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Guide ufficiali del Pollino: una riflessione di Emanuele Pisarra


LA TRISTE FINE DELLE GUIDE UFFICIALI DEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

            di Emanuele Pisarra
Una mattina di gennaio percorro in macchina il Corso Principale di Rotonda quando mi supera una moto delle poste guidata con maestria da una abile guidatrice, tutta imbardata nella divisa ufficiale con tanto di casco e cartellino appeso al collo .
Rallento per guardare meglio questa novella pilota e mi accorgo che si tratta di Angela, una Guida Ufficiale del Parco.
Ma come?
Una Guida Ufficiale che fa la postina.
La fermo e dopo i saluti di rito, chiedo spiegazioni di questo suo improvviso cambio di mestiere; “come mai hai cambiato lavoro? Ti sei stufata di andare in giro per le nostre montagne? “
Ma quando mai … mi risponde Angela.
Solo che il lavoro di Guida non mi permette di portare avanti la famiglia e allora ho accettato a malincuore di lavorare come postina a tempo indeterminato.
È amareggiata Angela. Per come vanno le cose al Parco e nel Parco; per come sono considerate le Guide del Parco: cioè nulla. Zero!
Eppure siamo stati nei momenti di grande disagio e abbandono del territorio delle punte d’avanguardia nella promozione, conservazione e tutela del territorio.
Quante volte abbiamo - a causa del nostro continuo servizio nel territorio - denunciato scempi, abusivismi vari e quant’altro.
Questo è il ringraziamento.
Sono molto amareggiata per tutto ciò!
In ultimo gli auguri del direttore del parco per il nuovo lavoro. Invece di preoccuparsi della perdita di una guida, si complimenta.”
Purtroppo il lavoro di consegna della posta ci costringe a interrompere la conversazione.
Mi rimetto in macchina e rifletto sulle parole di Angela.
Come in un flashback mi ricordo i primi tempi di quanto ho conosciuto Angela. Era l’autunno del 1989 e avevo pianificato un’uscita come docente del corso per aspiranti guide del Parco organizzato dalla gloriosa cooperativa I° maggio di Rotonda.
Come il solito ero troppo pignolo e puntuale per aspettare i soliti ritardatari. Bisognava raggiungere il Colle dell’Impiso e salire fino ai Piani del Pollino e rientrare prima che arrivasse il buio.
Angela non arrivò in orario e noi partimmo senza di lei.
Appena giunti al Colle dell’Impiso, stavo facendo le solite raccomandazioni per l’escursione che ci apprestavamo a compiere; all’improvviso il silenzio fu interrotto dal roboante motore “a palla” di una panda bianca che stava arrivando a tutto gas.
L’auto si ferma a pochi centimetri dietro al nostro pullmino tra uno stridio di freni e una sgommata; dato il bordo strada senza protezioni, temetti il peggio.
E finalmente tutti vedemmo la temeraria pilota scendere di corsa, afferrare dal sedile posteriore lo zaino e raggiungerci, scusandosi per il ritardo.
In quella circostanza capii che Angela sarebbe divenuta un’ottima guida.
Gli anni successivi sono stati intensi di attività escursionistiche sia come liberi professionisti sia come collaboratori ingaggiati dalla Proloco di Rotonda.
In quegli anni portammo in giro migliaia di persone.
Qualche anno dopo facemmo tutti insieme il corso per Guide Ufficiali del Parco.
Eravamo una bella squadra, animata da una grande volontà di conoscere e far conoscere il Pollino ad un pubblico sempre più ampio.
Abbiamo iniziato un cammino di pubblicizzazione del territorio che ancora oggi non ha eguali in tutta Italia.
Poi Angela e gli altri decisero di creare l’Associazione delle Guide (io ne stetti fuori), con a capo in una prima parte, da Pino Di Tomaso, poi sostituito da Gaetano Lofrano.
I continui cambi ai vertici del Parco non garantirono una partenza “giusta”. La politica di Gaetano mirava a trovare un ruolo delle Guide nel contesto dei meccanismi gestionali dell’area protetta. Come dire che anche noi possiamo partecipare all’avvio di questa macchina.
E da questo punto incominciarono i primi dissidi con l’Ente Parco.
Da un’iniziale posizione troppo filo-governativa si passò all’opposizione. Criticando molto duramente l’operato dell’Ente che non mostrava molta attenzione nei confronti delle Guide.
Dopo una serie di sovvenzioni a pioggia mascherati con pseudo obiettivi che vanno dal monitoraggio all’educazione ambientale, si giunse all’epilogo dello scorso anno allorquando l’Ente decise di non finanziare più l’associazione delle Guide.
Come per incanto essa si dissolse.
Poi ne nacque una seconda – a detta di molti – per gestire i fondi messi a disposizione dalla Fondazione Sud.
Di conseguenza anche la vecchia associazione diede qualche cenno di rinascita.
Oggi, entrambe le associazioni, vivacchiano, stentano a decollare. Anche per mancanza di … soci.
Infatti, dopo la scomparsa di Beppe Scutari, che in più occasioni cercò di rilanciare il ruolo della Guida Ufficiale, tutti si diedero ad altri lavori.
Tutti questi pensieri funesti mi accompagnano verso San Severino Lucano.
Se Sparta piange Atene non ride.
Cerco Giorgio e mi dice che si trova sul Frido ad aprire un sentiero.
Lo raggiungo.
Racconto l’incontro della mattina e lui dice: “ ma come? Anche tu ti stupisci?
Vedi anch’io per sopravvivere lavoro come operaio forestale e sto qui a pulire dai rami superflui questi vecchi alberi che stanno lungo la riva del Frido  … qui verrà un bel sentiero naturalistico facile da raggiungere a pochi minuti dal Campo Avventure e dalle strutture di bosco Magnano.”
La semplicità di Giorgio è contagiosa.

Lo spettacolo del Frido, in questo punto, è davvero spettacolare. Grossi massi di roccia  di vari colori, squadrati, quasi una massa cerebrale fluttuante nelle acque gelide del fiume ti rilassa, ti fanno dimenticare i problemi del giorno.
Le radici di un grosso pero selvatico, plasmate dalla violenza dell’acqua, dallo strofinio dei pietroni che rotolano di qualche centimetro dopo ogni piena, appaiono come tanti tentacoli di una piovra che cerca di avvolgere il mondo intero.
A me questo lavoro piace molto. È come tornare ai tempi di quando lavoravo sullo Stelvio – racconta Giorgio – con la portantina a trasportare pietroni per costruire sentieri.
Un’esperienza che ora mi è utile qui per coordinare gli operai forestali che lavorano con me nella pulizia e recupero di questi vecchi sentieri.”.
Tuttavia Giorgio è felice. Lo trovo dimagrito, sempre con il suo entusiasmo; mi racconta di quando indossa i pantaloni rossi per avventurarsi lungo i sentieri dei pescatori del Frido, oggi completamente abbandonati e coperti da rovi, per cercare una traccia da poter recuperare per quel turista che stenta ad arrivare.
Ritorno sul problema delle Guide.
E lui mi racconta che se Angela fa la postina gli altri non navigano meglio. Narduzzo, fa l’imbianchino, raccoglie e vende legna, Luigi fa l’elettricista, Quirino fa il musicista e costruisce zampogne, Gaetano  si occupa di arte contemporanea, Peppino gestisce il rifugio, Primo ha problemi con la dentiera, Peppe studia inglese, Silvio progetta fattorie didattiche e Alba non si sa cosa faccia.
È ora di pranzo  e la giornata è finita.
Giorgio raccoglie gli attrezzi di lavoro, però prima mi fa vedere come si è ingegnato, con cordini e scalette, moschettoni e discensori, casco e guanti, tronchesina e seghetto da potatore e sale su di un tronco per recidere l’ultimo ramo del giorno.
Recupera il vecchio zaino che ricorda il lavoro in Trentino, carica gli attrezzi, si toglie l’imbrago, sistema il cordame , i moschettoni e ci avviamo lungo il sentiero per raggiungere la macchina.
Vedi come ho pulito questo spuntone di roccia ? Ho perfino passato la spazzola di ferro per togliere i residui di terra; guarda che vista da questo promontorio! Vedi come quel pero è riuscito a nascere in mezzo alle rocce. È pazzesco, come la natura riesca a sopravvivere in ambienti così severi”.
Saliamo lungo il sentiero ben gradinato tra grandi querce e rovere, in un manto di foglie dal colore arancio, con il sottofondo del rumore dell’acqua.
Vista l’ora, ci facciamo un piatto di pasta all’antica Baita, splendido locale a pochi metri dalla statale, a Bosco Magnano.
Incominciamo con un ottimo e abbondante antipasto a base di prosciutto, soppressate e salsiccia lucana.
Il tutto innaffiato con una caraffa di ottimo vino aglianico rosso, di corpo, molto tannico che si fa bere a meraviglia.
Inevitabilmente il discorso cade sulla realtà delle Guide, sul loro patrimonio di saperi, sulla loro passione per la montagna; concordiamo sul principio che siamo sottovalutati e non presi in considerazione.
Che non partecipiamo a nessun processo decisionale dell’Ente nel governo del territorio.
E qui il discorso cade sull’Ente parco.
Mai come ora al completo nell’organico, nel consiglio e in tutti i suoi meccanismi. Tuttavia è privo di propositi, d’idee, di progetti e di cose da fare subito. È senza una lira. Anzi: un euro! Nonostante ciò progetta grandi opere faraoniche destinate a diventare le nuove cattedrali nel deserto.
A interrompere il nostro “pessimismo della ragione” arriva una splendida bistecca di vitello, ben cotta, al limite del bruciato, con contorno d’insalata verde.
Dissento solo sull’insalata: non sono mica un erbivoro!
La bistecca richiede silenzio.
Fuori il tempo si annuvola.
Arriva ancora qualche avventore ritardatario e chiede se c’è ancora qualcosa da mangiare.
Dopo un primo boccone “selvaggio” della bistecca il nostro discorso cade sempre lì: la figura della Guida che in più occasione ha salvato la faccia al territorio, mettendoci una pezza quando il turista chiedeva come mai da anni il rifugio De Gasperi è chiuso,così come sono chiuse le altre venti strutture; così come non funziona nessun centro visita.
Evidenzio come ci pervade un certo “pessimismo della ragione”, tipico del meridionale che si lamenta sempre, che è rassegnato fin dalla nascita, che “tutto deve andare così e non si può far niente.”
Ma se noi siamo rimasti sul posto come l’ultimo dei Moicani qualcosa vuol dire.
Non riusciamo a darci una risposta.
Forse è meglio innaffiare il tutto con una grappa barricata!
Ma il discorso si avvita e diventa sempre più complesso. Proprio come quando uno non riesce a trovare il bandolo di una matassa che a prima vista sembra facile da dipanare.
All’improvviso ci balena in testa un’idea peregrina, bizzarra e di scarsa possibilità di concretezza.
E se l’Ente ci assumesse?
Con pochi soldi non manderebbe a puttane un patrimonio di conoscenze e ci potrebbe utilizzare nei periodi morti come educatori nelle scuole come avevamo pensato in uno dei tanti corsi con i lavoratori socialmente utili.
L’Ente naviga in brutte acque.
Non ha una lira.
Figuriamoci se prende in carico dei vecchi catorci come noi.
Ne ha già più di cento ereditati dai veterani LSU buttati da qualche parte a far nulla.
Certo noi non vogliamo fare la stessa fine.
Alla fine sarebbe dare un mezzo stipendio a quattro o cinque persone.
Che vuoi che sia?
Ci alziamo e usciamo nel freddo di Bosco Magnano.
Meglio stare con i piedi per terra.
Saluti e convenevoli di rito e poi ci promettiamo che la prossima volta ci vediamo in montagna su uno dei nostri sentieri, ad arrancare verso qualche cima, così, sotto pressione, con il cuore in gola per la fatica, non ci vengono strane idee.
Riprendo la strada per tornarmene a casa, sotto una pioggia battente che impedisce di vedere la via e se non fosse per il fatto che la conosco a memoria, converrebbe fermarsi e aspettare che passi la tempesta.
La radio parla delle figure professionali in campo ambientale: mi verrebbe voglia di telefonare per raccontare la storia di una Guida Ufficiale di un Parco in Italia.
Poi penso alla domanda di un funzionario del Parco che qualche mese fa mi chiese cosa ne pensassi del fatto che l’Ente parco vorrebbe bandire un corso per nuove guide e mi viene in mente la mia risposta secca:
volete ancora creare dei morti di fame?
Eravamo in quarantacinque e siamo rimasti in sei.
Il segnale radio “va e viene” e in un tornante nei pressi di Viggianello mi arriva forte e chiara la voce di una speaker di radio tre, la quale conclude un discorso del quale ignoro i contenuti con una frase famosa di Woody Allen : Dio è morto, Marx è morto … e anch’io oggi non mi sento molto bene!
Sottoscrivo in pieno!                  
Emanuele Pisarra

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