"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

giovedì 29 dicembre 2011

FRANCO ZUNINO: IL JOHN MUIR ITALIANO!

FRANCO ZUNINO: IL JOHN MUIR ITALIANO!
(Il più controverso ambientalista italiano)

Tessera n. 276 del WWF Italia (rinnovata ogni anno dalla fondazione, forse, con Pratesi, il Socio più anziano!), il primo ad aver effettuato ricerche scientifiche sull’Orso Marsicano. Nei primi anni ’80 diffonde in Italia il wilderness concept e le sue implicazioni filosofiche e conservazionistiche, fondando nel 1985 l’Associazione italiana per la wilderness (AIW) di cui è tuttora Segretario Generale. Le sue posizioni su problematiche spinose, come la conservazione degli ultimi spazi naturali, il turismo nei parchi, le strategie di conservazione di specie vulnerabili, caccia, nucleare, hanno diviso e fatto discutere il mondo ambientalista e l’opinione pubblica. Una delle ultime esternazioni ha riguardato la sua posizione favorevole al contenimento anche “cruento” della crescita demografica del lupo, con l’apertura agli abbattimenti ragionati di esemplari problematici, come già realizzato in altri Paesi (Stati Uniti, Canada, Svizzera, Francia e Norvegia); quest’ultima posizione ha suscitato anche l’interesse di una apposita Commissione del Ministero delle Risorse Agricole e Forestali. Anni fa una analoga  Commissione del Parlamento francese, sul fenomeno dei lupi nelle Alpi, ha ritenuto plausibili le argomentazioni di Zunino dichiarando non veritiero l’arrivo spontaneo dei lupi dall’Italia: il risultato cui giunse la Commissione non è stato mai diffuso in Italia, forse perché smentiva quanto sostenuto in precedenza da alcuni ricercatori. L’aver considerato abbattibile un animale “totem” quale il lupo, ha fatto di Zunino “l’antipatico per antonomasia” dell’ambientalismo italiano. Senza dubbio il più controverso ambientalista italiano: apprezzato da alcuni, osteggiato da altri, vediamo di capire chi è.
Nasce in Piemonte nel 1943, ligure di adozione, ha maturato nella Valbormida savonese la sua grande passione per il mondo naturale ed il suo istinto conservazionista per le bellezze naturali, viste soprattutto come beni spirituali prima che scientifici. Muove i suoi primi passi nel mondo ambientalista come guardia parco del Parco Nazionale Gran Paradiso. Nel 1970 si trasferisce in Abruzzo per dare inizio, su incarico del neonato WWF ITALIA, alla prima ricerca sulla vita e le esigenze di salvaguardia dell’Orso bruno marsicano. Gli esiti conseguiti, anche in collaborazione con uno dei massimi esperti mondiali di plantigradi (Stephen Herrero), hanno trovato vasta eco in pubblicazioni scientifiche internazionali di quel periodo. Nel 1991 è chiamato a far parte del Bear Specialist Group della Survival Commission dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), il massimo organismo internazionale per la salvaguardia dell’orso; ed in seguito nominato in numerose fondazioni internazionali per la Wilderness.
Da sempre contrario allo sperpero di danaro pubblico per le continue ricerche sull’orso; a questo proposito molti ricordano l’affermazione di Herrero, quando chiamato dal parco d’Abruzzo per ulteriori ricerche sul’orso marsicano, ebbe a dire: “non capisco perché mi abbiano chiamato, visto che Zunino ha già fatto tutto!” Ma Zunino aveva una pecca: non possedeva, né possiede, neanche uno straccio di laurea!
Assunto dal Parco nazionale d’Abruzzo, si è poi occupato della gestione dell’Orso bruno marsicano, cercando per anni di mettere in guardia le Autorità sui pericoli che minacciavano (e minacciano) l’Orso. Proprio di quegli anni sono i primi contrasti con l’allora direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo Franco Tassi. La politica gestionale del Parco puntava al turismo, aprendo alle visite anche aree del Parco che invece Zunino considerava off limits. In breve, Tassi affermava che la popolazione di Orso marsicano – che Zunino aveva stimato in minimo 100 esemplari – era in costante crescita, tant’è che la specie colonizzava anche le aree fuori dal Parco; Zunino invece sosteneva che l’orso, a causa del crescente turismo, era costretto a spostarsi in aree limitrofe (Majella, Gran Sasso, ecc.) meno frequentate dall’uomo, dando inizio a quella che negli anni ’80 definì “la diaspora dell’orso marsicano”. A riprova di ciò egli affermava che gli avvistamenti di orso nel Parco erano drasticamente diminuiti, mentre iniziavano segnalazioni in territori fuori dal Parco (segnalazioni assenti da decenni). Zunino proponeva, per la sopravvivenza della specie, la chiusura al turismo di determinate aree, ed il controllo (anche con abbattimenti controllati) di competitori alimentari come i cinghiali (praticamente sconosciuti nel Parco dalla sua istituzione ma diffusisi dopo le immissioni operate dai cacciatori nelle zone limitrofe). Zunino, contrariamente alle scelte operate dal Parco, sosteneva e sostiene ancora (in tantissimi comunicati stampa dall’AIW) che i finanziamenti spesi per la ricerca sull’orso sarebbero stati meglio utilizzati per l’acquisto di terreni privati ubicati nell’areale dell’animale (da destinare, ove possibile, anche a coltivazioni per il suo fabbisogno alimentare).
Da ambientalista (ma lui preferisce definirsi conservazionista!) sui generis per il panorama italiano, Zunino ha guardato al conservazionismo statunitense, sviluppando anche per l’Italia un modo nuovo di concepire la tutela del territorio incontaminato. Per primo inizia a divulgare un concetto di conservazione completamente sconosciuto in Italia, il wilderness concept, legato ad una filosofia di conservazione che si esplica con la realizzazione delle aree wilderness, territori indisturbati da lasciare per sempre selvaggi: in essi l’uomo non è un semplice visitatore, ma parte integrante di un ciclo di vita e di morte. Nel 1985 fonda l’Associazione Italiana per la Wilderness (AIW) (www.wilderness.it), associazione ambientalista che si batte per la tutela delle ultime aree selvagge. Per la sua posizione possibilista anche nei confronti di una sana attività venatoria ottiene consensi anche nel mondo venatorio. Ad oggi ha istituito, con l’aiuto di Comuni ed altri Enti Pubblici, ben 66 Aree Wilderness, territori che per volontà dell’organo designante sono destinati a restare per sempre (nel rispetto delle regole fondamentali di una liberal-democrazia) selvaggi. Ideatore del Fondo Wilderness, che raccoglie le donazioni all’AIW (incluse parte di quelle ricevute con il 5 x 1000) il Fondo è destinato interamente all’acquisto di terreni da lasciare selvaggi per sempre; a questo proposito, Zunino in più di una occasione ha affermato: “i soldi che riceviamo in donazione non devono essere sperperati all’italiana, ma destinati all’acquisto di terreni”, ed in un’altra, quando si appellò anche al mondo venatorio: “sono contento che anche il mondo venatorio (Federcaccia ndr) abbia iniziato a contribuire all’acquisto dei terreni”.
Considerando la caccia un falso problema ambientale, Zunino afferma che alle radici del movimento ambientalista mondiale, ma anche italiano, vi sia stato l’apporto della parte illuminata del mondo venatorio: si pensi al principe Filippo di Edimburgo, presidente onorario del WWF, oppure, in Italia, al Marchese Incisa della Rocchetta, od anche a Renzo Videsott, mitico direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, grande appassionato di caccia agli ungulati. Forte di questo pragmatismo, Zunino ha aperto un dialogo ed una collaborazione significativa col mondo venatorio trovando sostenitori per numerose battaglie ambientaliste, soprattutto di contrasto all’eolico e fotovoltaico in luoghi incontaminati.
Continui scontri con i vertici del Parco Nazionale d’Abruzzo lo porteranno negli anni ‘90 al prepensionamento. Schivo ed amante della solitudine, restio al presenzialismo, con un senso pratico che gli viene dalle sue origini ed esperienze famigliari contadine ed operaie, oggi Zunino vive grazie ad una pensione di poco più di € 700 mensili, a ciò va aggiunto il rimborso (circa € 200 mensili) che l’AIW gli riconosce per il suo costante impegno associazionistico. Con all’incirca 1000 euro mensili, Zunino conduce una vita da vero coerente (nel significato autentico del termine) ambientalista! In un Paese, dove l’accaparramento di quanti più benefit possibili è stato per anni il comportamento dilagante anche tra gli ambientalisti, l’AIW è fiera di essere condotta – con sobrietà – da uno dei massimi ambientalisti italiani!

Coordinamento Nazionale AIW

venerdì 23 dicembre 2011

Orso nel presepe di Civitella Alfedena: un messaggio e una richiesta di aiuto


MIRACOLO A CIVITELLA ALFEDENA!

Anche il buon Dio, o, meglio, il suo figliuolo fattosi uomo, Gesù Bambino - visto che siamo in pre-vigilia di Natale - ha ritenuto di dire la sua sul problema dell'Orso bruno marsicano.
Evidentemente si è accorto anche lui, padre di tutte le creature della Terra, che ci voleva un intervento autoritario, un messaggio forte e, perché no, divino, per smuovere i responsabili del Parco Nazionale d'Abruzzo affinché la smettano con gli studi, che durano praticamente da oltre quarant'anni, per capire cosa si debba fare per salvare l'ormai sempre più esigua popolazione dell' Orso bruno marsicano.
E allora che ha fatto Gesù Bambino? Il 21 dicembre scorso ha pensato bene di inviare un messo a dire la sua, un angelo Gabriele fattosi Orso, che nella notte è entrato nel grande presepe che il paese di Civitella Alfedena ha predisposto per festeggiare il Santo Natale, si è recato presso un contadino-statuetta in scala naturale, e lì si è divorato i frutti che esemplificavano il suo raccolto: mais, carote, mele e verdure. Nel presepe!
Ovvio che questa incursione sia stata un messaggio divino per far capire a chi, di orecchie dure e nativo di quel paese - il presidente del Parco Nazionale -, il quale, anziché dare retta agli scienziati romani che pensano solo a studiare dell'orso il suo comportamento e le sue ipotetiche malattie (finora mai trovato un orso morto per malattia!) retta la dia al senso pratico ed all'esperienza dei suoi paesani ed alle richieste che indirettamente gli orsi da anni gli stanno facendo; ovvero, pensi a far seminare campi di grano, campi di mais, campi di erba medica e lupinella, campi di carote, e pensi ad aiutare quei pochi pastori di pecore che ancora pascolano in alcune zone del Parco, con incentivi e rifondendoli con pecore "pubbliche" (come, finalmente, almeno il vicino Parco Nazionale della Majella sta iniziando a fare). Pensi meno ad autorizzare progetti eolici e fotovoltaici ed al futuro del pianeta e più al futuro dell'Orso. Presidente Rossi, quell'orso era un angelo sotto mentite spoglie, che inserendosi nel presepe del Suo paese è venuto a dirLe quelle che noi, modesti omuncoli con poca fede e privi di laurea, da anni le stiamo dicendo. Non più di studi e ricerche l'orso ha ancora bisogno per essere salvato, ma di cibo, di luoghi incontaminati ed indisturbati, di rispetto del suo habitat e della possibilità di predare.
Se non vuole dare retta a noi, lo dia almeno a quell'orso messaggero di Gesù Bambino nel presepe del Suo paese!

Buon Natale
Franco Zunino
Segretario Generale dell'AIW


già studioso e da sempre conservazionista dell'Orso marsicano

giovedì 22 dicembre 2011

Interrogazione su Centrale Enel dell'On. Napoli


Interrogazione a risposta scritta
Al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministro dello Sviluppo Economico;

Per sapere – Premesso che:

- nell’ottobre 2010 l’Enel ha ottenuto dalla regione Calabria l’autorizzazione per il progetto di riattivazione, con conversione a biomasse, della centrale del Mercure, impianto costruito negli anni '60 nel territorio del comune di Laino Borgo (CS), completamente inattivo da oltre 12 anni;
- avverso tale improvvido provvedimento hanno avanzato autonomi ricorsi presso il TAR di Catanzaro la Regione Basilicata, l’Ente Parco Nazionale del Pollino, i comuni di Rotonda (PZ) e Viggianello (PZ), nonché l’Associazione ambientalista WWF, mentre l’Associazione Italia Nostra ha presentato un ulteriore ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, a significare l’avversione al progetto, negativo sotto ogni punto di vista, compreso quello economico-occupazionale, testimoniato anche dalle imponenti manifestazioni popolari che hanno mobilitato migliaia di persone, per difendere i propri diritti ed interessi e a tutela di una delle aree protette tra le più belle d’Italia;
- la centrale  è, infatti, ubicata all’interno di un’area doppiamente protetta a livello nazionale e comunitario (Parco Nazionale del Pollino e Zona di Protezione Speciale –ZPS- Pollino e Orsomarso -IT 9310903);
- la potenza elettrica prevista per la centrale del Mercure è di 41Mwe, che ne farebbe una delle centrali del genere più grandi d’Europa; la biomassa necessaria ad alimentarla è nell’ordine delle 400-500.000 tonn/anno, da trasportare, per impervie strade di montagna ,già ora insufficienti per il normale traffico veicolare, con circa 150 grossi TIR che quotidianamente dovrebbero transitare su tale rete viaria, all’interno dell’area protetta;
- le emissioni di questo enorme ed insostenibile traffico veicolare andrebbero ad assommarsi all’impatto inquinante determinato dalla combustione della biomassa (emissione di particolato, metalli pesanti, diossine ed altri composti tossico-nocivi) e dai vari scarichi della centrale, il tutto con grave nocumento per l’ambiente protetto del Parco del Pollino, la sua biodiversità, le specie vegetali ed animali protette, tra tutte la lontra, animale protetto da norme internazionali perché in via di estinzione e per questo obiettivo specifico anche di un progetto di tutela del Ministero dell'Ambiente;
- ai rischi per l’ambiente e le specie protette, animali e vegetali, presenti nell’area, vanno aggiunti quelli, assolutamente inaccettabili, anche per la salute delle popolazioni residenti, legati alle emissioni aeree e al loro persistere all’interno della Valle del Mercure, dotata di scarsa ventilazione e caratterizzata, con elevata frequenza, dal fenomeno atmosferico dell’inversione termica che provoca un ulteriore ristagno d’aria, e dunque degli inquinanti, a livello del suolo, agendo, in pratica, come fattore moltiplicativo dei rischi per la salute da inalazione di inquinanti per la popolazione che nella Valle del Mercure vive e risiede;
- per ottenere una positiva Valutazione di Incidenza (VI) per il progetto, l’Enel ha presentato, ai competenti Uffici di Calabria e Basilicata, uno Studio di Impatto Ambientale (SIA) che comprende anche una valutazione dell’impatto dell’opera sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni residenti;
- un aspetto nodale di tale documentazione riguarda il microclima della valle del Mercure, fattore ovviamente condizionante della persistenza e della propagazione degli inquinanti (tra i quali particolato fine e ultrafine, NOx, SOx, diossine) emessi dalla centrale in caso di una sua riattivazione;
- per valutare questo aspetto, l’Enel, anziché effettuare studi e  misurazioni delle condizioni climatiche della Valle del Mercure, le mutua da una valle diversa e distante oltre 10 chilometri da quella del Mercure, assumendone come analoghe le caratteristiche;
- recentemente è stato reso noto dai mezzi di informazione che l’Enel aveva, in realtà, a disposizione uno studio specifico sulla valle del Mercure, finalizzato alla possibilità di convertire la centrale da olio combustibile a carbone, fin dal 1987; studio da essa stessa finanziato e commissionato dall’Amministrazione dell’epoca di Laino Borgo. In tale studio, prescindendo dal motivo per cui fu eseguito, irrilevante ai fini di quello che di seguito si evidenzia, viene bene dettagliata la situazione microclimatica della Valle del Mercure, in cui viene messo in evidenza proprio il fenomeno dell’inversione termica e viene altresì evidenziato il regime dei venti prevalenti nella Valle del Mercure, sostanzialmente dissimile, perché sensibilmente più debole, da quello vigente nella Valle di Latronico;
- che nello studio del 1987 viene pure sottolineata l’impossibilità per la rete viaria, che dall’epoca non risulta abbia subito significativi rifacimenti, a sostenere il carico di camion previsto per trasportare il combustibile al sito della centrale, tanto che viene avanzata la richiesta/necessità della costruzione di una ulteriore arteria stradale dedicata;
- che, oltre che le condizioni climatiche, anche l’aumento del traffico veicolare previsto nella relazione del 1987 è assimilabile a quello che si determinerebbe con la riattivazione della centrale alla luce dell’attuale progetto di riconversione della centrale;
- che, dunque, alcune tra le più gravi preoccupazioni da anni avanzate da più parti, nei confronti dell’attuale progetto di riconversione della centrale del Mercure, trovano puntuale conferma nella relazione del 1987, finanziata proprio dall’ Enel: 
- quali iniziative, ove quanto divulgato dai mezzi di informazione sull’esistenza di uno studio sulla Valle del Mercure fosse fondato, i Ministri interessati intendano prendere per chiarire per quali motivi l’Enel abbia fatto ricorso nello Studio di Impatto Ambientale (SIA), presentato ai competenti Uffici della Regione Calabria e Basilicata e fondamentale per l’iter autorizzativo, a dati microclimatici di una valle diversa da quella del Mercure, pur disponendo di quelli relativi a quest’ultima, ancorché in evidente contrasto con le tesi proposte dall’Enel nello Studio di Impatto Ambientale;
- quali ulteriori iniziative si intendano adottare per impedire i gravi rischi per la salute che le popolazioni dell’area subirebbero a motivo delle condizioni microclimatiche che caratterizzano la Valle del Mercure, qualora la centrale dell’Enel venisse riattivata, per come si può dedurre anche dalla relazione commissionata nella seconda metà degli anni “80 dall’Amministrazione di Laino Borgo e finanziata da Enel;
- quali interventi i Ministri interessati intendano assumere per impedire che tali rischi derivanti dalle emissioni della centrale vengano viepiù aumentati dall’inquinamento prodotto dall’imponente traffico veicolare previsto per il trasporto di biomassa all’interno dell’area protetta del Parco del Pollino, situazione che creerebbe, inoltre, una insostenibile congestione della viabilità interna ed autostradale, rischio pur esso segnalato nello studio finanziato dall’Enel nel 1987;  
- se, tutto considerato, non sia il caso di porre in essere una immediata moratoria del progetto dell’Enel per eseguire i necessari approfondimenti a tutela della salute delle popolazioni della Valle del Mercure e dei loro legittimi diritti ed interessi.
On. Angela NAPOLI

Roma, 20 dicembre 2011





COMUNICATO STAMPA del FORUM STEFANO GIOIA

Il nuovo intervento dell’on. Angela Napoli, su inquietanti aspetti legati al comportamento dell’Enel nella vicenda della Centrale del Mercure, danno conforto e ulteriore coraggio alle popolazioni della Valle che, insieme al Forum “Stefano Gioia,”ormai da circa dieci anni lottano in difesa dei loro diritti e dei loro interessi. Dall’occupazione, alla salute, dallo sviluppo al progresso economico e sociale. L’on.Napoli è a tutti nota e da tutti unanimemente stimata per le sue battaglie in difesa della legalità e della giustizia. E per la sua strenua opposizione ai fenomeni di criminalità organizzata che cercano di spadroneggiare, troppo spesso riuscendoci, sul territorio calabrese.
Il patetico tentativo di Enel che tramite il Comitato-fantoccio del Si cerca di intorbidire le acque e di confonderle, spostando la discussione su piani diversi da quello, fondamentale e gravissimo, su cui l’on. Napoli lo ha posto, sono destinati ad un miserabile fallimento.
Anziché continuare spudoratamente a sproloquiare per interposta persona, Enel  farebbe bene
a dare quelle risposte che le domande contenute nell’interrogazione pretendono!
E’ vero o non è vero che è fin dal 1987 che Enel ha i dati relativi alla situazione climatica –fondamentale per valutare i rischi per la salute delle popolazioni residenti- della Valle del Mercure, ottenuti tramite uno studio finanziato dalla stessa Enel? E’ vero o non è vero che i dati relativi proprio alla situazione climatica, inseriti negli studi ambientali presentati da Enel per ottenere le autorizzazioni per l’attuale progetto, contengono invece dati relativi all’area di Latronico, diversa e distante da quella del Mercure? E’ vero o non è vero che lo studio del 1987 evidenzia anche l’insostenibilità della rete viaria –rimasta nel frattempo immutata, anzi addirittura peggiorata- a sostenere un traffico veicolare pesante delle proporzioni previste per alimentare la centrale? E poi, perché della relazione del 1987 non se n’è mai saputo nulla? Forse perché contiene dati che avrebbero impedito, anche al più benevolo dei valutatori, di dare un qualsiasi parere favorevole al folle e impossibile progetto dell’Enel? Ovviamente non ci attendiamo risposte, almeno non da parte dell’Enel. Speriamo invece che Enti, Istituzioni e soprattutto gli Organi di legge preposti valutino, assieme ai Ministri interpellati, l’impressionante serie di inquietanti domande che l’on. Angela Napoli ha coraggiosamente sollevato per chiudere definitivamente una torbida vicenda che mai sarebbe dovuta neanche iniziare.
21 dicembre 2011
Forum “Stefano Gioia”
delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani
per la tutela della legalità e del territorio 

mercoledì 21 dicembre 2011

Greggi pubblici per i lupi: provvedimenti lungimiranti nel Parco Nazionale della Majella

PECORE PER LUPI ED ORSI: FINALMENTE!



Con decenni di ritardo da quando il sottoscritto ha per primo proposto la restituzione in natura ed immediata dei capi di bestiame (soprattutto pecore) ai pastori che subivano danni da parte di orsi e lupi - restituzione da farsi con la creazione di “greggi pubblici”, ovvero di proprietà degli enti preposti alla difesa della fauna selvatica, specificatamente degli Enti Parco, e da utilizzare a questo scopo - finalmente qualcosa si muove: il Parco Nazionale della Majella sta per iniziare una simile pratica in via sperimentale in difesa del Lupo (con soldi europei finalmente spesi bene!).

E’ difatti di pochi giorni or sono la diffusione di un comunicato stampa del Parco Nazionale della Majella mediante il quale si annuncia la messa in pratica di quest’iniziativa. Era ora! Era ora che il senso pratico cominciasse a prevalere sulle teorie di animalisti di città campate per aria ancorché marchiate di “scientificità universitaria” (per quanto riguarda l’orso bruno marsicano al costo di oltre 13 milioni di euro finora spesi!) e finora rivelatesi inconcludenti e/o di là da venire in quanto ad effetti pratici (le ultime quelle dei meleti e dei recinti elettrificati e dei futuri ramneti).

Il firmatario di questa nota è lieto di apprendere che ad aver deciso questo passo sia stato il Dott. Nicola Cimini, Direttore del Parco Nazionale della Majella, persona che, come il sottoscritto, fece la sua esperienza naturalistica nello staff del Parco Nazionale d’Abruzzo. Persona con un innato senso pratico in quanto originario del paese simbolo di questo Parco: Opi, dove il Parco vide luce. Non per nulla, un paese di pastori, di pecore, di lupi e di orsi. Onore al merito!

Un ritardo di decenni su di un iniziativa che avrebbe dovuto essere presa da tempo tanto essa è ovvia, e che, tra l’altro, contribuirà al mantenimento della cultura pastorale abruzzese ed alla biodiversità dei pascoli, e che potrà anche avere incidenza sulla creazione di posti di lavoro. Un’iniziativa che parte solo ora in via sperimentale ed in Majella, ma che ci si augura possa presto essere estesa anche al Parco Nazionale d’Abruzzo, mettendo in pratica una di quelle proposte operative di conservazione che il sottoscritto da anni va divulgando (e che ancora nel giugno scorso era stata avanzata alla Regione Lazio, benché, al solito, rimasta lettera morta).

Al contrario l’ultimo progetto Life Orso marsicano spenderà i suoi altri 1,5/2 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione Europea per gli ennesimi studi: ricerche, catture, collari, controlli satellitari, conteggi (infiniti conteggi!) e... stipendi. Mentre lo stesso ente Parco a similari e saggi progetti come quello oggi deciso dal Parco della Majella preferisce: uno, potenziare inutilmente le risorse vegetali naturali di cui è già ricco il Parco (e che i troppi cinghiali stanno saccheggiando a danno dell’orso e della flora, anche rara!); due, realizzare piccole centrali eoliche e fotovoltaiche per contribuire al Protocollo di Kyoto (che salvare il pianeta sia più importante che salvare l’orso?).

L’Associazione Italiana per la Wilderness plaude quindi a quest’iniziativa del Parco Nazionale della Majella per difendere il Lupo e si augura che la sperimentazione divenga presto pratica consuetudinaria, anche per il Parco Nazionale d’Abruzzo e per l’Orso marsicano, sperando che così lo si possa salvarlo almeno in extremis.


Murialdo, 20 Dicembre 2011                                               IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                           F.to Franco Zunino

mercoledì 14 dicembre 2011

Tagli boschivi a Rotonda: intervento di Franco Zunino


Oggetto:  Tagli boschivi in Comune di Rotonda (Parco Nazionale del Pollino).


La scrivente Associazione si unisce alla protesta avanzata da più parti in merito al bando d’asta del Comune di Rotonda per il taglio di quello che è ritenuto uno dei più bei boschi del Pollino in località “Anticristo-Marolo”, per il cui taglio l’Ente Parco ed altri organismi avrebbero già dato parere favorevole (in SIC e Zona A1!).
Ancora una volta si vuole qui evidenziare come la finalità prima del Parco sia la preservazione dei suoi scenari e delle sue risorse naturalistiche, quali sono, appunto, anche le foreste, per proteggere le quali non si trovano mai i soldi (cosa che invece avviene per la sua valorizzazione turistica, per la quale si stanno spendendo milioni di euro in iniziativa non solo discutibili – come il centro poli funzionale di Campo Tenese – ma anche contrarie alla suddetta finalità, come è nel caso delle “uova” alla Pietra Capavola).
Da presa in giro suona poi l’iniziativa di rimboschire dei pascoli o radure con la scusa di supportare il Protocollo di Kyoto! Da una parte si piantano pianticelle (che andranno in gran parte a morire, come sempre avviene in questi casi) e dall’altro si abbattono alberi d’alto fusto, magari anche centenari, il cui apporto alla riduzione del CO2 è oggi immediato ed altamente efficace. E ciò nell’Anno Internazionale delle Foreste e nel Comune “capitale” del Parco!
Sembra, alla scrivente che, come al solito, politici e funzionari di meglio non sappiano fare che sperperare danaro pubblico appellandosi alle motivazioni più disparate pur che si “operi” con appalti: troppo semplice, troppo facile e... troppo “blindato” il dare un contributo di 38.000 euro ad un Comune per risarcirlo di un mancato taglio volto al rispetto del fine primo del Parco?
In un momento di crisi come quello attuale trovare 38.000 euro per risarcire un mancato taglio è forse ritenuto difficile se non impossibile, ma l’opinione pubblica deve sapere che per “realizzare opere” si trovano invece milioni di euro, e si smuove anche l’Unione Europea per trovarli, magari con motivazioni contrastanti con le stesse finalità del Parco. A noi non resta che fare in modo che l’opinione pubblica sia portata a conoscenza di tutto ciò. Il Parco Nazionale del Pollino fu istituito per salvare i boschi di Rotonda, non per venderli al miglior offerente!

                                                                                      IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                     (Franco Zunino)

giovedì 8 dicembre 2011

Messner: vicinanza ideale con l'AIW


da: COMUNICAZIONI PERIODICHE AIW (8 dicembre 2011)

Una lettera interlocutoria è stata inviata al famoso alpinista Reinhold Messner richiedendo una sua disponibilità ad eventualmente accettare la carica di Presidente effettivo dell'AIW o, alternativamente, di Presidente Onorario nel caso non fosse più impegnato in Mountain Wilderness. Messner ha risposto con una missiva molto cordiale dicendosi onorato dell'offerta ma rifiutando le cariche a causa dei troppi impegni (tra i quali soprattutto quello col suo Messner Mountain Museum); egli precisa però che pur essendosi allontanato da Mountain Wilderness per divergenze di vedute, ha grande stima verso i padri storici del movimento Wilderness, da Thoreau ad Aldo Leopold a Robert Marschall, ed anche vicinanza ideale verso l'AIW.

sabato 3 dicembre 2011

No alle "uova giganti" a Pietra Capavola: lettera del Consigliere del WWF



AL PRESIDENTE /AL DIRETTORE
DELL'ENTE PARCO DEL POLLINO

via e-mail

Gent.mi in indirizzo,
apprendo dal notiziario on-line “La Siritide” che in data 23/11/2011 a seguito di un incontro tenutosi a Terranova di Pollino, le istituzioni presenti hanno espresso, in merito alla paventata istallazione di c.d. “uova di pietra” ad opera di tale Nils Udo nel sito naturalistico ed archeologico protetto della “Pietra Capavola”, l’intenzione di “ rendere celermente effettiva la realizzazione dell’opera”.

Come ricorderete il WWF – per mio tramite – ha sempre espresso parere negativo sul sito previsto per l’installazione di tale progetto, anche ricordando il precedente del recente passato che ha dato luogo a sequestri di cantieri da parte del CFS nel caso del c.d. “teatro vegetale” di Francavilla in Sinni.

Pertanto, nella mia qualità di Consigliere Direttivo, chiedo alle SS.VV. di voler emanare atto urgente di immediata sospensione di qualsivoglia autorizzazione, parere o nulla osta concesso da codesto Ente Parco alla realizzazione dell’opera sul sito preventivato e convocare apposita riunione di Consiglio Direttivo al fine di esaminare – dietro idonea relazione degli Uffici – l’opportunità di confermare o meno detti provvedimenti, ovvero di proporre – anche a fronte di eventuale sopralluogo in situ da parte dello stesso Cons. Direttivo unitamente a tecnici ed amministratori interessati – l’auspicabile individuazione di una sistemazione alternativa per l’installazione artistica.

Si richiede quanto sopra anche al fine di dare giusta risposta e considerazione alle molteplici e fondate preoccupazioni proveniente dal mondo ambientalista e della società civile.

Cordiali saluti

CASTROVILLARI 30/11/2011

Avv. Giovanni De Marco

venerdì 2 dicembre 2011

Il Parco del Pollino autorizza tagli boschivi ma poi fa i rimboschimenti con i soldi di Lottomatica

Non era meglio salvare il Bosco Marolo dai tagli o il fenomeno naturale della slavina di Serra del Prete piuttosto che impegnarsi in un rimboschimento con i soldi di Lottomatica? Non è meglio tutelare i boschi esistenti con una politica conservazionista basata su indennizzi, acquisizioni e contratti d'affitto che perdersi in convegni e iniziative francamente più di facciata che di sostanza?
Indio

fonte: articoli ripresi dal sito di Olambientalista

La Ola chiede al Parco del Pollino di Salvare il bosco Anticristo-Marolo
1 DICEMBRE 2011


La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) chiede all’Ente Parco del Pollino ed al suo presidente, Domenico Pappaterra, di salvare il bosco “Anticristo-Marolo” situato all’interno del territorio protetto, in Zona 1, nel comune di Rotonda ed all’interno di aree tutelate dall’Unione Europea. Il Parco potrebbe utilizzare propri fondi o quelli previsti dalla promozione della “Lottomatica” e delle iniziative “Un bosco per Kyoto” per indennizzare il Comune di Rotonda per il mancato taglio del suddetto bosco, la cui asta pubblica è stata indetta dal Comune di Rotonda il 17 novembre scorso, con offerte a base d’asta a partire da 38 mila euro per la particella forestale 18.

Per il taglio boschivo, oggetto dell’asta pubblica, ha dato il parere favorevole d’incidenza nell’ambito del Piano di Assestamento Forestale anche la Regione Basilicata ed il direttore del Parco del Pollino, il quale ha rilasciato parere positivo con autorizzazione n.515 dell’11 novembre 2011. Sarebbe davvero paradossale che in occasione dell’anno internazionale delle foreste indetto dall’ONU i più bei boschi del Parco del Pollino, e tra questi le faggete dell’Anticristo-Marolo, venissero tagliati solo per ripianare se pur parzialmente i bilanci in rosso dei Comuni che potrebbero invece essere indennizzati per il mancato taglio proprio dall’Ente Parco, utilizzando gli articoli 11 e 12 della Legge 394/91 in materia di aree protette, così come è avvenuto in passato per altri boschi e patrimoni del Parco nazionale del Pollino.




La kafkiana lottomatica degli amministratori del parco del Pollino

2 DICEMBRE 2011

Due comunicati stampa, arrivati a distanza di qualche minuto l’uno dall’altro, che fanno a cazzotti tra di loro. Il primo parla di alberi – tanti – da piantare, il secondo di alberi – tanti anche in questo caso – da tagliare. Nello stesso posto: il Pollino. Nel territorio dello stesso comune: Rotonda. Nel primo caso si tratta delle cinquemila piante che verranno “messe a dimora” nel cuore dell’area protetta grazie ai fondi di Lottomatica che così compensa le tonnellate di anidride carbonica bruciate per stampare le schedine; nel secondo caso, di un’associazione ambientalista [ndr Ola] che chiede all’ente Parco di non sacrificare il bosco “Anticristo – Marolo” sull’altare dei debiti del Comune di Rotonda (vicenda per la quale verrà venduto all’asta e ovviamente disboscato) e di utilizzare quegli stessi fondi per salvarlo. Da una parte gli alberi arrivano, dall’altra vanno via. Forse, una semplice operazione di “algebra forestale” avrebbe consentito di trovare una soluzione senza creare questa situazione kafkiana. [di Rocco Pezzano, dal Giornale della Basilicata online]