità per l’autorevolezza degli incarichi che rivestono. Quindi noi crediamo a loro sulla fiducia. Ma vorremmo lo stesso avere delle prove che a distendere quel laccio in particolare siano stati i bracconieri, non credere sulla fiducia a delle dichiarazioni da parte di autorità che hanno tutto l’interesse a sostenerlo.

Resta un fatto, documentato, a lasciare aperto lo scenario. E’ quanto meno dal settembre 2009 che le autorità del Parco sono a conoscenza della presenza di quest’orsa zoppa in giro per il Parco. Due anni di silenzio assoluto, salvo una lettera riservata di smentita, senza prove documentali, inviata allo scrivente: “Questo Ente è a conoscenza della presenza di due esemplari con tali problemi: una femmina è priva dell’estremità di un arto anteriore, mentre è un altro esemplare è stato visto varie volte zoppicare. (...) non è comunque da mettere in relazione con le operazioni di cattura a fini di ricerca in corso, in quanto gli stessi non sono mai stati catturati (non presentano infatti marche di riconoscimento)”.

Ora, come non chiedersi, come mai  tutti questi anni di silenzio su questo fatto? Come mai non sono stati diffusi allora i comunicati che addebitavano ai bracconieri questi misfatti? Come mai solo ora? E, come potevano essere marchiati orsi che si sono ovviamente liberati dei lacci perdendo una zampo o anchilosandosela? C’è solo una spiegazione ipotizzabile: solo le autorità del Parco, le guardie, il sottoscritto e pochi altri, erano a conoscenza della presenza di quest’orsa zoppa. Nei giorni scorsi l’orsa è stata invece “scoperta” dai turisti (perché la località dell’Acquaventilata dove essa è stata avvistata è un noto luogo dove i turisti vanno a cercare di avvistare e fotografare gli orsi). Ecco che allora le autorità sono state costrette a dover dare una spiegazione. E l’hanno infine data, con almeno due anni di ritardo: la colpa e dei soliti bracconieri, e dire bracconieri è quasi come dire cacciatori! I soliti, gli unici comodi nemici dell’orso.
Sul fatto che l’orsa zoppa frequentasse quei prati perché stava ricercando campi di mais, di grano e di carote o di erba medica per alimentarsi prima di procedere verso le sua tana d’inverno si è addirittura preferito imbastire una romantica storia senza senso, se non nel desiderio di chi l’ha scritta e diffusa, e di chi nel campo del giornalismo l’ha ritenuta perfetta per essere venduta ai lettori. Ed ecco allora la fiaba dell’orsa che, poverina, cerca ancora il suo amore perduto, che adotta due cuccioli senza mamma! Neppure un rigo sul fatto che in quei campi non vi fossero più i prodotti delle coltivazioni che l’orsa in realtà andava a cercare.

E allora avanti ancora con le ricerche, altre catture, altri collari (c’è chi ha proposto di mettere un collare ad ogni orso, per poterli seguire: come i detenuti col braccialetto!). Pensano così di salvare il rimasuglio di orsi marsicani sopravissuti fino ad oggi; cioè, non facendo nulla di concreto di ciò che l’orso avrebbe bisogno se potesse parlare: nessuna coltivazione a cura delle autorità; nessun aiuto o equo indennizzo all’allevamento ovino (che è poi la massima attrazione per l’orso); nessun controllo al turismo delle zone dell’orso – anzi ticket a pagamento per chi lo vuole andare a vedere – nessun veto alle centrali fotovoltaiche che stanno invadendo proprio quei terreni un tempo coltivati a grano e mais; nessun controllo all’esuberanza dei cinghiali che stanno devastando ogni risorsa alimentare naturale dell’orso.

E allora, avanti con le ricerche, e poi con i convegni e le pubblicazioni. Intanto paga l’Europa!



Murialdo, 16 Novembre 2011                                           IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                            F.to Franco Zunino

domenica 20 novembre 2011

Relazioni pro-centrale smontate dai fatti

COMUNICATO STAMPA
E’ ormai chiaro che l’Enel, trovandosi scoperto di fronte alla verità dei fatti sulla centrale del Mercure, si sottrae al confronto politico e sociale per non ammettere l’inconcludenza, la contraddittorietà e l’inadeguatezza delle proprie tesi e dei dati tecnici proposti per avallare l’azione di business che tenta in tutti i modi di “uccidere” i territori nei quali si vuole penetrare: la Valle del Mercure, in pieno Parco Nazionale del Pollino. Solo così, alla luce dell’affollatissimo Incontro-dibattito, ospitato presso il centro Nuovi Orizzonti di Laino Borgo e organizzato dall’Associazione L.A.S.T.A.(Laino per Aria Salute Territorio Acqua) – si può spiegare il rifiuto al confronto del Sindaco di Laino Borgo e dei tecnici che, per conto del Comune e pagati da Enel, hanno redatto la relazione pro Centrale. Relazione smontata punto per punto dalle 30 pagine redatte invece dalla commissione multidisciplinare che ha valutato il tutto e che conferma come i dati dell’Enel siano inadeguati, contraddittori e inconcludenti rispetto al merito delle questioni. Ma c’è di più. Il Forum “Stefano Gioia” ha scoperto una relazione, sempre commissionata dal comune di Laino Borgo e pagata da Enel, redatta da esperti nazionali addirittura nel 1987 (gli anni in cui Enel voleva riconvertire la centrale di Laino a carbone) in cui i tecnici di parte Enel avevano evidenziato come la scelta di far ripartire il sito del Mercure avrebbe, come da tempo dicono tutti coloro che vogliono il bene del territorio e della salute delle popolazioni che lo abitano, sprigionato nell’aria sostanze tossiche e cancerogene che avrebbero condizionato la vita della Valle del Mercure. Così come che il traffico veicolare fosse impossibile da  sostenere da parte dell’attuale rete viaria è detto a chiare lettere fin da allora. Ci chiediamo allora come mai il comune di Laino Borgo ed Enel non abbiano mai tirato fuori dal cassetto questi dati che, incontrovertibilmente, sostengono le tesi che da anni annunciamo e denunciamo in tutte le sedi istituzionali e pubbliche. E come è possibile che Enel abbia ottenuto autorizzazione presentando dati microclimatici riferiti ad una Valle diversa e distante –quella di Latronico- da quella del Mercure,pur avendo a disposizione le rilevazioni su quest’ultima. La verità dà ragione a chi, come noi, da tempo e per il solo ed esclusivo bene delle popolazioni, della loro salute, della salvaguardia del lavoro di questa gente, difende il territorio dalle aggressioni affaristiche  dell’Enel e dei suoi spalleggiatori a livello istituzionale. Per questo, convinti e sostenuti anche dai dati tecnici, continueremo a denunciare l’aggressione di Enel a questo territorio ribadendo in tutte le sedi democratiche che le nostre perplessità e i nostri rilievi non sono frutto di visioni ambientalistiche, ma una certezza che i tecnici anche di parte Enel già molti anni fa avevano sottolineato a chi della Valle voleva fare banco di predominio e non di bene comune.
14 novembre 2011 
                                                                                                          Forum”Stefano Gioia”
delle Associazioni e Comitati
per la tutela della legalità e del territorio