"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

sabato 13 agosto 2011

Italia Nostra: foreste del Pollino in pericolo

13 AGOSTO 2011
[13/8/2011] Italia Nostra, gruppo Interregionale del Parco Nazionale del Pollino,  esprime la propria preoccupazione per il futuro delle foreste del Pollino. In questi giorni, infatti, l’Ente Parco avrebbe  autorizzato il transito su una vecchia pista forestale da tempo in disuso, a ruspe e mezzi meccanici per rimuovere su versanti a forte pendenza i  tronchi di alberi abbattuti lo scorso inverno da una slavina in località Serra del Prete. Quest’area si trova nel cuore del parco nazionale. Per Italia Nostra l’evento eccezionale della slavina, raro sull’Appennino Meridionale, avrebbe potuto rappresentare una occasione unica per studiare la ri-colonizzazione degli alberi della foresta ed il legno morto elemento utile alla biodiversità vegetale ed animale, assecondando così i processi naturali, piuttosto che le logiche commerciali che  considerano erroneamente gli alberi morti un elemento di degrado del bosco.
Ma ciò che preoccupa Italia Nostra è che l’accesso sulla vecchia pista forestale possa essere un pretesto ad effettuare estesi tagli forestali. E’ noto, infatti, che la Regione Basilicata, grazie anche ad un discutibile parere favorevole per la valutazione di incidenza rilasciato dell’Ente Parco, ha autorizzato il Piano di Assestamento Forestale richiesto dalla famiglia Palombaro, proprietaria del bosco, che chiede da tempo di essere indennizzata per il mancato taglio del bosco.
Italia Nostra fa appello al presidente del parco nazionale,  Domenico Pappaterra ed all’intero Consiglio Direttivo, ivi compresi i
rappresentanti delle associazioni ambientaliste, e chiede di conoscere quale siano le intenzioni e le iniziative messe in atto per scongiurare tagli forestali in località Serra del Prete ma anche in altri boschi di proprietà privata situati nel territorio dell’area protetta, come quello della famiglia Bonafine, anch’essa con Piano di Assestamento Forestale autorizzato dalla Regione Basilicata e dall’Ente Parco del Pollino. A tal fine – ricorda Italia Nostra – il parco ha la possibilità di utilizzare gli strumenti consentiti dalla legge 394/91, quali l’indennizzo, l’acquisto, il contratto d’affitto,etc. Una richiesta questa che in altri tempi sarebbe stata considerata
addirittura superflua ma oggi si rende invece necessaria per non consentire di trasformare l’anno internazionale delle Foreste, voluto dalle Nazioni Unite, in  evento nefasto ed inizio della fine delle splendide foreste del parco nazionale del Pollino che appartengono a tutti. [Italia Nostra - Gruppo Interregionale Parco Nazionale del Pollino]

mercoledì 3 agosto 2011

Turismo "insostenibile" e parchi


COMUNICATO STAMPA


IN PASTO AL TURISMO L’ISOLA DI ZANNONE!


La notizia è di questi giorni. Un accordo tra il Parco Nazionale del Circeo ed il Comune di Ponza consentirà di aprire al turismo l’Isola di Zannone, la parte più bella e selvaggia (l’unica!) del piccolo Parco Nazionale del Circeo. Un Parco che di natura selvaggia ha ormai ben poco, stretto com’è da un assalto turistico ed urbanistico tra S. Felice Circeo, Sabaudia e Ponza, dove ogni anno si riversano migliaia di vacanzieri. Una risorse turistica enorme, che pure non basta mai. Restavano le Isole di Zannone e Palmarola come uniche aree non colonizzate, ora dal prossimo anno lo saranno anche queste. Lo consentirà un accordo sottoscritto nei giorni scorsi tra il Parco ed il Comune di Ponza.

Certo, sarà “turismo sostenibile”, dicono; ovvero, un gioco di parole per giustificare l’assalto all’isola da una turismo che per “sostenibile” che lo si voglia definire, dovrà comunque essere “redditizio” per qualcuno. E per essere redditizio non potrà mai essere “sostenibile”, perché si tratta di una contraddizione in termini. Un turismo “sostenibile” su di un’isola di solo 100 ettari significa poche centinaia di persone all’anno; un turismo sostenibile che in realtà a Zannone c’è già, ed è quello di oggi, limitato alle poche persone che autorizzate, o magari abusivamente, la vanno a visitare.

L’Associazione Italiana per la Wilderness è d’accordo a che l’Isola possa essere aperta ad un turismo sostenibile, ma che sia sostenibile veramente; e per esserlo si dovrà prima garantirne la selvaggità con una destinazione ad Area Wilderness dove ogni opera urbanistica non storica dovrà esservi bandita in forma assoluta, senza mitigazioni di sorta o giustificazioni a sostegno di una risorsa turistica sostenibile (“ampliare l’offerta turistica con un impianto di iniziative sostenibili per salvare l’isola”, ci dicono i media: ma l’isola non si salva col turismo, bensì sottraendola al turismo!). Visite sì, limitate nel numero e nelle stagioni, turismo no. Zannone è una delle poche isole italiane rimaste selvagge; questo stato non può né deve essere svenduto per un banale turismo vacanziero che vi andrà solo perché attratto da curiosità senza trovarvi nulla di diverso da quello che già trova sulla costa del Circeo e delle Isole di Ponza e Ventotene. L’Isola è bella vista dal mare, e dal mare andrebbe fatta godere ai visitatori (anche numerosi), non consentendo loro di sbarcare per “rilassarsi” o “educarsi”, per “fruirne con rispetto” e divenire così “consapevoli” (sempre come hanno scritto i media)! Tutte parole vuote per nascondere il vero scopo: creare business per qualcuno, certamente pochi (chi gestirà le strutture e chi provvederà ai trasporti di merci e persone). Per non dire degli appalti per i lavori di ristrutturazione...

Business è business! Saranno mai d’accordo le autorità del Parco a far sì che l’Isola non subisca ferite di sorta per adeguarla a questo business? Come non prevedere un aumento della capacità portuale, un aumento delle strutture ricettive, un aumento della sentieristica, non più originale, ma ritagliata ad hoc per questa finalità di sfruttamento “sostenibile”?

Ecco, ancora una volta abbiamo l’esempio del come negli USA si giunse al Wilderness Act, la legge che sottrae ai direttori ed amministratori dei Parchi Nazionali il loro potere di decidere in merito alle zone selvagge dei loro Parchi. Se Zannone sarà aperta al turismo pur con tutte le “adeguazioni” del caso; se nel Parco d’Abruzzo basta pagare 50 euro per acquisire il diritto di andare a vedere l’orso anche nei suoi luoghi più delicati (creando un turismo d’élite, perché solo i ricchi possono permettersi una tale tariffa!). Ecco, tutto ciò è la prova sempre più evidente che anche l’Italia ha bisogno di un Wilderness Act che trasferisca dai Parchi al Parlamento (e quindi al popolo) il potere di decidere in merito all’utilizzo delle zone selvagge dei nostri Parchi.

E c’è bisogno di una cultura di rispetto per le aree selvagge, che forse il popolo italiano ancora non ha, e che solo può divenire garante, poi, di un Parlamento saggio e rispettoso dei diritti anche della natura selvaggia e di chi la desidera così  preservata, aperta a tutti per il diritto di tutte le generazioni a venire e non solo per soddisfare l’ingordigia delle generazioni del momento.

Non vogliamo vedere l’isola oggi immacolata sezionata dalle bianche linee dei nuovi “itinerari turistici” che possiamo immaginare, e magari piazzole panoramiche o di avvistamento faunistico, strutture adeguate per “soggiorno ecosostenibile” ed altre inevitabili cose, perché il turismo è come le ciliegie, una ne tira un’altra. Queste banalità turistiche siano riservate alla costa della penisola, a completamento degli scopi che già le caratterizzano, non in un isola rimasta miracolosamente tale proprio perché isolata e selvaggia fino ai giorni nostri. Non trasformiamo l’Isola di Zannone in un banale pezzo di costa, in una Punta Ala o in un Monte Circeo qualunque!

Se c’è un luogo in Italia che per poterlo visitare bisognerebbe prenotarsi per una visita nella vita, uno di questi posti e l’Isola di Zannone (e la sua sorella Palmarola). Questo è il vero turismo sostenibile, ogni altra forma di turismo sarà turismo consumistico, come sono divenuti i sentieri delle Cinque Terre dopo la loro trasformazione in Parco Nazionale!

Si parla di scopi educativi, ma non si possono usare i luoghi più belli d’Italia per educare la gente all’ambiente!

In pratica vi si vuole innesterà un cancro che solo i posteri ci diranno come andrà a finire. Di esempi simili è piena l’Italia!


Murialdo, 31 Luglio 2011                                          IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                   F.to Franco Zunino

Zunino su progetto Life per l'orso


ORSO BRUNO MARSICANO:

ENNESIMO PIANO DI STUDIO
Riparte un Progetto Life... per dire, fare e proporre sempre le stesse inutili cose!

Nei mesi scorsi il sito www.gaianews.it ha ritenuto, saggiamente e meritevolmente, di mettere in rete una serie di interviste a vari personaggi, studiosi, autorità e ambientalisti, sul sempre più spinoso problema della sopravvivenza o meno dell’Orso bruno marsicano. Da parte di tutti, una montagna di parole; che però hanno finito per partorire il solito topolino: dire che gli orsi sono sicuramente diminuiti (un’ovvietà che nella zona del Parco d’Abruzzo tutti sanno, dai Guardiaparco ed ex Guardiaparco, alle Guardie forestali, ai contadini, ai pastori, ai cittadini tutti), a prescindere da quanti ve ne fossero prima. Addirittura uno degli intervistati vorrebbe quasi svilire e non dare attendibilità alla ricerca ante studi con radiocollari e DNA, non rendendosi conto che così facendo si sviliscono tutte le ricerche sulla fauna mondiale che lo stesso IUCN ha preso per buone per pubblicare i suoi famosi Red Data Book, cioè i dati che stabiliscono se inserire una specie tra quelle a rischio estinzione o meno. Senza ignorare il fatto che le stesse ricerche di oggi tra vent’anni potrebbero essere giudicate alla stessa stregua, il giorno che le analisi giungeranno a livelli maggiori e più precisi. D’altronde, questi sono i passi della scienza. Non si può pretendere che negli anni ’70 del secolo scorso gli studiosi dell’epoca utilizzassero metodi e mezzi non ancora scoperti o disponibili in Italia. Per non dire di chi sempre nelle interviste, prima, asserisce che non è il turismo a danneggiare l’orso, per poi dire più avanti che un suo consiglio è quello di convincere i turisti che un modo per difendere l’orso dovrebbe essere quello accontentarsi di sapere della sua esistenza senza per forza volerlo incontrare. Quindi sconfessando le sue stesse parole! Così come si contraddicono tra loro studiosi ed autorità là dove i primi sostengono, come da anni va sostenendo il sottoscritto, che la piantagione di mele, pere ed altri frutti è stata una delle tante cose inutili fatte per favorire l’orso, mentre le altre ripropongono la stessa cosa per il futuro!

Solo su un punto sono però tutti d’accordo: gli orsi sono diminuiti e non vi sono ancora segni di una ripresa della popolazione. E’ già qualcosa, viste le polemiche che durano da anni; ci si potrebbe accontentare. E’ già un punto di incontro tra le varie tesi. Ed è, in fondo, la cosa più importante. Da lì bisognerebbe partire per far cambiare le cose, se non fosse che... le uniche cose che le autorità e gli studiosi sono riusciti a fare sono stati un ennesimo convegno (giugno scorso) tra autorità, studiosi, ambientalisti ed allevatori per stabilire... cosa fare per salvare l’orso! Ancora?! E intanto va avanti il nuovo Progetto Life: un’ennesima ricerca che proseguirà nel conteggio degli orsi. E’ dal 1923 che si contano gli orsi. Evidentemente è l’unica cosa che noi italiano sappiamo fare di fronte ad una specie che rischia l’estinzione: sapere quanti individui ne restano, così da poter sottrarre da questo numero gli individui che l’anno dopo non si contano più perché morti o non più segnalati. In pratica, per dirla con un termine medico, di fronte ad una malattia ormai in pericolosa recrudescenza proseguono le diagnosi, rimandando sempre a tempi migliori la terapia! A meno che per terapia non si intendano le solite due cose che dal 1923 sentiamo dire: chiudere la caccia e ampliare il Parco. OK, ammettiamo che con questi provvedimenti si riesca a far crescere gli orsi (sebbene siano anni che attorno al Parco si chiude la caccia o la si limita drasticamente, e siano anni che si amplia il Parco, passato dai circa 100 ettari iniziali agli attuali, 50.000; con gli orsi invece in diminuzione continua). Intanto, per giungere a queste solite conclusioni negli ultimi dieci anni sono stati spesi un totale di 13 milioni di euro (in larghissima parte soldi pubblici)!

Ora c’è un nuovo Progetto Life. Altri 4 milioni di euro da suddividersi tra Abruzzo, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Cosa dice questo Progetto Life? Vediamo nelle grandi linee alcune cose essenziali, quasi ridicole se non fossero serie (si noti bene, le cifre salvo diversa indicazione sono relative al Progetto complessivo):
-    1.300.000 Euro saranno spesi in stipendi ai vari studiosi e collaboratori (dei quali 67.000 per il solo manager del progetto abruzzese);
-    1.200.000 Euro per assistenza esterna;
-    400.000 Euro per infrastrutture;
-    370.000 Euro per equipaggiamenti (dei quali 30.000 per nuovi radiocollari satellitari e 125.000 euro per muovi automezzi fuoristrada - perchè evidentemente di fuoristrada le varie autorità ne hanno pochi!);
-    150.000 Euro per spostamenti e viaggi di missione.

E le cose pratiche? Gli interventi sul terreno a favore dell’orso marsicano? Eccoli:
-    ovviamente al primo posto c’è sempre la cattura ed il monitoraggio di più orsi possibile; ovverosia continuare il conteggio;
-    organizzare 3 squadre di due uomini con un veterinario al seguito, di pronto intervento per risolvere i problemi degli “orsi problenatici” (ovviamente nessun accenno al cercare di capire perché esistono questi “orsi problematici” - ma esistono anche orsi senza una zampa ed anchilosati alle zampe anteriori -, che solo negli ultimi decenni - i decenni delle ricerche con radiocollari! - hanno fatto la loro comparsa, ma che nel Progetto Life si addebitano ipso facto all’antica abitudine dell’orso di alimentarsi dei prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento, che mai prima avevano provocato questo comportamento anomalo!);
-    piantare dieci ettari di Ramno alpino (cioè pianticelle che impiegheranno decenni a fruttificare, e per di più per favorire un pianta che è presente in tutte le montagne del Parco e già in grado di fruttificare, e di cui l’orso si ciba solo per un brevissimo periodo dell’anno);
-    monitorare la presenza degli allevamenti di bestiame (vacche, cavalli, pecore): così oltre a contare orsi si conteranno anche i vitelli;
-    installare recinzioni elettriche che impediscano agli orsi di predare il bestiame domestico (questo evidentemente per evitare di pagare i danni, ma così facendo costringendo gli orsi ad allontanarsi sempre di più in cerca di greggi... predabili).

            A questo punto, cosa resta da chiedersi, se non:
-    E per favorire la ripresa di coltivazioni nei fondovalle? Nulla!
-    E per favorire il ritorno della pastorizia ovina sui pascoli? Nulla!
-    E per controllare il turismo escursionistico? Nulla!
-    E per preservare l’habitat dell’orso? Nulla!
-    E per ridurre la presenza competitiva dei cinghiali? Nulla!

Pensiero conclusivo, che evidentemente negli uffici dell’Unione Europea nessuno è stato in grado di fare: ma con quei 13 milioni di Euro spesi finora, che cosa è stato fatto se oggi servono altri circa 1,5/2 milioni di euro (all’incirca quelli che saranno spesi in Abruzzo) per ricominciare tutto da capo?

Troppo facile seminare granoturco ed altri cereali? Tropo facile incrementare la pastorizia ovina? Troppo facile bandire il turismo escursionistico dalle zone più delicate? Troppo facile dire di no ai tanti progetti eolici e fotovoltaici e sciistici che stanno “rubando” terra all’orso? Troppo facile ridurre i cinghiali?

Nessuno che si chieda quante cose si potevano fare ed ancora si potrebbero fare con questa montagna di danaro? Gli americani avrebbero comprato l’intero Parco d’Abruzzo, come minimo, e trasformato i tanti terreni agricoli in floridi campi e pascoli per ovini, dove l’orso poteva andare ad alimentarsi liberamente senza essere costretto a vagare per mezza Italia centrale alla loro ricerca, senza subire rivalse, e senza che l’autorità pubblica fosse poi costretta a pesanti indennizzi!

E’ così che si vuole salvare l’Orso bruno marsicano? Spendendo denari in stipendi ed attrezzature che di concreto partoriranno solo la stampa di altri prestigiosi lavori scientifici? Allora buon lavoro, con l’augurio che i soldi finiscano presto e che se ne possano poi trovare altri per le cose succitate!


Murialdo, 28 Luglio 2011                                                                    IL SEGRETARIO GENERALE
                        F.to Franco Zunino
       Già studioso dell’Orso bruno marsicano
  

Salerno Reggio: scempio alle pendici del Pollino...si poteva evitare?

gallerie e spianamenti in pieno Parco: dove sono vincoli, precauzioni, mitigazioni? - foto by Indio

Riapertura pista di esbosco per Slavina di Serra del Prete


foto by Indio

martedì 2 agosto 2011

Lettera di Franco Zunino su Slavina di Serra del Prete



Franco Zunino, Segretario Generale dell'AIW - foto by Indio

 

Oggetto: Parco Nazionale del Pollino. Realizzazione di una pista per l’esbosco di materiale abbattuto da una slavina in località Serra del Prete.



La scrivente associazione condivide tutte le preoccupazioni espresse dall’associazione locale OLA in merito alla realizzazione di una pista di esbosco per il materiale forestale sradicato dalla caduta di una slavina in località Serra del Prete. Ritiene di proporre che nel limite del possibile tale esbosco sia condotto con metodi tradizionali (muli o cavalli), ovvero senza l’apertura di piste per l’accesso con mezzi motorizzati. Esprime inoltre rammarico per il mancato intervento delle autorità del Parco al fine di preservare nella sua integrità ambientale il fenomeno della slavina, anche al fine di evitare che successive cadute trovando lo spazio privo di impedimenti non finiscano per allargare ancora più la ferita nella foresta; ciò mediante un indennizzo del valore di legnatico (che ci dicono essere modesto).
Si ricorda che la zona interessata ricade in aree di grande valore ambientale, zona A del Parco e sito di interesse comunitario.

                                                                                        IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                        (Franco Zunino)