"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

venerdì 26 marzo 2010

Parco del Pollino, approvati i piani economici forestali

 i boschi di Serra del Prete: minacciati da un "parco nazionale" - foto by Indio

 Ormai gli uffici regionali autorizzano qualsiasi scempio. Adesso si prevedono abbattimenti anche in piena zona 1 del parco nel cuore del Pollino, per soddisfare le richieste di un certo signor Palombaro... Siamo tornati ai tempi della Rueping, dello sfruttamento industriale forestale degli anni 30.  Bisogna fare pressione sull'Ente parco affinchè non rilasci l'autorizzazione. Chi oggi ha l'autorità non ha le competenze, questo è il dato politico. Seppure volessero scaldare le sedie, questi signori almeno non dovrebbero fare danni. Opponiamoci, il potere delle burocrazie e delle caste politiche si basa sulla passività della gente, ma se la gente alza la testa lorsignori faranno subito marcia indietro.
Indio

dal sito di olambientalista
20 marzo 2010 | 10:22 pm
L’Ufficio Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata ha approvato diversi piani economici che riguardano il cuore del parco nazionale del Pollino. Con deterninazione dirigenziale n.174 del 17 febbraio 2010 (BUR Basilicata n. 15 del 16/3/2010), ai sensi del DPR 357/1997, è stato rilasciato a Luca Palombaro, proprietario privato di estese foreste del parco, parere favorevole di valutazione d’incidenza per il piano di assestamento forestale riguardante le località Piano di Ruggio, Serra del Prete, Serra di Mauro nel Comune di Viggianello. Lo stesso ufficio regionale ha rilasciato parere favorevole d’incidenza per il Piano Economico di Assestamento Forestale per i boschi ricadenti nel comune di Latronico. La OLA ha chiesto al Parco Nazionale del Pollino di conoscere se siano stati richiesti all’Ente Gestore  da parte degli interessati i pareri obbligatori e  quali iniziative intenda perseguire il parco per salvaguardare la biodiversità forestale da possibili tagli finalizzati a realizzare profitti economici.

OLA

giovedì 25 marzo 2010

Wilderness e Parchi nazionali

 Ansel Adams - Yosemite Valley

Come si può notare purtroppo da molti fatti di cronaca ambientale, la natura è minacciata oggi anche nei Parchi Nazionali, enti che invece dovebbero essere preposti proprio alla tutela dell'integrità naturale delle nostre montagne. Costruzione di strade, impianti di risalita, nuovi rifugi d'alta quota, impianti industriali e "cattedrali nel deserto" sono la norma nei Parchi Nazionali. Una natura presa d'assalto ora dal turismo di massa, ora dalla speculazione, ora dall'urbanizzazione. Un'alternativa per ovviare a tali problemi ci viene dal movimento wilderness americano: l'idea è quella della creazione di aree wilderness anche nei parchi nazionali, affinchè in futuro la natura selvaggia sia protetta da un vincolo duraturo nel tempo. Le riflessioni di Franco Zunino sul concetto di wilderness, conservazionismo americano e parchi.

Indio
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 Fonte: http://www.wilderness.it/doc_2.asp?p=d&key=198

RIFLESSIONI SUL CONCETTO DI WILDERNESS E LE SUE AREE

 
Sono sempre più convinto che l’Idea Wilderness, la filosofia che esprime, e, soprattutto, il Concetto di conservazione da essa scaturito, siano il non plus ultra dell’ambientalismo: se si fa una piramide con le varie sfumature dell’idea ecologista, di etica, di intendimenti, di motivazioni, ecc., al picco c’è la Wilderness, e come concetto filosofico e come concetto di conservazione. Uno può anche non condividere questo pensiero, perché magari dà più importanza a cose da lui credute prioritarie, ma ciò non significa che lo siano. Nella vita bisognerebbe sempre aspirare al massimo in ogni idea, perché è aspirando al massimo che si migliorano le cose, anche quelle perfette o ritenute tali. Io ho scoperto la Wilderness e ne sono rimasto entusiasta proprio perché ho capito che stava al vertice dei miei ideali di ambientalista e conservazionista. “Forever Wild”, selvaggio per sempre, questo è il senso della Wilderness. E come può, un sincero amante della Natura, non sognarla selvaggia, immacolata? Non è forse così che la vediamo nelle fotografie che illustrano i più bei luoghi della Terra sui libri e sui calendari? E non desideriamo che resti così per sempre? Questa espressione, forever wild, fu coniata alla fine del XIX secolo, ed essa resta il più antico modo per dire “natura protetta” da che in America si cominciò a sentire il bisogno di salvare un poco del mondo selvaggio che era stato quel continente prima che arrivassero i colonizzatori europei. Fu coniata quando per la prima volta furono presi degli impegni legislativi per tutelare la natura selvaggia di quello che poi divenne noto come Adirondack State Park.


La prima vera e profonda differenza tra un’Area Wilderness ed una qualsiasi altra area protetta sta infatti nel suo impegno vincolistico: qualsiasi opera in un’Area Wilderness può essere autorizzata solamente dal supremo organo legislativo di un Paese (il Parlamento), mentre è ben noto come in tutte le altre Aree protette (in tutto il mondo!) la decisione di realizzare o non realizzare un’opera è sempre delegata ad enti e funzionari vari. Quindi, è più umanamente possibile fare prima gli interessi dell’uomo e poi quelli della natura. Questo, ovviamente, escluso il nostro “passaggio italiano”, dove nel designare Aree Wilderness siamo ancora allo stadio che erano gli americani nel 1921. Ma senza questo passaggio penso sia veramente difficile giungere al massimo livello del Parlamento, specie da noi, dove ancora i parlamentari non hanno ben chiaro neppure cosa sia un Parco Nazionale od una Riserva Naturale! Ma è importante che si sappia che comunque nel nostro “scimmiottare” gli americani, in tutte le deliberazioni (soprattutto comunali) che su proposta dell’Associazione Italiana per la Wilderness hanno designato le Aree Wilderness italiane, sta scritto quell’impegno “per sempre” che non sta in nessuna legge che istituisce i Parchi; anche se questo “per sempre” è sempre limitato alla volontà popolare su cui sono basati i Consigli comunali o di altri enti pubblici: ma, d’altronde, questo vale anche per il Parlamento. Ed è regola fondamentale della democrazia.


C’è poi un’altra profonda differenza tra un Parco ed un’Area Wilderness: il primo può comprendere anche case, strade, paesi, zone agricole, ecc.; se si dice 10.000 ettari di Parco non si sa quanto di esso sia vera Natura. Se si dice 10.000 ettari di Area Wilderness è certo che si parla interamente di pura Natura, ed in un unico blocco. E dove il blocco non c’è, o è stato spezzato, si cerca di ripristinarlo (come già avviene negli Stati Uniti d’America). Non per nulla la diversità più saliente tra un Parco ed un’Area Wilderness la si vede dalle linee che appaiono sulle loro carte geografiche, dove nel primo caso sono evidenti strade d’ogni sorta, paesi, case, linee elettriche e ferroviarie, ecc., nel secondo caso solo quelle dei fiumi e dei sentieri!


L’Area Wilderness come concetto di conservazione va quindi posta al vertice di quella piramide teorica di cui ho detto all’inizio di questa riflessione. Essa è, e così è l’Idea Wilderness dalla quale ha preso forma, il futuro dell’ambientalismo conservazionista mondiale. Di questo ho avuto conferma anche quando partecipai al 7° Congresso Mondiale sulla Wilderness, in Sud Africa; in quel contesto internazionale era quasi palpabile l’idea che nel mondo presto non vi sarà Parco od altra area protetta nella quale non vi saranno delimitate delle Aree o Zone Wilderness al loro interno (e controprova ne è il fatto che anche in Italia già vi sono Parchi che - purtroppo! - vantano le loro Aree Wilderness, anche Parchi che non le hanno mai designate!).


Negli Stati Uniti d’America non è stata mai avanzata alcuna proposta di trasformare in Parchi Nazionali le Aree Wilderness o di annettere ai primi quelle che li bordeggiano, mentre sono state designate Aree Wilderness nei Parchi, e molte altre sono in previsione di essere designate in futuro nonostante l’opposizione di molti manager degli stessi Parchi (i quali vedono le Aree Wilderness come una perdita di potere: il potere di autorizzare opere di sviluppo turistico!). Esempi eclatanti sono i Parchi Nazionali Yellowstone, Yosemite, Kings Canyon e Sequoia. Il primo, circondato da 4 limitrofe Aree Wilderness complessivamente ampie più dello stesso Parco; gli altri, circondati ed uniti l’un l’altro da 8 Aree Wilderness, anche’esse complessivamente ampie circa quanto e forse più degli stessi Parchi, ed anzi, in questo caso, sono state le Aree Wilderness ad aver “dilagato” sui Parchi (designati in Aree Wilderness per circa il 90% dei loro territori). Questo perché, per quanto possa sembrare assurdo a noi italiani, le Aree Wilderness sono considerate più protette che non i Parchi, ed addirittura designate a garanzia di una perpetua selvaggità dei Parchi, ovunque minacciati da continue opere di sviluppo e valorizzazione turistica. E benché le Aree Wilderness possano essere aperte alla caccia, ed i Parchi no!


Una supremazia culturale che le Aree Wilderness posseggono. Esse proprio per questo saranno sempre più dominanti sui Parchi ed ogni altra tipologia di area protetta: il loro “valore aggiunto”. 

Franco Zunino
Segretario Wilderness italia




martedì 23 marzo 2010

Franco Zunino su ArtePollino



 Due foto del bellissimo panettone di ofiolite che la stupidità umana vorrebbe oggi deturpare, con l'installazione di cinque "uova giganti"... uno scempio di pessimo gusto che gli ideatori di ArtePollino chiamano "Arte" - su concessione di B. Scutari




 Il comunicato ufficiale di Franco Zunino sullo scempio delle "Uova Giganti".... Zuinino è segretario dell'Associazione Italiana Wilderness, uno dei pionieri del conservazionismo che lotta da anni per la salvaguardia degli ultimi spazi selvaggi rimasti in Italia e per la diffusione del concetto di Wilderness.
Indio
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Oggetto:  Progetto per la realizzazione di cinque “Uova giganti” in località Pietra Capavola (Gugno dell’Acero) del Comune di Terranova di Pollino (Parco Nazionale).



La scrivente associazione intende con la presente opporsi allo scandaloso progetto relativo alla realizzazione di cinque “uova giganti” in località Pietra Capavola (Gugno dell’Acero) in Comune di Terranova di Pollino, nel Parco Nazionale del Pollino; iniziativa che rientrerebbe in un  progetto “Arte Pollino” della Regione Basilicata e dall’Unione Europea con coinvolgimento di noti artisti contemporanei di livello internazionale.

Nell’ambito di questo progetto già è stata sfregiata una località nei pressi del Sarmento con un cosiddetto “Teatro Vegetale” in Comune di Noepoli ed un cinema-bunker a Latronico: milioni di euro buttati al vento per opere che, oltre che inutili saranno anche presto destinate a deperire (o a costose manutenzioni!): le solite cattedrali nel deserto del nostro Sud, con opere e lavori supporto (strade, spianamenti, ecc.) per fare arricchire solo poche ditte e personalità.


Ora si vorrebbe replicare con cinque “Uova Giganti” di un altro artista tedesco. Per l’ubicazione di detta “opera d’arte” sarebbe stato scelta una bellissima ed insolita caratteristica geologica che meriterebbe una severa protezione per il suo valore naturalistico di per sé, e che invece si vuole stravolgere, ignorando assolutamente tutti i vincoli esistenti, da quello paesaggistico e quello del Parco Nazionale.

Un nostro collaboratore (Saverio De Marco) che conosce bene quei luoghi e che li ama per esservi nato, così ne ha descritto in un articolo visitabile nel sito: http://www.olambientalista.it/index.php/uova-giganti-artepollino/

« (...) La seconda edizione di ArtePollino è davvero allarmante, in quanto  prevede l’installazione di una famigerata opera d’arte in una delle aree più belle ed integre del Parco. Ecco  quello che si legge sul sito di ArtePollino: “invece Nils-Udo, artista tedesco ha individuato una collina rocciosa, con la cima ricoperta d’erba, situata tra Casa del Conte e Aquatremola in territorio di Terranova del Pollino. Sull'altopiano vorrebbe disporre cinque uova giganti di pietra, che si possano vedere da lontano. Sotto le uova vorrebbe mettere un tappetino di ghiaia per sottolineare il contrasto di colore delle uova rispetto alla Pietra Capanna”.  Le uova giganti dovrebbero essere installate sullo splendido “panettone” di ofiolite che ha alle spalle l’ancora più splendido, integro e selvaggio scenario delle foreste di Cugno dell’Acero che risalgono fino alle rupi e ai pini loricati della Serra di Crispo. Roba da far venire il voltastomaco perché rappresenta uno sfregio ad uno dei paesaggi wilderness più belli dell’intero Parco Nazionale! E aggiungo di più: sarebbe un’offesa oltre che al paesaggio anche alla dignità delle popolazioni locali. (...) Le opere d’arte sul Pollino le abbiamo già e sono i suoi immensi tesori naturalistici, la sua natura incontaminata, la ricchezza di biodiversità, il paesaggio agreste delle valli, la sua storia e la sua cultura, la possibilità di sperimentare ancora oggi quelle sensazioni che si provano a contatto con la natura selvaggia! In un Parco Nazionale degno di questo nome opere come quella di Nils-Udo dovrebbero essere semplicemente vietate! »

Non si confonda la sensibilità artistica come sinonimo di beltà ed armonia. Essa può anche essere così intesa, ma in un museo o su di una piazza: non in uno scenario di integro ambiente naturale!

Ricordiamo che il primo scopo di un Parco Nazionale è, ovunque nel mondo, la conservazione di luoghi di elevato valore ambientale e paesaggistico e di biodiversità; non il loro stravolgimento per finalità turistiche, magari con la scusa (perché tale è) di valorizzare antropicamente dei luoghi naturali. Se questo è lo scopo che nel nostro Paese si vuole dare ai Parchi Nazionali, allora è prova che i nostri politici non hanno capito nulla della loro funzione! Essi vogliono solo legare la conservazione dei patrimoni ambientali ad iniziative di sfruttamento del territorio, come si faceva prima dei Parchi! Da “Il Gattopardo”: cambiare tutto affinché tutto resti come prima!

La Regione Basilicata tramite il suo Ufficio Urbanistica e Tutela del Paesaggio del Dipartimento Ambiente con propria Determinazione Dirigenziale del 28.1.2010 avrebbe già rilasciato l’autorizzazione necessaria per quanto di sua competenza. Ci auguriamo che le altre autorità preposte alla tutela dell’ambiente, del paesaggio, della biodiversità e del Parco Nazionale, sappiano avere una sensibilità maggiore e che rispettino i sentimenti del cittadino di San Severino Lucano che a nostro nome vi si è opposto e che, come altri suoi concittadini, veramente ama la terra lucana.

Scandaloso è anche lo sperpero di danaro pubblico in questo momento di crisi internazionale e soprattutto nazionale. Il nostro Meridione non ha bisogno di opere milionarie utili solo per chi le realizza e, chissà, forse anche per chi, in loco, le autorizza.

                                                                                               IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                             (Franco Zunino)



Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS) – Segreteria Generale: Via Bonetti 71  17013 Murialdo (SV) – Tel/Fax 019.53545 - Cell. 338.4775072 – wilderness.italia@libero.it



domenica 14 marzo 2010

Uova giganti sul Pollino: uno scempio assolutamente da evitare

le famigerate uova di Nils-Udo - Fonte: internet

(articolo pubblicato sul sito dell'Ola, Organizzazione ambientalista lucana)

Per chi non lo sapesse ArtePollino è un ambizioso (e costosissimo) progetto voluto dalla regione Basilicata e dall’ Unione Europea con l’obiettivo di installare opere d’arte contemporanea sul territorio del Pollino, al fine di “integrarle” nell’ambiente naturale, con il coinvolgimento di famosi artisti internazionali. Dal sito artepollinobasilicata.it nella sezione le domande, si illustrano le prospettive dello sviluppo locale fondato sull’arte contemporanea. Per gli ideatori di questo pomposo e rivoluzionario progetto veniamo a sapere curiosamente che tra i fini di un Parco Nazionale non c’ è la protezione e la tutela dei suoi tesori naturalistici, anche con riguardo al rispetto delle generazioni future: “appare utile interrogarsi ancora oggi su cosa dovrebbe essere un parco naturale: una biosfera di vetro nella quale è chiuso un pezzo di paesaggio da conservare integralmente, così com'è, per le prossime generazioni, abbandonando tutto il resto del territorio al degrado? E' tuttavia davvero "naturale" pensare ad un luogo immutabile nel tempo?”. I Parchi Nazionali, secondo le idee a dir poco originali di ArtePollino, non sono aree destinate a proteggere la natura selvaggia (nel rispetto dei diritti delle comunità locali e ai fini di uno sviluppo fondato sul turismo sostenibile, l'agricoltura , la valorizzazione del patrimonio artistico-culturale ecc.). Secondo questa bizzarra concezione i parchi “dovrebbero essere dunque soprattutto luoghi di sperimentazione; non più fortezze assediate ai margini dal mondo "normale" ma laboratori di avanguardia dove proporre sistemi efficaci [?] che possono essere riconosciuti come buone pratiche [?] da applicare anche al di fuori dei confini del parco”. L’intento di ArtePollino è davvero lodevole ma risulta alquanto astratto: “se non vogliamo condannare le prossime generazioni a pagare le conseguenze delle nostre azioni è anzi necessario scoprire nuovi modi alternativi per realizzare uno sviluppo virtuoso che sia in grado di rendere armoniche le azioni umane con i cicli naturali ” ArtePollino si preoccupa delle nuove generazioni, ma i giovani stanno già emigrando da tempo proprio a causa dell'inconcludenza delle politiche regionali relative alle aree protette e alla gestione dei Parchi Nazionali, di cui ArtePollino è un esempio significativo! ArtePollino cita l’armonia con i cicli naturali, ma queste opere non fanno altro che produrre disarmonia, visto il forte impatto visivo che presentano sul paesaggio! Recentemetne sono già stati spesi milioni di euro durante la prima edizione di ArtePollino, per realizzare vistosissime “opere d’arte” che dovrebbero far decollare nei parchi questo nuovo e non meglio precisato programma di sviluppo. Vanno ricordate le opere già realizzate: la giostra di Cristen Holler a San Severino Lucano, un Teatro Vegetale che ha spianato un’area boschiva nei pressi del Sarmento, vicino Noepoli (fu sequestrato tra l’altro anche dal Ministero dell’Ambiente su denuncia degli ambientalisti dell’Ola) , un cinema-bunker a Latronico. Ma vengo al motivo principale che mi ha spinto a scrivere questa lettera. La seconda edizione di ArtePollino è davvero allarmante, in quanto prevede l’installazione di una famigerata opera d’arte in una delle aree più belle ed integre del Parco. Ecco quello che si legge sul sito di ArtePollino: “invece Nils-Udo, artista tedesco ha individuato una collina rocciosa, con la cima ricoperta d'erba, situata tra Casa del Conte e Aquatremola in territorio di Terranova del Pollino. Sull'altopiano vorrebbe disporre cinque uova giganti di pietra, che si possano vedere da lontano. Sotto le uova vorrebbe mettere un tappetino di ghiaia per sottolineare il contrasto di colore delle uova rispetto alla Pietra Capanna”. Le uova giganti dovrebbero essere installate sullo splendido "panettone" di ofiolite che ha alle spalle l'ancora più splendido, integro e selvaggio scenario delle foreste di Cugno dell'Acero che risalgono fino alle rupi e ai pini loricati della Serra di Crispo. Roba da far venire il voltastomaco perché rappresenta uno sfregio ad uno dei paesaggi wilderness più belli dell'intero Parco Nazionale! E aggiungo di più: sarebbe un’offesa oltre che al paesaggio anche alla dignità delle popolazioni locali. L’artista Nils-Udo mettesse le “uova” a casa sua, e non vada in giro a fare soldi imbrattando il nostro territorio con quest’arte degenerata e di pessimo gusto!!!

Un’ altra cosa va affermata. Gli ingenti fondi pubblici che vengono spesi per questi progetti potrebbero essere utilizzati in altri modi, soprattutto in un’ epoca - com’è questa - di crisi sociale profonda per le popolazioni del Pollino: ciò è assolutamente immorale! In secondo luogo questo progetto è calato totalmente dall’alto, senza la partecipazione e il consenso generale delle comnunità locali, ridotte così al ruolo di spettatori passivi. Ma oltre al discorso sugli sprechi e sulle modalità a mio avviso poco democratiche con cui va avanti ArtePollino, c’è soprattutto quello relativo all’impatto sul paesaggio montano. Si vuole permettere ad artisti stravaganti, totalmente avulsi dal contesto ambientale e culturale del nostro territorio (e a quanto pare con una scarsissima sensibilità ambientale) di modificare ed imbrattare il paesaggio dei nostri boschi e delle nostre valli! Vorrei poi concretamente comprendere la natura del tipo di sviluppo occupazionale ed economico che queste opere dovrebbero assicurare… vorrei che qualcuno me lo spiegasse perché non l’ho ancora capito. Un visitatore del Pollino non si fa tanti chilometri per vedere un’opera d’arte postmoderna dal dubbio gusto estetico; anzi potrebbe anche essere irritato dall’impatto negativo che ha sul paesaggio! Un turista vuole farsi la sua escursione in pace, sciare, scoprire le tradizioni popolari dei paesi, mangiare in un agriturismo…
Le opere d’arte sul Pollino le abbiamo già e sono i suoi immensi tesori naturalistici, la sua natura incontaminata, la ricchezza di biodiversità, il paesaggio agreste delle valli, la sua storia e la sua cultura, la possibilità di sperimentare ancora oggi quelle sensazioni che si provano a contatto con la natura selvaggia!
In un Parco Nazionale degno di questo nome opere come quella di Nils-Udo dovrebbero essere semplicemente vietate!

Faccio appello a tutti coloro che vivono e amano il Pollino, escursionisti, giovani, ambientalisti, contadini e pastori, isegnanti e casalinghe, politici ecc. di opporsi e di scongiurare il progetto scellerato delle “Uova Giganti” ! Riprendiamoci il nostro territorio e difendiamo la bellezza e la dignità del Pollino!
Indio

sabato 13 marzo 2010

Biomasse biomasse...

(articolo pubblicato in parte sul Quotidiano della Basilicata del 11/03/2010)
Biomasse, biomasse…non si fa che parlare di energia a proposito della Lucania. Dal petrolio alle scorie alle biomasse, appunto, siamo diventati non solo il Texas, ma la Chernobil e l’Amazzonia d’Italia. Adesso ci si mettono anche i professoroni coi loro progetti funzionali alla ricerca scientifica e…. al portafogli di certa gente. “Università asservita alle logiche dell’impresa”. Non è solo uno slogan dei no-global del movimento studentesco. Scopriamo che la Basilicata non è la regione delle splendide montagne del Pollino, dei calanchi di Carlo Levi, dei Sassi di Matera, dell’Aglianico, dei borghi e dei castelli, della piana di Metaponto con la sua ricchezza agricola, delle tradizioni, dei prodotti tipici, della cultura e dell’archeologia.. del mare di Maratea.
Il tesoro della Basilicata sono le biomasse, come si dice in un articolo apparso il 10 marzo sul Quotidiano della Basilicata. Ora, anch’io potrei essere d’accordo sulle centrali a biomasse, se di piccole dimensioni e in presenza di grandi piantagioni che producono grandi quantità di scarti vegetali, ma nell’articolo si fa letteralmente “di tutte le erbe un fascio”, mettendo assieme, nel concetto di biomassa, paglia, sterpaglie, vinaccia, latifoglie e conifere (ci mettiamo anche qualche bel pino loricato?)….e chi più ne ha più ne metta.

Lungimiranti le osservazioni della “professoressa” che ha coordinato il progetto di cui si parla nell’articolo:«I dati riportati nel dataset dell’Atlante - spiega Anna Barbati, professoressa del Disafri dell’ateneo di Viterbo - indicano la quantità di biomassa effettivamente ritraibile dal bosco per fini energetici; si tratta solo di una frazione del tasso naturale annuale di accrescimento del bosco, dunque si mantiene la riproducibilità della risorsa (il “capitale” rimane intatto e continua ad accrescersi nel tempo); in un’ottica di sostenibilità ambientale dell’uso della risorsa legnosa abbiamo ritenuto opportuno introdurre restrizioni al prelievo rispetto al potenziale massimo di produzione, anche nelle condizioni stazionali più favorevoli alla meccanizzazione delle utilizzazioni forestali; si deve inoltre considerare che la stima tiene conto delle limitazioni connesse all’accessibilità dei soprassuoli forestali, che condizionano l’ambito di convenienza economica delle utilizzazioni.

Sui boschi va affermato decisamente che, come scriveva Franco Zunino “assolutamente inconcepibile è una loro gestione al fine di sottrarre “industrialmente” alle foreste proprio la biomassa di cui hanno bisogno per crescere e per preservare tutte le loro componenti (non per nulla le stesse leggi forestali hanno sempre impedito il sottrarre ai boschi quella che oggi viene tanto pomposamente chiamata “biomassa rinnovabile”, come se fosse un prodotto da commercializzare!). Un prodotto chel’ENEL definisce, appunto, “risorsa pulita e rinnovabile”, ma che in realtà in una filiera naturale non è affatto rinnovabile, bensì “accumulabile”, il che è una cosa diversa, ed anche fondamentale per il futuro delle foreste: la terra su cui crescono e si rinnovano altro non è che biomassa accumulatasi permillenni“.

La professoressa parla di un bosco ma sembra stia parlando di una banca!!! Questo è un bell’esempo di approccio “scientifico” (direi anzi economicistico) alla natura slegato da ogni considerazione relativa ai valori di tutt’altro tipo, ovvero ambientali, culturali, spirituali, che può presentare un bosco!
Come si vede anche l’università, ormai asservita alle logiche imprenditoriali dello “sviluppo sostenibile” fa la sua parte. Complici di questa situazione, mi dispiace dirlo, quegli ambientalisti che da anni hanno propagandato la svolta verso le rinnovabili affidandosi alle “magie” del mercato . Come affidare un agnello ad un lupo (è un caso, per fare un esempio, che Chicco Testa, già segretario di Legambiente, è adesso anche uno dei dirigenti dell’ENEL?) La Basilicata non è “legna da ardere”, nè discarica di scorie, nè petrolio da estrarre. Altre sono le sue risorse e potenzialità. Che potrebbero svilupparsi se si desse la possibilità a 2000 giovani l’anno di non emigrare e di mettere al servizio della propria  terra cultura, capacità e sensibilità…

Pensassero pure alle biomasse loro, i briganti sono sempre pronti a tornare, magari a colpi non di “schuppetta” ma di petizioni, manifestazioni, occupazioni e quant’altro.

Saverio De Marco detto l’Indio
(Forum Stefano Gioia)