"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

lunedì 27 dicembre 2010

Rimboschimenti: non usate il pino loricato! di Emanuele Pisarra

Ill.mo
Sig.presidente 
Ente Parco Nazionale del Pollino 
85048 ROTONDA (PZ)

LETTERA APERTA

Non usate il Pino Loricato!


Ch.mo Presidente, apprendo da notizie di stampa e con molta gioia che – finalmente – l’Ente da Lei presieduto ha intenzione di avviare un progetto di rimboschimento di cinque mila piante grazie anche al sostegno economico di Lottomatica. Si dice che questo rimboschimento aiuterà ad abbattere i gas serra. Si dice anche che questa iniziativa è svolta nello spirito del Protocollo di Kyoto. Infine, si legge, che tra le specie utilizzate per il rimboschimento ci sarà il pino loricato.
Riguardo i primi due punti mi permetta di dissentire in quanto penso che cinquemila piante non hanno nessun effetto e non riducono se non di una percentuale infinitesimale i gas serra, mentre allo stesso tempo numerosi comuni ricadenti all’intero del perimetro del Parco1
1 BANDO DI GARA CON PROCEDURA APERTA - VENDITA MATERIALE LEGNOSO - “Bosco ceduo matricinato in lotto boschivo Mancosa” (comune di Laino Borgo), che si è appena giudicato: l’asta era in programma per lo scorso 9 dicembre. Comune di Saracena, Firmo, Verbicaro, Orsomarso, Viggianello, Morano Calabro e tanti altri. hanno bandito aste per la vendita di “materiale legnoso” come pomposamente è definito - secondo un burocratese in voga dai tempi della milizia forestale fascista - la vendita di aree boschive pubbliche. Molti anni fa ho svolto attività di volontario al Parco nazionale d’Abruzzo dove il taglio dei boschi per alcuni paesi del Parco era vitale in quanto serviva per riscaldarsi poiché molti comuni non erano allacciati alla rete nazionale del metano - e alcuni non lo sono ancora tutt’ora – e nonostante ciò la direzione del Parco si prodigava per non far abbattere gli alberi e addirittura
prenderli in affitto, tant’è che gran parte del bilancio dell’Ente veniva impiegato per risarcire i comuni. Mi sarebbe piaciuto molto che Lei avesse impiegato la somma destinata dalla Lottomatica ad acquistare - per esempio – quello che rimane delle foreste di Piano di Cambio e Vallone della Tirata: splendidi paesaggi forestali che molti studiosi da tutto il mondo ci invidiano mentre ora sono sotto minaccia di lame di assordanti motoseghe. Così come penso che il Protocollo di Kyoto sia una “giustificazione” che ci siamo dati per far passare iniziative pleonastiche che non hanno nessun effetto per le quali si dice di essere creato. Su questo argomento potremmo in un altro momento dibattere a lungo. Invece, in questa circostanza mi preme portare alla sua attenzione un fatto che di per se è gravissimo e denota che non avete a cuore le sorti del Parco e del suo simbolo per antonomasia che tutti ci invidiano: il pino loricato. Non molti anni fa (ricordo a memoria) ci fu un convegno sul pino loricato a Morano Calabro dove un noto studioso di questa nostra pianta annunciava con gioia che aveva preso accordi con il ministero delle foreste francese per utilizzare il pino loricato come pianta da rimboschimento in alcune aree costiere della Bretagna a picco sull’oceano Atlantico. Questo annuncio ebbe come conseguenza un coro di fischi che fece desistere lo studioso da questo scellerato proposito. Inoltre noi scontiamo anni di dirigenza del Corpo Forestale di funzionari dalla cultura prettamente “economica” del legno. Come dire che se piantiamo un albero dopo trent’anni si può tagliare e vendere la materia prima per un tot di denaro. Sicuramente il ricavato economico è di gran lunga inferiore al valore “ecologico” della pianta: infatti, essa, a parità di tempo ha svolto funzioni idrauliche per non far crollare il terreno, ha dato ospitalità a tanti animali che hanno mangiato le sue bacche, hanno fatto il nido sui suoi rami tantissime generazioni di uccelli e tanto altro ancora che fa sì che il valore ecologico di una singola pianta a parità di tempo sia di gran lunga superiore al ricavato in denaro. Forse questo dovrebbe essere lo spirito della gestione forestale dell’Ente da Lei presieduto. Infine, e vengo all’oggetto di questo mio scritto, Le chiedo di togliere dall’elenco delle piante da impiegare in questo rimboschimento, ma anche in qualsiasi altro lavoro che l’Ente da Lei presieduto intenda intraprendere nel futuro prossimo, l’uso del pino loricato. Il pino loricato come ben sa è il simbolo del nostro parco.

Il pino loricato è un simbolo proprio perché è una pianta unica, rara, splendida e spettacolare, oggetto di meta di numerosi (io aggiungerei di tutti) i visitatori che vengono in gita sulle nostre montagne. Non banalizziamolo! Non utilizziamolo per mero mercimonio, anche se da rimboschimento. Altrimenti possiamo riprendere i contatti con i francesi e cederlo alla Bretagna così come in Corsica oppure sulla scogliera di Amalfi o a chiunque ne faccia richiesta. Tant’è che questa mia preoccupazione - che è condivisa da molti dei suoi consiglieri (la professoressa Bernardo in primis) così come tutto il personale del suo servizio di Conservazione - rende vana qualsiasi giustificazione in termini di fatica, di ore di cammino, di rarità della pianta se poi girato l’angolo possiamo trovare un pino loricato in vasetto o in fila sui gradoni di un rimboschimento. Teniamolo un po’ più in conto perché è il nostro capitale. Qualcuno sostiene che la bravura di un gestore di parchi così come di un banchiere sta nel saper utilizzare gli interessi senza intaccare il capitale: altrimenti un giorno non avremo né l’uno né l’altro. 
Un caro saluto
Emanuele Pisarra*

*Giornalista ambientale – Guida Ufficiale del Parco nazionale del Pollino – Accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna)
– Socio Società Geografica Italiana

lunedì 20 dicembre 2010

Pinus leucodermis “domesticus”… nel nome di Kyoto!


pinus leucodermis - foto by Indio

Si è appreso da vari organi di informazione che l’Ente Parco ha in mente un progetto di riforestazione in località “Castellana”, in agro del comune di Rotonda.  L’iniziativa nasce all’interno del programma “Parchi per Kyoto”, “organizzazione Onlus nata per fornire un contributo alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente anche in termini di formazione, istruzione e ricerca scientifica (…) Tra gli obiettivi del Comitato Parchi per Kyoto vi è quello di individuare, all’interno di Parchi nazionali e internazionali, regionali, urbani e periurbani, aree idonee a ospitare interventi di forestazione quale contributo all’attuazione del Protocollo di Kyoto. Nel suo primo anno di attività Parchi per Kyoto si è posto l’obiettivo di mettere a dimora almeno 250.000 alberi in Italia e nei Paesi in via di sviluppo, per ottenere un assorbimento di CO2 stimato cumulativamente in 175.000 tonnellate” .
L’iniziativa, come si vede, è in linea con quella “mentalità diffusa” che individua i parchi come “laboratori” per l’attuazione delle direttive internazionali  in materia di emissioni e cambiamenti climatici. La stessa vicenda della Centrale Enel a biomasse è indicativa di questa tendenza, visto che l’apertura della centrale era motivata proprio dallo scopo di produrre energia pulita da “fonti rinnovabili”  (biomassa reperita in loco) in obbedienza ai dettami di Kyoto. L’iniziativa sarà realizzata con i soldi di Lottomatica: “infatti, grazie al contributo di Lottomatica e ai fondi del gioco del Lotto si potrà realizzare l’intervento di forestazione nel Parco che mira a compensare le emissioni di C02 generate dalla produzione 2009 delle schedine del gioco più seguito dagli italiani”.
In primo luogo va detto che, seppure gli interventi di rimboschimento non siano sbagliati, scopo prioritario di un Parco Nazionale dovrebbe essere innanzitutto la tutela di foreste e boschi già esistenti (a cominciare dalle aree più selvagge) prima di tutto attraverso l’acquisto di terreni boschivi comunali,  come indennizzo dato ai comuni che altrimenti saranno sempre costretti a sfruttare economicamente  i propri boschi per rimpinzare le loro magre risorse finanziarie. E questo indipendentemente dalla questione di Kyoto e delle emissioni. Inoltre oggi, con la decadenza delle antiche attività economiche come pastorizia e agricoltura,i boschi stanno crescendo ovunque a dismisura sulle aree a pascolo ed incolte.
In secondo luogo i risvolti di questo progetto di rimboschimento non sono proprio “edificanti”. Si prevede la messa a dimora di 5000 piantine, e tra le specie individuate (Roverella,  Ontano napoletano, Carpino nero, Orniello, Acero campestre) figura nientemeno che… il pino loricato! Il pino loricato non è una albero che può essere utilizzato per rimboschire pascoli e ornare i margini delle strade asfaltate di montagna! Trattandolo così, il pino loricato verrà a perdere proprio quel fascino di grande albero raro, che resiste sulle cime più alte del massiccio, abbarbicato su rupi selvagge e scoscese, e che è il tratto distintivo (anche in senso turistico) del nostro magnifico Pollino! Duole dire che questa discutibile iniziativa indica, come tante altre che ormai imperversano nei nostri parchi nazionali,  uno dei tanti casi di quello che Wilderness Italia chiama “addomesticamento della natura selvaggia”…

(Fonti: Tgr Basilicata del 19 dicembre; www.parcopollino.it)


Indio

sabato 18 dicembre 2010

Orsi e cani randagi

Comunicato Stampa
ORSO BRUNO MARSICANO E CANI RANDAGI
Un falso problema gonfiato via web!
Quello dell'aggressione di un branco di cani alla femmina di Orso bruno marsicano accompagnata da tre cuccioli, già divenuta famosa nel mese scorso per il suo incontro "ravvicinato" con un'automobile, è un fatto come i tanti che sono sempre successi, e che a volte sono stati la causa di perdita di orsacchiotti, da che nella terra dell'orso esiste la pastorizia. La diversità è che in questo caso l'aggressione è stata osservata direttamente da persone attente alla difesa dell'orso (i tanto vituperati "cacciatori cattivi", che hanno anche cercato di difendere gli orsi: ma questo pochi lo hanno evidenziato!), poi diffusosi ed amplificato via web, quel web che non esisteva fino a qualche decennio fa, per cui solo i pastori ne erano a conoscenza.
Intanto il Parco Nazionale d'Abruzzo, che fa? Anziché dire chiaro e tondo che i cani randagi (perché di cani randagi si tratta, e non dei fantasiosi "inselvatichiti") vanno catturati od abbattuti, stanzia (spreca, sarebbe più giusto dire!) 12.000 Euro nell'ennesima inutile ricerca che finirà per scoprire l'acqua calda: cioè che i cani randagi vanno catturati o abbattuti! Però 12.000 Euro per seminare campi di granoturco non si trovano mai!
Va infine precisato che questi branchi di cani si formano quando quelli di diversi greggi o proprietari si trovano ravvicinati (ad esempio in inverno, quando le greggi rientrano alle stalle anziché stare suddivisi sui pascoli estivi, e specie quando qualche femmina va in calore). Di fatto, trasformandoli in "randagi", quando si tratta magari solo di cani incustoditi, incustoditi come sono sempre stati da che esiste il mondo pastorale. Ma è il caso di occuparsi di un tale falso problema (falso in quanto fenomeno raro ed occasionale, così come l'incontro dell'orsa con l'automobilista) quando ben altri problemi stanno minacciano l'Orso ed il suo habitat, e per i quali nessuno fa nulla, nessuno parla, o, peggio, sono ignorati perché impopolari o contrari a troppi interessi economici? O concluderemo che anche la pastorizia debba esere proibita per salvare l'orso, anziché favorirla in quanto attività in declino con indiretta influenza a suo favore ed a favore del mantenimento della biodiversità dei pascoli?
Franco Zunino
Segretario Generale Wilderness
(già studioso dell'Orso bruno marsicano)

lunedì 13 dicembre 2010

Centrale Enel: le bugie hanno le gambe corte

Centrale del Mercure, Forum Stefano Gioia, le bugie dei sostenitori dell’Enel hanno le gambe corte

13 DICEMBRE 2010
Il Commissario Europeo Janez Potočnik ringrazia l’on.De Magistris dei chiarimenti resi e interroga l’Italia sulla Centrale Enel della Valle del Mercure. Si comincia dunque ad agitare lo spettro del Procedimento di Infrazione per violazioni alle norme comunitarie. Con buona pace dell’Enel e dei suoi supini sostenitori, primo tra tutti il sindaco di Castelluccio inferiore, che avevano straparlato di un avallo della Commissione Europea al predatorio e disastroso progetto della centrale. Le bugie hanno le gambe corte e perciò non vanno lontano. Le cose per Enel continuano a mettersi sempre peggio, dopo i numerosissimi ricorsi contro il provvedimento autorizzativo concesso dalla Regione Calabria, che tanto scalpore e sconcerto aveva destato per l’evidente sostegno a tesi, quelle dell’Enel, insostenibili ed indifendibili. Ricorsi presentati da Regione Basilicata, Ente Parco, Sindaci, Associazioni ambientaliste, uniti non solo nella difesa di interessi e diritti delle popolazioni della Valle ma anche dei principi di legalità e giustizia. Ma la centrale torna alla ribalta anche in sede di Consiglio regionale, dove è prevista la discussione su una mozione presentata dall’on. MimmoTalarico, riguardante appunto la centrale del Mercure. L’iniziativa porta finalmente nell’agenda della politica un problema che non può essere derubricato a fatto meramente tecnico, seppure rimanga del tutto inammissibile anche in questa ottica. Il Presidente Scopelliti ha dichiarato, per la mancata autorizzazione alla centrale Enel di Rossano, di aver ascoltato la voce delle popolazioni: ci auguriamo che quelle del Mercure siano cosiderate meritevoli di uguale attenzione e portatrici di identici diritti. Come Forum auspichiamo che la vicenda del Mercure venga ampiamente discussa e che vi siano approfondimenti dovuti e ponderati, ai quali crediamo di poter utilmente contribuire, affinchè si giunga a risoluzioni ampie e condivise, non costrette nella logica delle appartenenze partitiche, ma orientate all’esclusivo interesse delle popolazioni della Valle.[Castrovillari 12/12/2010 - Forum “Stefano Gioia”  delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani - per la tutela della legalità e del territorio]

domenica 12 dicembre 2010

I Parchi e... la speculazione: convegno dell'APT a Potenza

dal sito di Ola ambientalista


Il business del parchi presentato ieri a Potenza dall’APT

12 DICEMBRE 2010
[Ipse dixit] Nella sala del “Motel Park” erano presenti i soli addetti ai lavori convocati dal director manager dell’APT, Giampero Perri, (Agenzia Promozione Turistica Basilicata) che ha presentato alcuni dei nuovi progetti rientrati nel nuovo business del parchi: uno scivolo di montagna a Viggiano, nel parco nazionale Appennino Lucano,un percorso tra gli alberi a Terranova di Pollino (parco nazionale del Pollino) uno skyftier(una sorta di teleferica) a San Costantino Albanese (parco nazionale del Pollino). Progetti questi finanziati con fondi europei e regionali. Nel corso della giornata, durante la quale il richiamo alle finalità dei parchi é sembrato essere solo il nome della struttura ospitante (Motel Park), Perri ha affermato:  “é importante non imbruttire né avvelenare il paesaggio, instaurando un corretto rapporto tra l’uomo e l’ambiente“.  Non pensiamo che questa affermazione facesse riferimento alla grave situazione  in cui versano le aree protette regionali e nazionali in Basilicata, ad iniziare dalle trivellazioni petrolifere nel parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, alle installazioni eoliche, o le ”cattedrali del deserto” quali Arte Pollino e Grandi Attrattori (uova giganti,teatro vegetale, cinema di terra, etc,etc) o altri modelli fallimentari già applicati nei nostri parchi che hanno dato opportunità di sviluppo a ristrette cerchie di amici e conocenti lasciando il teritorio al degrado, all’abbansono e al sottosviluppo, costringendo le risorse umane a emigrare nonostranete le opportunità offerte dal territorio quali lo spot (milionario) del calciatore Gattuso che nessuno ha mai visto, la sentieristica d’oro del Pollino, 500 milioni a benefinicio di ECOFIN piuttosto che affidarle alle associazioni locali, l’affidamento del progetto di turismo scolastico alla società “la Fiorita”, i miliari di lire, progetti cervi, grifoni, lupo che sono rimasti in un ambito scientifico e non divulgativo, i centri visite utilizzate per “parchegiare” gli LSU , con all’interno materiali inutili e fatti male, il trenino a Piano Ruggio  e le altre istallazioni, le piste ciclabili “autostradali” stile “ruota del criceto”, l’inutile Polifunzionale di Campotenese, le strutture escursionistiche in cemento armato nella Valle del Fiume Argentino, nonostante il parco abbia già realizzato numerose strutture di cemento e i centri storici cadano a pezzi, i parcheggi, le palestre verdi, i bagni di Piano Visitone, Piano Ruggio, Pedarreto, etc

COMUNICAZIONI PERIODICHE AIW



COMUNICAZIONI PERIODICHE AIW
Inviate a: CONSIGLIERI NAZIONALI, DELEGATI REGIONALI e PROVINCIALI, PRESIDENTI e/o SEGRETARI DI SEZIONE, SOCI AIW
Murialdo, 12 Dicembre 2010


1. Durante un escursione ad un noto biotopo di Tasso (Taxus baccata) ubicato nell'Area Wilderness Monti Ernici Orientali, il Presidente ed il Segretario Generale hanno potuto scoprire la presenza. di un esemplare da ritenersi ultramillenario sia per le sue dimensioni (3,70 metri di circonferenza) sia per lo stato vegetativo che presenta. Il biotopo sarà presto proposto al Comune di Sora come Zona di Tutela Ambientale interna all'Area Wilderness.
2. Il grano seminato nel terreno dell'AIW di Pescasseroli è già apparso in grande quantità nonostante il ritardo con cui fu fatta l'operazione. A primavera si potrà meglio constatare il risultato dell'iniziativa. Intanto "Lillino" Finamore ha rinforzato la recinzione, che era stata allentata durante la semina a causa delle difficoltà di movimento del trattore.
3. La minoranza del Consiglio comunale di Murialdo, che per motivi non ben chiariti aveva bocciato la proposta di ampliamento al Fiume Bormida dell'Area Wilderness Bric Zionia pur asserendo di condividerne la finalità, ha innescato una pretestuosa polemica con la Segreteria Generale dell'AIW per essersi questa permessa di criticare la loro bocciatura. Dopo una serie di lettere aperte andate anche sulla stampa locale, la polemica si è spenta per ... mancanza di argomenti (essendo quelli avanzati sola mera polemica politica).
4. Il Ministero dell'Ambiente ha scritto alla Regione Basilicata ed al Parco Nazionale dell'Appennino Lucano-Val d'Agri-Lagonegrese in merito all'esposto dell'AIW contro un progetto di centrale eolica nella zona dove nidifica l'unica copia di Capovaccaio del Meridione, chiedendo chiarimenti ed avvertendo della necessità di rispettare le leggi di salvaguardia vigenti.
5. La Regione Calabria ha scritto al Parco Nazionale del Pollino in merito all'esposto dell'AIW (Segreteria Generale, ma anche Sezione Salernitana) contro il progetto di sentieristica nella valle dell'Argentino con realizzazione di ponti in cemento armato, chiedendo chiarimenti facemdo presente che le opere interessano la "Zona A" del Parco.
6. Il Ministero dell'Ambiente ha scritto alla Regione Lazio in merito all'esposto dell'AIW contro un progetto di centrale fotovoltaica nella in zona prossima alla ZPS Monti Ernici (e all'Area Wilderness Monti Ernici Orientali), avvertendo della necessità di rispettare gli impegni di vincolo della ZPS seppure la località sia solo prossima ai suoi confini (perché così prevede un decreto ministeriale in merito).
7. Il settore Monte Cavallo di ampliamento dell'Area Wilderness Le Mainarde è stato definitivamente cartografato durante un incontro con l'ufficio tecnico del Comune di S. Biagio Saracinisco. La sua estensione esatta  è di 1.480 ettari, dei quali 860 all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo e 620 ettari al suo esterno nella sua zona di protezione. Questa parte va inoltre suddivisa in 220 ettari di Oasi Faunistica e 400 ettari di Azienda Faunistico-Venatoria. Durante l'incontro sono state anche stabilite le Zona di Tutela Ambientale interne all'Area Wilderness, che sono 2 per un totale di 1.050 ettari.
8. Durante un controllo tecnico ai fini della esatta delimitazione ed estensione delle nuove Aree Wilderness designate dal Comune di Petina (Salerno) è purtroppo risultato che la maggiore e più bella di esse, quella dei Monti Alburni, è in realtà spaccata a metà da una strada bianca! Ciò comporta il fatto che le Aree Wilderness designate da detto Comune non sono più 4, bensì 5. Ecco la loro estensione: Area Wilderness Monti Alburni, di 650 ettari con una Zona di Tutela Ambientale interna provvisoria di 400 ettari; Area Wilderness Serra Carpineto (quella nuova), di 290 ettari con una ZTA di 90 ettari; Area Wilderness Monte Forloso di 580 ettari, con una ZTA di 290 ettari; Area Wilderness Vallone Sant'Onofrio, di 400 ettari, con due ZTA di 220 ettari. Si ricorda che lo stesso Comune aveva inoltre accorpato altri 30 ettari all'Area Wilderness Fiume Tanàgro.
LA SEGRETERIA GENERALE

venerdì 3 dicembre 2010

Nuove aree wilderness esterne al Parco d'Abruzzo

Continua la designazione di aree wilderness nelle zone montane esterne al Parco d'Abruzzo. Tale misura di protezione della natura, alternativa a quella dell'ampliamento del Parco Nazionale, ha luogo mediante il coinvolgimento diretto dei comuni nell'autotutela del proprio territorio in collaborazione con l'AIW. E' al vaglio, per quanto riguarda il Lazio, la proposta di una regge regionale per le aree wilderness che stabilisca anche un indennizzo ai comuni che decidono di porre vincoli conservativi sul proprio territorio, quale misura democratica tesa a favorire la partecipazione della comunità locale alle misure di salvaguardia...
Indio


COMUNICATO STAMPA

UN GRANDE SUCCESSO PER L’AIW NEL FRUSINATE
Nell’ambito del Parco Nazionale d’Abruzzo ed al suo esterno
DESIGNATA L’AREA WILDERNESS “MONTE CAVALLO”!

Monte Cavallo - foto di F. Zunino

Il Comune di San Biagio Saracinisco, con deliberazione del Consiglio comunale approvata all’unanimità, il 29 novembre scorso ha approvato la designazione dell’Area Wilderness Monte Cavallo (parte della più ampia e complessiva Area Wilderness Le Mainarde, il cui primo settore fu designato dal limitrofo Comune di Vallerotonda nel 2008).
La nuova Area Wilderness viene ad estendersi su una delle parti più scenografiche, belle e selvagge della Val Comino, comprendendo i bacini vallivi ed altipianici delle valli Monacesca e Venafrana, separate dalla cima del Monte Cavallo, col vicino Monte Forcellone uno dei più svettanti di tutta la Val Comino. Le due valli, in una delle quali scorre l’impetuoso Rio Chiaro affluente del Fiume Volturno, ricadono in gran parte nei limiti del Parco Nazionale d’Abruzzo, ma si completano all’esterno, con un tutt’uno geografico ed ambientale di estremo valore anche sotto il punto di vista della biodiversità e quale habitat primario per la vita dell’Orso bruno marsicano e del Camoscio d’Abruzzo. Nell’area sono inoltre presenti  importanti biotopi vegetazionali con specie rare ed endemiche della flora appenninica. Anche per questo il Consiglio comunale ha stabilito di considerare l’Area Wilderness un contributo del Comune di S. Biagio Saracinisco all’Anno Internazionale della Biodiversità indetto dall’ONU per questo 2010.
Quanto deciso da S. Biagio Saracinisco è un grande passo verso una scelta di salvaguardia che il Comune non intende più delegare al solo Parco Nazionale, ma anche provvedervi direttamente come suo autonomo intento conservativo e gestionale. L’Area Wilderness Monte Cavallo si estende su circa 1.400 ettari, dei quali circa la metà all’interno del Parco e l’altra metà al suo esterno. La zona esterna fa parte dell’Azienda Faunistico-Venatoria “L’Acqua Bianca”.
Questo nuovo settore di Area Wilderness viene a completare quella delle Mainarde già deliberata nel 2008 dal limitrofo Comune di Vallerotonda, cosa che porta l’Area Wilderness a complessivi circa 2.200 ettari di estensione; un territorio che in futuro potrebbe esser ancora allargato da gli altri Comuni limitrofi, quali Picinisco, Pizzone, Castel S. Vincenzo, Rocchetta a Volturno e Scapoli.
Il Comune di S. Biagio Saracinisco si presenta oggi come uno dei più ecologici del versante frusinate del Parco, avendo già provveduto alla designazione anche di un altro, pur modesto, ampliamento all’Area Wilderness I Monti Bianchi a suo tempo designata dal Comune di S. Elia Fiumerapido, quando nel 2007 vi accorpo il suggestivo Monte Rotolo.
L’Associazione Italiana per la Wilderness sta predisponendo la presentazione di una legge regionale che, se dovesse essere approvata come si spera e come ben 19 Comuni laziali hanno auspicato con loro prese di posizione favorevoli, darebbe un riconoscimento regionale a queste realtà, favorendo anche delle compensazioni economiche per i Comuni designatari, sia quali premi contributivi per le autonome iniziative di salvaguardia del territorio e dell’ambiente  poste in essere, sia per quelle di una gestione collaterale e quali rimborsi ai pastori per eventuali aggravi d’uso.

Murialdo, 3 Dicembre 2010                                                  IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                         F.to Franco Zunino

COMUNICAZIONI PERIODICHE AIW


COMUNICAZIONI PERIODICHE AIW
 
Inviate a: CONSIGLIERI NAZIONALI, DELEGATI REGIONALI e PROVINCIALI, PRESIDENTI e/o SEGRETARI DI SEZIONE, SOCI AIW
 
Murialdo, 3 Dicembre 2010
 
 
1. Continua l'assalto ai Parchi Nazionali del Sud. Ora tra quello dell'Appennino Lucano e quello del Pollino è stato indetto un bando per la realizzazione di un "ponte tibetano" in una bellissima gola selvaggia. L'AIW ha inviato una lettera di protesta ai due Parchi, ai Ministeri competenti ed alla Regione Basilicata, cogliendo l'occasione per una pesante critica al modo tutto italiano di intendere i Parchi quali aree di sviluppo anziché di conservazione!
 
2. Da parte di una production televisiva che lavora per incarico del canale Sky Caccia e Pesca, Franco Zunino è stato nuovamente intervistato sul problema del Lupo nelle Alpi. L'intervista sarà inserita in un servizio sulla fauna delle Alpi occidentali che però non andrà in onda prima di un anno.
 
3. E' stata presentata una proposta di Area Wilderness per la Val San Pietro (o Vallone Lacerno) del Comune di Pescosolido (Frosinone). Come in altri casi si tratta di un territorio subito esterno al Parco Nazionale d'Abruzzo, ed un completamento della Serra Lunga oltre che dell'Area Wilderness Il Lacerno già deliberata dal limitrofo Comune di Campoli Appennino. La proposta riguarda un territorio massimo di circa 2.800 ettari. Il Sindaco sembrerebbe intenzionato a portare in Consiglio la proposta entro tempi molto brevi. La tutela della Val San Pietro è stata uno degli obiettivi primari dell'Associazione Wilderness fin dalla sua nascita.
 
4. A riprova della tesi di Franco Zunino sul fatto che il Lupo sarebbe prima o poi giunto nel savonese e nelle Valli Bormida, ma con provenienza dalle Alpi cuneesi e francesi e non già dall'Appennino come vorrebbero i fautori di "un lupo qualsiasi pur che ci sia il lupo" i quali hanno accondisceso con certificazioni "scientifiche" alla tesi che il Lupo delle Alpi occidentali fosse giunto dall'Appennino e non già introdotto da sciagurate liberazioni di fenotipi vari sul versante francese, è giunta un'altra notizia a conferma di ciò: il 24 novembre scorso due lupi hanno tentato di aggredire due cani da caccia nei pressi di un'abitazione del paese di Calizzano, in alta Val Bormida di Murialdo, ai confini con la provincia di Cuneo. In merito è stato nuovamente diffuso un comunicato stampa.
 
5. Il Comune di Murialdo su proposta dell'AIW il 30 novembre scorso ha deliberato l'ampliamento dell'Area Wilderness Bric Zionia nel settore privato dell'AIW Bric Fariàn, al quale ha accorpato 2,3 chilometri del Fiume Bormida che in questo tratto scorre in una gola chiusa tra una strada provinciale e le falde della montagna che poi risale ai Bric Zionia e Fariàn. Con questo ampliamento oggi l'Area Wilderness si estende su complessivi 95,5 ettari. Il tratto di fiume accorpato è vincolato anche come zona di pesca "no kill". Unico aspetto negativo di questa deliberazione è stata l'imprevista opposizione della minoranza. Il Consiglio comunale ha anche stanziato un contributo all'AIW per la realizzazione della cartellonistica.
 
6. Lo stesso giorno anche il Comune di S. Biagio Saracinisco (Frosinone) ha deliberato la designazione di un settore di Area Wilderness denominato Monte Cavallo, quale ampliamento dell'esistente Area Wilderness Le Mainarde: circa 1500 ettari, dei quali una metà ricadenti nell'ambito del Parco Nazionale d'Abruzzo e l'altra metà al suo esterno. Una più precisa informazione in merito sarà data prossimamente. Si tratta, questo, di un successo insperato dovuto alla politica espansionistica dell'Ente Parco, politica affatto condivisa dai Comuni. La zona dell'Area Wilderness è una delle più belle e selvagge del Parco, comprendente le Valli Monacesca e Venafrana o del Rio Chiaro; tutto habitat primario dell'Orso bruno marsicano. Nel complesso l'Area Wilderness Le Mainarde si estende ora su circa 2.400 ettari.
 
7. Sia il Comune di Rocchetta e Croce (Caserta), sia quello di Venafro (Isernia) ricontattati in merito hanno ribadito la loro intenzione di giungere presto alla designazione di loro settori di Aree Wilderness. Nel primo caso verrebbe ampliata l'Area Wilderness Monte Maggiore, nel secondo caso quella del Monte Sammucro.
 
LA SEGRETERIA GENERALE