fonte: http://www.calabria.italiadeivalori.it/?p=13460
In territorio calabrese, tra i monti del Pollino, si nasconde un mostro contemporaneo. Il luogo d’eccezione che ha il privilegio di ospitarlo è la valle, o la conca, del fiume Mercure.Tale vallata è circondata da verdeggianti montagne le cui pendici ospitano numerosi centri urbani che ricadono in territorio calabrese o lucano. Esattamente nel fondo di questa valle si erge la centrale termoelettrica del Mercure. Costruita nella seconda metà degli anni ‘60 (seconda in Europa per potenza produttiva) è rimasta in funzione fino alla seconda metà degli anni ‘80 bruciando, in oltre 20 anni di attività, migliaia di tonnellate di lignite ed oli combustibili. In questo lasso di tempo le esalazioni dell’impianto hanno causato danni incalcolabili al territorio ed alla salute degli abitanti dell’intero comprensorio.Una relazione dell’87, commissionata dal comune di Laino Borgo e finanziata dalla stessa ENEL, metteva chiaramente in evidenza, oltre ai danni causati, tutti i rischi e le inadeguatezze dal mega impianto. Tra la miriade di inadeguatezze riscontrate una risultava lamante e basilare: il luogo d’ubicazione. La conformazione della valle comportava, infatti, l’impossibilità per i gas venefici della combustione di disperdersi. La topografia della conca del Mercure ed il particolare microclima (assenza di venti) rendevano possibile il ristagno di un enorme quantità di gas di scarico a basse quote. Una cortina tossica permeava tutta la valle avvelenando natura ed esseri umani. Per tali motivi si decretò la chiusura dell’impianto .Chiunque, ancora oggi, può constatare il particolare microclima e la peculiare conformazione geomorfologica di quel territorio osservando come foschie, nebbie e vapori naturali stazionino perennemente a basse quote. Chiusa la centrale, qualche anno più tardi venne decisa l’istituzione dal Parco Naturale del Pollino, uno dei parchi più vasti e straordinari d’Italia con ricchezze incomparabili di flora e fauna.Unico posto al mondo dove, tra le tante varietà botaniche, si può ammirare un imponente vegetale preistorico: il pino loricato.La valle del Mercure entra a pieno titolo nel Parco conservando nel fondovalle la colossale sagoma della centrale: uno spettro sinistro ed inquietante. Poco più di un lustro fa, per ragione oscure che ignorano assolutamente il bene comune, si è dato inizio all’iter burocratico per la riattivazione dell’impianto. Oggi il mostro sembra finalmente libero da catene ed in procinto di mietere nuove vittime. Tutto ciò nonostante il fabbisogno elettrico di tutto il centro sud del Paese sia soddisfatto da tempo. Fantomatici esperti fanno credere che stavolta si tratterà di attivare un impianto a bio masse, perciò ecocompatibile. Pochi sanno cosa siano le bio masse e che i loro prodotti di combustione risultano anche più venefici di quelli che si ottengono dalla combustione dei derivati del petrolio. La centrale del Mercure, date le dimensioni, per funzionare con profitto dovrebbe necessariamente trasformarsi in un mostro bruciatutto. Anche il trasposto su gomma delle misteriose biomasse (in scala di centina di migliaia di tonnellate all’anno) provocherebbe non trascurabili alterazioni ambientali al fragile ecosistema del luogo. La fiorente agricoltura biologica che va sviluppandosi nella valle con la riattivazione della centrale subirebbe un colpo mortale cosi come il turismo che in questa zona è legato prevalentemente al rafting praticato proprio nelle acque del Mercure che la centrale esproprierebbe per il suo raffreddamento. Dal punto di vista sanitario l’incidenza di neoplasie e malattie respiratorie tornerebbe, inevitabilmente, ad aumentare. A tutto ciò si aggiunga la beffa della riattivazione di un impianto che sorge all’interno di quella che è oggi un area naturalistica protetta; un unicum a livello europeo. Davanti allo scempio dell’ambiente, della salute e del buonsenso che va profilandosi abbiamo il dovere di urlare la nostra indignazione e di fare tutto quanto in nostro possesso affinchè per le popolazioni del Mercure l’incubo della riapertura della centrale svanisca al più presto.Perche non devono esserci lotte che vanno di moda ed attirano il dissenso organizzato e l’attenzione mediatica ed altre istanze sacrosante che giacciono dimenticate nel disinteresse generale.
Francesco Bruno - coordinatore regionale giovani idv

Francesco Bruno - coordinatore regionale giovani idv
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