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Pinus leucodermis “domesticus”… nel nome di Kyoto!


pinus leucodermis - foto by Indio

Si è appreso da vari organi di informazione che l’Ente Parco ha in mente un progetto di riforestazione in località “Castellana”, in agro del comune di Rotonda.  L’iniziativa nasce all’interno del programma “Parchi per Kyoto”, “organizzazione Onlus nata per fornire un contributo alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente anche in termini di formazione, istruzione e ricerca scientifica (…) Tra gli obiettivi del Comitato Parchi per Kyoto vi è quello di individuare, all’interno di Parchi nazionali e internazionali, regionali, urbani e periurbani, aree idonee a ospitare interventi di forestazione quale contributo all’attuazione del Protocollo di Kyoto. Nel suo primo anno di attività Parchi per Kyoto si è posto l’obiettivo di mettere a dimora almeno 250.000 alberi in Italia e nei Paesi in via di sviluppo, per ottenere un assorbimento di CO2 stimato cumulativamente in 175.000 tonnellate” .
L’iniziativa, come si vede, è in linea con quella “mentalità diffusa” che individua i parchi come “laboratori” per l’attuazione delle direttive internazionali  in materia di emissioni e cambiamenti climatici. La stessa vicenda della Centrale Enel a biomasse è indicativa di questa tendenza, visto che l’apertura della centrale era motivata proprio dallo scopo di produrre energia pulita da “fonti rinnovabili”  (biomassa reperita in loco) in obbedienza ai dettami di Kyoto. L’iniziativa sarà realizzata con i soldi di Lottomatica: “infatti, grazie al contributo di Lottomatica e ai fondi del gioco del Lotto si potrà realizzare l’intervento di forestazione nel Parco che mira a compensare le emissioni di C02 generate dalla produzione 2009 delle schedine del gioco più seguito dagli italiani”.
In primo luogo va detto che, seppure gli interventi di rimboschimento non siano sbagliati, scopo prioritario di un Parco Nazionale dovrebbe essere innanzitutto la tutela di foreste e boschi già esistenti (a cominciare dalle aree più selvagge) prima di tutto attraverso l’acquisto di terreni boschivi comunali,  come indennizzo dato ai comuni che altrimenti saranno sempre costretti a sfruttare economicamente  i propri boschi per rimpinzare le loro magre risorse finanziarie. E questo indipendentemente dalla questione di Kyoto e delle emissioni. Inoltre oggi, con la decadenza delle antiche attività economiche come pastorizia e agricoltura,i boschi stanno crescendo ovunque a dismisura sulle aree a pascolo ed incolte.
In secondo luogo i risvolti di questo progetto di rimboschimento non sono proprio “edificanti”. Si prevede la messa a dimora di 5000 piantine, e tra le specie individuate (Roverella,  Ontano napoletano, Carpino nero, Orniello, Acero campestre) figura nientemeno che… il pino loricato! Il pino loricato non è una albero che può essere utilizzato per rimboschire pascoli e ornare i margini delle strade asfaltate di montagna! Trattandolo così, il pino loricato verrà a perdere proprio quel fascino di grande albero raro, che resiste sulle cime più alte del massiccio, abbarbicato su rupi selvagge e scoscese, e che è il tratto distintivo (anche in senso turistico) del nostro magnifico Pollino! Duole dire che questa discutibile iniziativa indica, come tante altre che ormai imperversano nei nostri parchi nazionali,  uno dei tanti casi di quello che Wilderness Italia chiama “addomesticamento della natura selvaggia”…

(Fonti: Tgr Basilicata del 19 dicembre; www.parcopollino.it)


Indio

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