"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

domenica 5 febbraio 2012

Arte Pollino: quando l’arte pubblica fallisce




di Margot Villebon

tratto da:  http://potatopiebadbusiness.com/2012/02/02/arte-pollino-quando-larte-pubblica-fallisce/

 

Arte Pollino: quando l’arte pubblica fallisce


Il Parco Nazionale del Pollino è la più vasta area protetta del nostro paese nonché la seconda in Europa. Sviluppandosi tanto sul versante lucano che su quello calabro, interessa le province di Potenza, Matera e Cosenza per un totale di circa 193.000 ettari (considerate che il Gran Sasso ne conta 141.000, il Gran Paradiso 71.000 e il Circeo solo 5.000).
Parco Nazionale Pollino
Il Parco Nazionale del Pollino
Nonostante il valore naturalistico e vegetale intrinseco al verde del parco, per anni ormai la conservazione, gestione e manutenzione dell’area ha subito sempre più noncuranza e disaffezione generando povertà, degrado, abbandono del territorio. Non solo da parte delle comunità locali, ma anche dal punto di vista turistico e del settore terziario per anni non si è riusciti a fare del parco e delle sue ricchezze una meta prestigiosa non solo dal punto di vista naturalistico ma anche archeologico,
antropologico-culturale e storico. E dunque, come valorizzare questo territorio dalle enormi potenzialità, così vasto, vario e complesso?
Ebbene, camminando a ritroso nell’infelice storia di quest’area naturale, si scopre che il 12 ottobre 2010 il presidente della regione Basilicata Vito De Filippo, sottoscrisse una convenzione con il direttore generale dell’Agenzia di Promozione Territoriale (Apt) Gianpiero Perri – entrambi ancora oggi in carica – e i sindaci dei Comuni di Senise, Terranova del Pollino, Viaggianello e San Costantino Albanese, per la realizzazione dei cosiddetti  “grandi attrattori” del Pollino, già approvati dalla Giunta Regionale della Basilicata.
Di quanto è l’importo? 10 milioni di euro.
Apperò.
“Grandi attrattori” mi suona come un binomio tipicamente italiano, generico, non pertinente e che in buona sostanza non significa assolutamente nulla, non indica niente e lascia intendere ancora di meno. Leggendo tra i numerosi articoli che vennero pubblicati, si evince come, ritenendo il patrimonio naturale del parco non sufficiente allo sviluppo economico, turisti e quindi territoriale dell’area, si rende necessario realizzare quattro interventi “particolarmente innovativi e originali” – quanta superficialità mi viene da dire – con lo scopo di suscitare interesse, curiosità. Si tratta di scivoli, passerelle, pavimentazioni di cemento raccolti pragmaticamente sotto il titolo di Progetto Integrato Sistema Locale di Offerta Turistica Pollino Lucano: appunto Pollinolandia. I progetti: l’arrivo dei Greci in Occidente sulla scena dell’invaso di Montecotugno, uno scivolo di montagna a Piano Ruggio Viggianello, un percorso tra gli alberi a Terranova del Pollino, uno skyflier a San Costantino Albanese. Insomma, progetti capaci – secondo il governatore lucano - di “perforare” la domanda  turistica per un nuovo “brand” del Pollino. Ovviamente e per fortuna – forse si può ancora salvare qualcosa – gli interventi sono in fase di realizzazione e le informazioni, da quassù, sono davvero scarse.
Se tutto questo vi lascia perplessi, bene tenetevi forte perchè non è che l’inizio. Ciò che è stato detto sin qui, ci aiuta a comprendere lo scenario e le condizioni in cui il progetto Arte Pollino si era GIA’ installato. Ebbene sì, avete capito bene. Dato che le bellezze del Pollino non bastavano alla promozione turistica del territorio, perchè non ideare un bel progetto di Arte Pubblica, che coinvolga le persone, doni nuova identità al territorio e ai cittadini attraverso l’arte? (ma poi cosa è arte? non è forse già un giacinto, un faggio o un ulivo?). Leggiamo la presentazione illuminante del progetto e dei suoi obiettivi, direttamente dal sito: «L’obiettivo primario del progetto è quindi quello di trasformare il modo di considerare il parco sia da parte degli abitanti, sia da parte dei visitatori e rendendo evidente che proprio qui è possibile costruire “un altro Sud“. Partendo dalle migliori risorse umane che già operano su questo territorio e mettendole in contatto con realtà internazionali altamente qualificate è possibile infatti valorizzare le potenzialità che già esistono in questo magnifico territorio migliorando la qualità della vita di chi lo abita, creando una nuova “identità competitiva” capace di distinguere questo contesto di pregio in un panorama internazionale e trasformando la visita al Parco del Pollino nell’opportunità di poter “vivere un sogno” che non si limiti alla sola contemplazione passiva dei panorami e dell’ambiente naturale ma che prevede anche una partecipazione attiva resa possibile dalla fruizione delle opere contemporanee che saranno realizzate».
Gasp!
Arte Pollino è stato fortemente voluto dalla Regione Basilicata, finanziato dall’Unione Europea, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali oltre al Ministero per lo Sviluppo Economico. Un milione di euro, di cui una metà provenienti dai Fondi del Programma Operativo Regionale del sestennio 2000-2006 sotto le voci “cultura” e “promozione turistica” e l’altra metà erogati come Fondi Aree Sottoutilizzate, ai quali andrebbero aggiunti parte dei 5 milioni dei FAS 2007-2013 per il mantenimento delle strutture, dei laboratori didattici e l’eventuale ampliamento del progetto.
Nei mesi di novembre e dicembre 2008 vennero compiuti i primi sopralluoghi con gli artisti per prendere confidenza con il territorio, entrare in contatto con l’ambiente locale e quindi iniziare a progettare le singole installazioni. Con notevole zelo, le prime tre giganti opere sono state realizzate nel corso dei mesi successivi per essere finalmente inaugurate nell’estate del 2009.
Un artista italiano, Giuseppe Penone (Garessio, 1947), poverista in stretto e vitale contatto con la natura, la vita degli alberi e il respiro delle foglie. L’artista propone la costruzione di un teatro vegetale, dal diametro di 125 metri, nei pressi di Fiumara del Sarmento, Noepoli (PZ). Solo pietre, cespugli, alberi. L’istallazione è concepita come un work in progress dove in occasione dell’inaugurazione era stata realizzata solo la parte del così detto “cervello di pietra”. Ad oggi, personalmente, non vi so dire se l’opera sia terminata. Sinceramente dubito e credo che, se mai sarà portata a termine, lo verremo a sapere dato l’interesse mediatico e positivo e negativo che continua a generare questa vicenda.
L’indiano Anish Kapoor (Bombay, 1954), ormai conosciutissimo in tutto il mondo e da anni ormai in scuderia a San Gimignano, presso la Galleria Continua, ha progetto un Earth Cinema. Letteralmente un solco nel terreno, un taglio nella terra lungo 45 metri e profondo 7 che consente al pubblico di entrare e sentirsi avvolto, intrinsecamente parte della natura circostante.
Carsten Höller (Bruxelles, 1961) cerca di produrre e regalare emozioni al pubblico delle sue opere. Ama provocare e disorientare lo spettatore ricreando delle situazioni che hanno spesso le caratteristiche di un gioco, di un’atmosfera allegra e spensierata.
La caratteristica dei suoi lavori è quella di richiamare il pubblico alla partecipazione diretta, prendendo parte del meccanismo da lui innescato. Per Arte Pollino, l’artista belga ha pensato di collocare una giostra gigantesca, con 12 braccia supportanti doppi seggiolini, per un totale di 24 possibili passeggeri, proprio sulla cima di una collina. Una vista mozzafiato per RB Ride, questo il titolo di questo enorme carosello dal diametro di oltre 16 metri, che ruota lentissimo (è in grado di compiere 4 giri all’ora).
L’ultima installazione che avrebbe dovuto completare l’operazione è stato la più sfortunata e oggetto delle nuove polemiche di ambientalisti, frequentatori del parco e sostenitori dell’inutilità di un progetto quale Arte Pollino oltre che dello spreco di denaro pubblico.
L’opera avrebbe previsto il posizionamento di cinque uova giganti per opera dell’artista Nils Udo (1937), sulla cime di un altro belvedere del parco naturale. «L’Associazione Italiana Wilderness si oppone e si opporrà sempre a questi inutili e costosi scempi al paesaggio e all’integrità dell’ambiente naturale del Pollino, e lotterà assieme a tutti quegli abitanti del Pollino che vogliono difendere la dignità e la bellezza della propria terra!» sono parole di Saverio De Marco, Consigliere Nazionale Associazione Italiana Wilderness (AIW).
Dopo tutte le considerazioni fatte negli articoli precedenti sul pubblico, l’arte partecipativa, l’importanza dei processi e delle relazioni non solo con il territorio, ma anche con il fruitore stesso dell’opera, che voto dare al progetto Arte Pollino nella sua complessità? Se nella fase preparatoria numerosi giovani delle comunità locali sono stati coinvolti in un processo di “riappropriazione culturale” e sostanzialmente di ripensamento geografico-culturale-territoriale del parco, nella pratica questa fase di brainstorming e di esperienza comune è andata totalmente a perdersi. Infatti sono stati chiamati i grandi artisti, i nomi di fama internazionale a realizzare le opere. Non i cittadini. Non i frequentatori del parco, gli amanti della natura e le associazioni botaniche, sportive, albergatori, ristoratori che conoscono, vivono e lavorano in quella zona. Sostanzialmente dall’alto, come delle vere proprie astronavi, questi lavori sono stati collocati nel territorio – non senza un grande dispendio economico si è visto – senza essere contestualizzati. Privi di un humus in grado di accoglierli e restituirli a chi li vede. Un artista con committenze in tutto il mondo quale Anish Kapoor come volete che interpreti la richiesta di ideare un progetto da parte del comitato scientifico di Arte Pollino? Lo avranno pagato profumatamente.
Lui stesso, la produzione, le spese di viaggio, ospitalità e quant’altro. Una richiesta come un’altra. Forse Anish avrà trovato la location mozzafiato, come forse anche Penone avrà pensato che sarebbe stato bello trascorrervi alcuni giorni a passeggiare e meditare. Secondo voi Carsten Holler ha pensato a chi avrebbe acceso e spento la sua giostra? Ha riflettuto su quanto sarebbe potuta costare la manutenzione del suo mega-aggeggio? Considerando la sua esperienza e le innumerevoli istituzioni con il quale ha lavorato, spontaneamente mi viene da dire «si, certamente ci avrà riflettuto». Ma forse in questo caso la responsabilità è piuttosto di chi sceglie di invitare Holler in qualità di artista e di accettare un’installazione simile – pura follia – senza pensare al domani. E badate bene, non si tratta unicamente dei quibus.
Inoltre, possiamo tranquillamente parlare di “presunzione“. Infatti, a seguito di quanto ci siamo detti, come è possibile definire Arte Pollino un progetto di arte pubblica? Suvvia. Nulla di ciò che è stato fatto, dal momento in cui sono stati chiamati gli artisti elencati, afferisce alla sfera della partecipazione attiva e del coinvolgimento delle comunità locali. Di nuovo, questi artisti – che piacciano o meno da un punto di vista concettuale ed estetico – hanno portato a termine ciò che gli è stato richiesto e non possiamo biasimarli. Per altro, nessuno di questi è mai stato conosciuto, interessato o coinvolto dall’arte pubblica nei propri lavori. E allora? Questo progetto è partito con un budget di oltre 1 milione di euro..e pensate quanto potrebbe essere fatto, di pubblico e di arte, con questi finanziamenti.
Vorrei sottolineare come, a differenza di molti degli articoli che si leggono su Arte Pollino e sul Progetto Integrato Sistema Locale di Offerta Turistica Pollino Lucano in senso più ampio, io non mi oppongo alla possibilità di creare modi alternativi di valorizzazione un territorio che esulano dalle ricchezze esistenti. Non si intende cancellare o dimenticare la pastorizia, la natura, l’agricoltura, la storia, il patrimonio archeologico, le tradizioni.
Credo, piuttosto, che si possa pensare ad innescare un processo. Sviluppare un approccio differente e alternativo alla realtà esistente. Per chi non l’avesse ancora capito, è proprio con l’arte che si riesce a compiere questo piccolo miracolo. L’arte riesce a svincolarsi dai sistemi esistenti e viaggiare “sopra le righe”, senza sottostare necessariamente all’impianto istituzionale, politico, comunicativo vigente. Per attivare simili meccanismi servono più persone, occorre un apparato di competenze artistiche, sociali, relazionali, curatoriali, antropologiche – che chiaramente variano a seconda dei contesti – in grado di non solo di dare avvio ad operazioni di coinvolgimento e produzione, ma anche di coordinamento e gestione. Dei soggetti partecipanti, dei processi oltre che dei risultati finali. Solo così possiamo provare, nel tempo e grazie al tempo, ad arricchire un territorio di valori che prima non possedeva, teneva nascosti e che certamente non possono emergere attraverso le installazioni-ufo di Arte Pollino.

martedì 24 gennaio 2012

Orso marsicano e Patom: ascoltare la voce della comunità locale





COMUNICATO STAMPA

Orso bruno marsicano: mettere all'opera il PATOM!

Lo hanno creato ben sei anni fa. Sembrava la soluzione di tutti i problemi che ruotano attorno all'Orso bruno marsicano. E' stata invece la solita uscita all'italiana di fronte ai problemi: stampare un libro, fare una conferenza, istituire un commissione (magari d'inchiesta!), creare un struttura. Scegliete voi. Di fronte ad ogni problema questa è sempre stata la via d'uscita del popolo d'Italia e, specialmente, dei politici e delle autorità che lo governano.
Nonostante questo, l'idea del PATOM, partorito in uno dei tanti (troppi!) momenti tragici della storia dell'Orso bruno marsicano, il solito evento che ha smosso la coscienza degli italiani e che ha fatto riempire pagine di giornali ed annunci radio-televisivi: l'avvelenamento di tre orsi, mamma e figli (ma allora qualcuno scrisse anche 5: la cosa non fu mai veramente chiarita, almeno all'opinione pubblica), non fu una cattiva idea. L'unico errore è forse stato quello di inserire in quest'organismo troppe sigle e quindi troppe persone (un altro modo che in Italia abbiamo per accontentare tutti e per non far funzionare le cose!), sempre per voler essere più democratici dei veri paesi democratici e sempre terrorizzati dal fatto che poche persone potrebbero creare una dittatura (che poi regolarmente non arriva mai!). Ma intanto, a causa di queste mega concertazioni si finisce per non concertare nulla! Ecco, il PATOM è infatti rimasto lettera morta: non si capisci neppure chi comandi!
Certo, bastava dare ascolto, non diciamo tanto a chi da anni grida nel deserto - un calarsi troppo le braghe per ammettere sconfitte inaccettabili - ma almeno a qualche pastore, a qualche contadino (o ex tale, ormai) a qualche guardiaparco (o ex guardiaparco, fa lo stesso), questo si, e qualcosa per l'orso si sarebbe fatto.
Invece siamo rimasti tutti in attesa che l'elefantiaco PATOM si decidesse di muovere i primi passi.
Ecco, oggi, il solito non esperto, non "scienziato", ha infine parlato, se non altro da un pulpito autorevole, e come un pastore, un contadino o un ex guardiaparco ha infine detto anche lui che il re è nudo: il Presidente della Comunità del Parco Nazionale d'Abruzzo e Sindaco di uno dei paesi del Parco, Alberto D'Orazio.
E cosa ha detto? Ha detto che "il PATOM non può continuare a mantenere un impegno di facciata"; ha detto che "non ha prodotto alcun risultato di rilievo". Ha detto in pratica che il PATOM non si è mai mosso, che non ha finora fatto nulla, che non è servito a nulla e che forse sarebbe infine il caso di dargli una smossa e di farlo agire prima che sia troppo tardi (per l'orso).
E' un appello che avremmo preferito lo avessero lanciato gli autorevoli scienziati che da anni campano con ricerche, analisi, catture e radiocollari, o almeno le autorità del Parco, ma fa niente. Va bene così.
L'Associazione Italiana per la Wilderness ed il firmatario di questo comunicato plaudono a quest'uscita di D'Orazio, l'appoggiano e la fanno propria: che il PATOM si muova!
Non solo; ci appelliamo a tutto il mondo dell'ambientalismo, dai naturalisti ai cacciatori, affinché mettano da parte i loro interessi particolari e lodino anche loro, appoggino e facciano propria questa presa di posizione del Presidente della Comunità del Parco.
Visto che non si è fatto altro se non creare questo PATOM, almeno che il PATOM agisca. Poi magari ci scontreremo sulle cose fatte, non sulle proposte ed ipotesi di intervento lasciate sul un bel documento, mai applicate o, peggio, non rispettate quando sarebbe stato il caso di farlo.


Franco Zunino

Segretario Generale AIW
già studioso dell'Orso bruno marsicano 
da sempre interessato alla sua protezione

giovedì 19 gennaio 2012

Orsi morti: che fare?


Comunicato Stampa

ANCORA UN ORSO MORTO!

E' morto un altro orso marsicano! E' anche normale che ogni tanto qualche orso muoia per cause "naturali"; il problema è che aggiunto ai tanti morti per cause che riportano sempre all'uomo significa un altro passo verso il baratro dell'estinzione di questa popolazione. E ancora una volta non si sentono le autorità proporre soluzioni pratiche per la protezione, per la conservazione del suo habitat e per un miglioramento delle necessità alimentari, tanto meno per un rispetto al silenzio dei suoi luoghi ed alla loro solitudine: il turismo ecologico è sempre lì, presentato come una della cose che salveranno l'orso! I cacciatori sempre lì, citati, o come ectoplasmi, fatti balenare come la causa principale della morte degli orsi. I siti SIC si citano come scusa per ottenere finanziamenti dall'Unione Europea, ma nessuno dice nulla quando sui siti SIC si costruiscono ettari di centrali fotovoltaiche. Il fantomatico PATOM che a tutto questo dovrebbe provvedere e che invece è sempre lì a dire che sì, si può autorizzare tutto quello che invece dovrebbe essere impedito. 
Intanto le autorità sminuiscono l'impatto dei cinghiali sull'habitat dell'orso e sulle sue risorse alimentari naturali ed artificiali (sarebbe interessante sapere quanti dei popolamenti di Pancacciolo esistono ancora sulle montagne del Parco, e quante mele selvatiche a primavera sono ancora lì, sotto gli alberi, in attesa che gli orsi escano dalla tane di svernamento!) e stanno iniziando una ricerca ed un conteggio della Coturnici (cosa giustissima), che ovviamente finirà col richiedere ulteriori chiusure alla caccia (cosa inutile, essendo la specie già protetta anche nelle zone esterne al Parco) ma utili per buttare fumo negli occhi all'opinione pubblica anticaccia. Si dirà che servirà migliorare i pascoli con la presenza degli antichi greggi di pecore (che per altro favorirebbero anche l'orso), come le popolazioni mantenutesi floride in tutte le montagne che fino a pochi decenni fa erano aperte alla caccia stanno lì a dimostrare (mentre nel Parco chiuso alla caccia da quasi cento anni, la specie può dirsi quasi estinta!).
Tutti però tacciono sul fatto che l'orso morto non vivesse più nel Parco Nazionale d'Abruzzo, ma in quello del Sirente (forse ritenuto più accogliente per ragioni che solo l'orso conosce, e che forse non sono molto dissimili da quelle degli emigranti che un tempo lasciavano l'Italia e che oggi in Italia arrivano!).
Ancora una volta non ci resta che pregare: che Dio salvi l'orso da chi dice di amarlo!
E, visto che già circolano voci sulla non distinzione del DNA tra l'Orso marsicano e l'orso balcanico, rassegniamoci: sentiremo presto voci ufficiali ed "autorevoli" che proporranno l'introduzione di esemplari da quella regione per rinsanguare la popolazione. Così la giostra potrà di nuovo girare a pieno ritmo!

Franco Zunino


Segretario Generale dell'AIW

già studioso e da sempre conservazionista dell'Orso marsicano

lunedì 9 gennaio 2012

Un deposito di Eternit presso la Timpa di Pietrasasso



foto di anonimo (scattate in due diverse stagioni): fonte Facebook

lunedì 2 gennaio 2012

Nuove autorizzazioni a tagli boschivi




Il Tar dà ragione all'Enel: il comunicato del Forum Stefano Gioia

COMUNICATO STAMPA
Il Forum “Stefano Gioia” fa rilevare che la decisione del TAR di Catanzaro, che ha respinto i ricorsi presentati contro la centrale del Mercure,  giunge dopo oltre cinque mesi dall’udienza del 21 luglio, nel cuore delle festività natalizie (ma noi siamo sempre all’erta…) e si basa su motivazioni lacunose e non convincenti oltre che non condivisibili. E si va ad aggiungere ai tanti pronunciamenti dell’organo amministrativo catanzarese in palese contrasto con le legittime aspettative dei territori e delle popolazioni calabresi. Sentenza che, per altro, abbiamo piena fiducia possa essere ribaltata, come già più volte accaduto, dagli Organi decisionali sovraordinati.  Per questo promuoveremo e appoggeremo i ricorsi al Consiglio di Stato che contiamo definiscano finalmente, secondo criteri di legalità e giustizia, una vicenda oscura e preoccupante che rischia di ledere in maniera irreversibile le prospettive di occupazione e sviluppo dell’intera Valle del Mercure, oltre a mettere a repentaglio la salute delle popolazioni residenti.
Vogliamo inoltre sottolineare con forza un aspetto importantissimo della vicenda, venuto alla ribalta solo da alcune settimane e che sarà elemento forte dei ricorsi al Consiglio di Stato, oltre che di nuove, autonome iniziative legali. Si tratta della comparsa di una relazione datata 1987, finanziata proprio da Enel e commissionata dall’Amministrazione di Laino Borgo del tempo, che dimostra la fondatezza dei timori riguardanti i possibili rischi per la salute delle popolazioni della Valle del Mercure e il negativo, pesantissimo impatto ambientale legati alla eventuale riattivazione della centrale del Mercure, anche a causa del traffico veicolare ad essa collegato. E’ un fatto, tanto indiscutibile quanto sorprendente, e per molti versi inquietante, che Enel abbia ottenuto le autorizzazioni ambientali da parte ella Regione Calabria e Basilicata, presentando, nelle documentazioni presentate, non i dati relativi alla Valle del Mercure, che pure erano in suo possesso, ma quelli del distante e diverso territorio di…Latronico, accampando la scusa…dell’assenza di dati relativi alla Valle del Mercure!
Continueremo inoltre l’iter presso la Commissione dell’Unione Europea, in quanto riteniamo che il progetto dell’Enel stia violando anche norme e leggi europee oltre che italiane. 
Un ultimo aspetto ci preme sottolineare. Enel continua nel suo solitario tentativo di conculcare la volontà delle popolazioni locali che mai accetteranno l’esproprio dei propri legittimi diritti ed interessi. Forme di mobilitazione e di lotta, come sempre tanto ferme quanto pacifiche e democratiche, riprenderanno immediatamente fin dai prossimi giorni.

giovedì 29 dicembre 2011

FRANCO ZUNINO: IL JOHN MUIR ITALIANO!

FRANCO ZUNINO: IL JOHN MUIR ITALIANO!
(Il più controverso ambientalista italiano)

Tessera n. 276 del WWF Italia (rinnovata ogni anno dalla fondazione, forse, con Pratesi, il Socio più anziano!), il primo ad aver effettuato ricerche scientifiche sull’Orso Marsicano. Nei primi anni ’80 diffonde in Italia il wilderness concept e le sue implicazioni filosofiche e conservazionistiche, fondando nel 1985 l’Associazione italiana per la wilderness (AIW) di cui è tuttora Segretario Generale. Le sue posizioni su problematiche spinose, come la conservazione degli ultimi spazi naturali, il turismo nei parchi, le strategie di conservazione di specie vulnerabili, caccia, nucleare, hanno diviso e fatto discutere il mondo ambientalista e l’opinione pubblica. Una delle ultime esternazioni ha riguardato la sua posizione favorevole al contenimento anche “cruento” della crescita demografica del lupo, con l’apertura agli abbattimenti ragionati di esemplari problematici, come già realizzato in altri Paesi (Stati Uniti, Canada, Svizzera, Francia e Norvegia); quest’ultima posizione ha suscitato anche l’interesse di una apposita Commissione del Ministero delle Risorse Agricole e Forestali. Anni fa una analoga  Commissione del Parlamento francese, sul fenomeno dei lupi nelle Alpi, ha ritenuto plausibili le argomentazioni di Zunino dichiarando non veritiero l’arrivo spontaneo dei lupi dall’Italia: il risultato cui giunse la Commissione non è stato mai diffuso in Italia, forse perché smentiva quanto sostenuto in precedenza da alcuni ricercatori. L’aver considerato abbattibile un animale “totem” quale il lupo, ha fatto di Zunino “l’antipatico per antonomasia” dell’ambientalismo italiano. Senza dubbio il più controverso ambientalista italiano: apprezzato da alcuni, osteggiato da altri, vediamo di capire chi è.
Nasce in Piemonte nel 1943, ligure di adozione, ha maturato nella Valbormida savonese la sua grande passione per il mondo naturale ed il suo istinto conservazionista per le bellezze naturali, viste soprattutto come beni spirituali prima che scientifici. Muove i suoi primi passi nel mondo ambientalista come guardia parco del Parco Nazionale Gran Paradiso. Nel 1970 si trasferisce in Abruzzo per dare inizio, su incarico del neonato WWF ITALIA, alla prima ricerca sulla vita e le esigenze di salvaguardia dell’Orso bruno marsicano. Gli esiti conseguiti, anche in collaborazione con uno dei massimi esperti mondiali di plantigradi (Stephen Herrero), hanno trovato vasta eco in pubblicazioni scientifiche internazionali di quel periodo. Nel 1991 è chiamato a far parte del Bear Specialist Group della Survival Commission dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), il massimo organismo internazionale per la salvaguardia dell’orso; ed in seguito nominato in numerose fondazioni internazionali per la Wilderness.
Da sempre contrario allo sperpero di danaro pubblico per le continue ricerche sull’orso; a questo proposito molti ricordano l’affermazione di Herrero, quando chiamato dal parco d’Abruzzo per ulteriori ricerche sul’orso marsicano, ebbe a dire: “non capisco perché mi abbiano chiamato, visto che Zunino ha già fatto tutto!” Ma Zunino aveva una pecca: non possedeva, né possiede, neanche uno straccio di laurea!
Assunto dal Parco nazionale d’Abruzzo, si è poi occupato della gestione dell’Orso bruno marsicano, cercando per anni di mettere in guardia le Autorità sui pericoli che minacciavano (e minacciano) l’Orso. Proprio di quegli anni sono i primi contrasti con l’allora direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo Franco Tassi. La politica gestionale del Parco puntava al turismo, aprendo alle visite anche aree del Parco che invece Zunino considerava off limits. In breve, Tassi affermava che la popolazione di Orso marsicano – che Zunino aveva stimato in minimo 100 esemplari – era in costante crescita, tant’è che la specie colonizzava anche le aree fuori dal Parco; Zunino invece sosteneva che l’orso, a causa del crescente turismo, era costretto a spostarsi in aree limitrofe (Majella, Gran Sasso, ecc.) meno frequentate dall’uomo, dando inizio a quella che negli anni ’80 definì “la diaspora dell’orso marsicano”. A riprova di ciò egli affermava che gli avvistamenti di orso nel Parco erano drasticamente diminuiti, mentre iniziavano segnalazioni in territori fuori dal Parco (segnalazioni assenti da decenni). Zunino proponeva, per la sopravvivenza della specie, la chiusura al turismo di determinate aree, ed il controllo (anche con abbattimenti controllati) di competitori alimentari come i cinghiali (praticamente sconosciuti nel Parco dalla sua istituzione ma diffusisi dopo le immissioni operate dai cacciatori nelle zone limitrofe). Zunino, contrariamente alle scelte operate dal Parco, sosteneva e sostiene ancora (in tantissimi comunicati stampa dall’AIW) che i finanziamenti spesi per la ricerca sull’orso sarebbero stati meglio utilizzati per l’acquisto di terreni privati ubicati nell’areale dell’animale (da destinare, ove possibile, anche a coltivazioni per il suo fabbisogno alimentare).
Da ambientalista (ma lui preferisce definirsi conservazionista!) sui generis per il panorama italiano, Zunino ha guardato al conservazionismo statunitense, sviluppando anche per l’Italia un modo nuovo di concepire la tutela del territorio incontaminato. Per primo inizia a divulgare un concetto di conservazione completamente sconosciuto in Italia, il wilderness concept, legato ad una filosofia di conservazione che si esplica con la realizzazione delle aree wilderness, territori indisturbati da lasciare per sempre selvaggi: in essi l’uomo non è un semplice visitatore, ma parte integrante di un ciclo di vita e di morte. Nel 1985 fonda l’Associazione Italiana per la Wilderness (AIW) (www.wilderness.it), associazione ambientalista che si batte per la tutela delle ultime aree selvagge. Per la sua posizione possibilista anche nei confronti di una sana attività venatoria ottiene consensi anche nel mondo venatorio. Ad oggi ha istituito, con l’aiuto di Comuni ed altri Enti Pubblici, ben 66 Aree Wilderness, territori che per volontà dell’organo designante sono destinati a restare per sempre (nel rispetto delle regole fondamentali di una liberal-democrazia) selvaggi. Ideatore del Fondo Wilderness, che raccoglie le donazioni all’AIW (incluse parte di quelle ricevute con il 5 x 1000) il Fondo è destinato interamente all’acquisto di terreni da lasciare selvaggi per sempre; a questo proposito, Zunino in più di una occasione ha affermato: “i soldi che riceviamo in donazione non devono essere sperperati all’italiana, ma destinati all’acquisto di terreni”, ed in un’altra, quando si appellò anche al mondo venatorio: “sono contento che anche il mondo venatorio (Federcaccia ndr) abbia iniziato a contribuire all’acquisto dei terreni”.
Considerando la caccia un falso problema ambientale, Zunino afferma che alle radici del movimento ambientalista mondiale, ma anche italiano, vi sia stato l’apporto della parte illuminata del mondo venatorio: si pensi al principe Filippo di Edimburgo, presidente onorario del WWF, oppure, in Italia, al Marchese Incisa della Rocchetta, od anche a Renzo Videsott, mitico direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, grande appassionato di caccia agli ungulati. Forte di questo pragmatismo, Zunino ha aperto un dialogo ed una collaborazione significativa col mondo venatorio trovando sostenitori per numerose battaglie ambientaliste, soprattutto di contrasto all’eolico e fotovoltaico in luoghi incontaminati.
Continui scontri con i vertici del Parco Nazionale d’Abruzzo lo porteranno negli anni ‘90 al prepensionamento. Schivo ed amante della solitudine, restio al presenzialismo, con un senso pratico che gli viene dalle sue origini ed esperienze famigliari contadine ed operaie, oggi Zunino vive grazie ad una pensione di poco più di € 700 mensili, a ciò va aggiunto il rimborso (circa € 200 mensili) che l’AIW gli riconosce per il suo costante impegno associazionistico. Con all’incirca 1000 euro mensili, Zunino conduce una vita da vero coerente (nel significato autentico del termine) ambientalista! In un Paese, dove l’accaparramento di quanti più benefit possibili è stato per anni il comportamento dilagante anche tra gli ambientalisti, l’AIW è fiera di essere condotta – con sobrietà – da uno dei massimi ambientalisti italiani!

Coordinamento Nazionale AIW