"A patriot must always be ready to defend his country against his governement"
(Edward Abbey)

sabato 27 novembre 2010

Incontri con l'orso: comunicato del Parco d'Abruzzo

Orsi marsicani: attenti ai “mostri” degli uomini!

Pescasseroli. - Alcuni giornali e telegiornali hanno recentemente riportato la notizia e mostrato immagini dell’avvistamento di “mamma orsa e i suoi tre piccoli”. L’avvistamento è avvenuto in circostanze del tutto particolari, anche se ormai abbastanza frequenti nel territorio del Parco e dell’Area contigua. Sempre più spesso, infatti, gli automobilisti si imbattono in animali selvaggi che attraversano le strade. Soprattutto di notte.
Occorre per questo fare molta attenzione e rispettare i limiti di velocità dove sono indicati e la segnaletica mostra i tratti nei quali questi attraversamenti sono più comuni. Ma è bene essere sempre prudenti percorrendo le strade del Parco.
Quando poi si ha la fortuna di incontrare questi animali, e specialmente l’orso, in simili situazioni, dice il Presidente del Parco Giuseppe Rossi, l’automobilista deve avere un comportamento attento e rispettoso, facendo in modo da disturbarli il meno possibile e permettere loro di superare tranquillamente la barriera stradale.
Insomma, non ci si deve comportare come quell’automobilista che, mentre  quattro orsi marsicani –madre e tre cuccioli – attraversano la strada, non trova di meglio che inseguirli con l’automobile, spaventandoli (ma  meglio sarebbe  dire terrorizzandoli, viste le reazioni di mamma orsa) al solo scopo di filmarli  con il telefonino, magari con già in mente il pensiero di “sfruttare” questa fortunata  circostanza. Cosa peraltro molto probabilmente avvenuta per gli orsi di Villalago-Scanno, considerato che l’automobilista-operatore non ha voluto consegnare alla Guardia del Parco, che lo chiedeva per conto dell’Ente, il video prodotto perché intenzionato a “venderlo”. Questo aggrava ovviamente molto il già scorretto comportamento dell’uomo, che poteva causare gravi danni alla bella famigliola di plantigradi, i quali soffriranno comunque di questa brutta esperienza di incontro con lui e la sua macchina-mostro.
E’ certamente vero che i pericoli per gli orsi marsicani - per rimuove i quali peraltro il Parco pone in essere ogni possibile azione di prevenzione e repressione - risiedono anche e soprattutto in ben altre situazioni, quali  turismo sregolato, strade montane, caccia invasiva, pascolo intensivo, bracconaggio, aggressioni varie al territorio (qualcuno aggiunge anche ricerche e studi invasivi), ma è indispensabile che gli uomini siano educati e rispettosi degli animali in tutte le loro espressioni e forme  di vita e , quindi, anche in incontri fortuiti con essi, quando è bene e molto bello goderne la visione; ma occorre farlo in piena responsabilità, rispettando la loro tranquillità e i loro movimenti.
Nella situazione data l’automobilista, magari frenando il proprio istinto “predatore”, avrebbe dovuto fermarsi, come dinanzi a dei normali “pedoni”, lasciare loro attraversare la strada (filmarli anche, perché no? Ce ne sarebbe stato tutto il tempo!) e ripartire con calma; informando poi dell’accaduto, da buon cittadino, le locali guardie del Parco e, possibilmente, consegnare il filmato, utilizzabile per le attività del Parco, con citazione dell’autore. Quello che non è accettabile, aggiunge il Presidente del Parco, oltre al comportamento poco corretto tenuto, è soprattutto la successiva tentata e , forse, riuscita commercializzazione e speculazione “economica” delle immagini. Ovviamente il Parco assumerà ogni iniziativa possibile per evitare che ciò si ripeta.
Il Parco fa perciò appello a tutti i cittadini, residenti e visitatori, affinchè in ogni incontro “ravvicinato” con gli animali protetti, il comportamento  sia sempre  rispettoso e attento ad evitare loro pericoli e danni. Si tratta di animali  unici di grandissimo e inestimabile valore che tutto il mondo invidia all’Italia, conclude il Presidente dell’Ente.

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE 22 NOVEMBRE 2010
Comunicato Stampa n. 90/2010

lunedì 22 novembre 2010

Italia Nostra: quale tutela per i boschi secolari della Sila?



Quale tutela per i boschi secolari della Sila?

…. “Nessuno che visiti questa regione deve rinunciare alla visione di questo spazio rinchiuso dalle cime dei monti.
Chi abbia voglia di godere la bellezza di questi paesaggi selvosi, prima che scompaiano dalla faccia della terra, dovrà affrettarsi (a vederli)”…..
Così scrive Norman Douglas in Old Calabria, pubblicato nel 1915. In quest’opera lo scrittore e viaggiatore anglo-tedesco minuziosamente descrive l’altipiano della Sila e le altre montagne della regione, che aveva visitato nel corso di uno dei suoi tre avventurosi viaggi a piedi o a dorso di mulo.
Il timore di Douglas, pur a distanza di un secolo, è anche il nostro, ancora più angosciante. Da tanti anni ormai assistiamo impotenti alle continue aggressioni al patrimonio naturale ed al paesaggio a causa di numerosi tagli che interessano vaste superfici forestali  nel perimetro del Parco nazionale della Sila e nelle aree limitrofe.                                                
La  piaga del disboscamento silano è aumentata a dismisura negli ultimi tempi a causa delle centrali a biomasse presenti nel crotonese e del rilascio di autorizzazioni da parte della regione Calabria che, dal mese di agosto 2008, autorizza direttamente il taglio dei boschi anche senza la preventiva valutazione di incidenza, obligatoria nelle aree vincolate. Quasi
tutto il territorio del Parco è interessato a tale fenomeno, che avanza inesorabile, nonostante le denunce delle associazioni, provocando danni ingenti al patrimonio boschivo, al paesaggio montano ed alla biodiversità, in aperta contraddizione con le finalità della legge quadro 394/91, istitutiva dei Parchi nazionali,  tra le migliori in Europa in materia di conservazione e tutela della Biodiversità.
Grazie alla legge, i Parchi nazionali dovrebbero essere in grado di tutelare gli ecosistemi compresi nei propri confini producendo anche benefìci per il territorio. Ma, se le leggi di tutela non vengono adeguatamente rispettate o fatte rispettare nella prassi quotidiana, anche gli obiettivi di sviluppo economico sostenibile ben difficilmente verranno conseguiti.  
Per quanto riguarda l’Ente Parco della Sila, si auspica che sia approvato quanto prima il nuovo Piano ed il Regolamento del parco, indirizzato, tra l’altro, come previsto dalla 394/91, ad un maggiore potere decisionale in materia di autorizzazioni al taglio all’interno delle aree protette, potere che attualmente spetta solo alla Regione. Ciò consentirebbe di limitare il numero degli interventi distruttivi all’interno delle aree protette, preservando un patrimonio unico di biodiversità forestale e dal grande valore paesaggistico.
Se alla gestione corretta del Parco da parte di tutti i soggetti coinvolti si sostituisce infatti un uso improprio e distorto delle risorse boschive, si provocano, oltre alla distruzione del patrimonio naturalistico e del paesaggio, tra l’altro tutelati dalla Costituzione Italiana (art. 9), anche danni all’occupazione ed alle attività economiche (turismo ed ospitalità, attività agro-silvo.pastorali, agricoltura di qualità, prodotti tipici, raccolta frutti del bosco e sottobosco).
Le leggi di tutela quindi non mancano. Tutt’altro. Mancano piuttosto il rispetto delle norme e dei regolamenti, il senso di responsabilità e l’attenzione per il bene pubblico da parte di coloro che, per compito istituzionale, sono chiamati al (buon) governo del territorio.
La Convenzione Europea del Paesaggio del 2000, ratificata a Firenze nel 2006 (Legge N.14), impegna le Amministrazioni Comunali, oltre che alla tutela del loro territorio, anche ad un percorso decisionale partecipato nel caso in cui si tratti di interventi che modificano il Paesaggio. Tale Convenzione è stata ripresa, per essere attuata nella Regione, dalla Carta Calabrese del Paesaggio. L’Ente Regione ha sottoscritto, il 30 Maggio 2006, nella qualità di membro fondatore, lo statuto della RECEP (Rete Europea per la attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio).
Tutti gli atti su citati, prodotti o sottoscritti dall’Ente Regione, sono indirizzati alla tutela massima del territorio, approvati e condivisi dalle amministrazioni locali firmatarie del documento. 
Succede invece che alcune Amministrazioni Comunali, il cui territorio ricade all’interno ed all’esterno dei confini del Parco della Sila, insistono nel loro progetto di depauperazione e distruzione del patrimonio forestale, dimenticando che i boschi ricadenti all'interno del perimetro dei Parchi ovvero in aree SIC e/o  ZPS sono tutelati dalle leggi istitutive, che permettono alla biodiversità rara, molte volte endemica, di sopravvivere.
Ciò, malgrado siano esse stesse firmatarie della convenzione di tutela RECEP e, di conseguenza,  risultino agli atti come soggetti precipuamente responsabili e delegati alla salvaguardia.
A questo punto ci chiediamo: i boschi rigogliosi di Calabria sono foreste vive, da tutelare anche per tramandarle alle prossime generazioni  o sono oggetto di mercato*?

Lì, 19 Novembre 2010                                                      ItaliaNostra Gruppo della Sila

Nota *Il Patrimonio culturale e naturale è un bene di cui la civiltà tecnologica e industriale, nella quale viviamo, non può fare a meno, se vuole continuare a esistere. La civiltà industriale ha mostrato di sapersi dare un'efficienza; adesso occorre che si dia una 'religione', che sappia cioè contraddire a tutto ciò che tende a trasformare l'uomo in puro consumatore. Il rapporto predatorio con la natura non è più possibile"....(Giorgio Bassani)

Ponti tibetani e finalità dei parchi nazionali - lettera di Franco Zunino


Oggetto: Concorso per un Progetto per la realizzazione di un “Ponte tibetano” in Comune di Castelsaraceno (Potenza) tra il Parco Nazionale Appennino Lucano - Val d’Agri - Lagonegrese ed il Parco Nazionale del Pollino.



Dai Parchi Nazionali del Meridione continuano a giungere notizie sempre più preoccupanti sul significato che nel nostro Paese si dà a queste istituzioni. Sembra che tutte le amministrazioni, specie quelle comunali che a suo tempo, senza aver capito che un Parco Nazionale è soprattutto un vincolo per il territorio e l’ambiente e non un’iniziativa di sviluppo urbanistico, hanno acconsentito a farne parte. Ogni Comune si sta inventando i progetti più folli, progetti che mai dovrebbero essere realizzati in un Parco, per di più con soldi pubblici.


L’ultima notizia giunta alla scrivente Associazione è quella di un concorso per un progetto di “ponte tibetano” nelle spettacolari gole del Racanello (l’unico tratto di questo torrente rimasto integro), finanziato dal Programma Operativo Val d’Agri. La spesa prevista per il progetto sarebbe di un milione di euro (e poi ci dicono che c’è la crisi e che non sanno dove tagliare la finanziaria, e c’è anche chi si è lamentato dei tagli ai Parchi Nazionali!).

Il ponte dovrebbe collegare il centro storico di Castelsaraceno al costone roccioso noto come “Castel Veglio” ed al Monte Raparo.

Il progetto sarebbe già stato inserito, da parte del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, nel programma triennale 2010/2013 delle opere pubbliche da realizzarsi con i fondi per i Parchi Nazionali nei Programmi Integrati di Offerta Turistica Val d’Agri-Lagonegrese.

UNO SCANDALO! Da richiedere l’abrogazione del Parco Nazionale per contrasto con le sue finalità primarie!

Forse sarebbe il caso che il Ministero dell’Ambiente provvedesse ad avvisare queste amministrazioni che le finalità di un Parco Nazionale sono altre, e che meglio sarebbe che l’amministrazione del Parco provvedesse ad un programma triennale di conservazione delle bellezze naturali e dei valori di biodiversità che ogni Parco Nazionale ha il dovere di conservare. Il Parco Nazionale non fu istituto per “piani triennali di sviluppo turistico”, nel senso di costruire tutte le opere più pazze ed impattanti su paesaggio ed ambiente; opere che proprio un Parco Nazionale ha lo scopo di interdire.

 Un Parco Nazionale non è un industria di sviluppo! Conservazione e sviluppo sono in antitesi, e a dimostrarlo vi stanno tutti i maggiori e più importanti Parchi Nazionali del mondo intero, e specie quelli storici che sono alla base del loro concetto.

Forse i dirigenti di questi Parchi del Sud hanno sbagliato anche loro a proporsi per il posto che occupano; forse essi miravano piuttosto ad apparati pubblici politicizzati, ed hanno creduto di trovare in un Parco il solito Ente pubblico nel cui ambito sbizzarrirsi per trovare finanziamenti per i progetti più disparati, pur che arrivino soldi e con i soldi si possano indire appalti di opere!

Forse è il caso che qualcuno li informi che essi dovrebbero richiedere soldi pubblici soprattutto al fine di acquistare od ottenere in gestione i terreni naturali dei Parchi. Perché questo è quello che i Paesi dei Parchi storici fanno quando istituiscono un Parco od una qualsiasi altra area protetta!

Con distinti saluti.
                                                                       IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                    (Franco Zunino)




venerdì 19 novembre 2010

Mamma orsa e i suoi cuccioli: incontro su una strada statale


COMUNICATO STAMPA

MAMMA ORSA E I SUOI CUCCIOLI
Quanto scandalismo male indirizzato!

Ecco, è bastato che una notizia giornalistica vera (perché la notizia c’era tutta!) andasse in cronaca nazionale, sia della stampa cartacea sia dei media televisivi perché i soliti animalisti si mettessero a gridare alla scandalo, quando scandalo non è.
La notizia? La mamma orsa con i suoi tre cuccioli (fatto questo sì eccezionale!) incontrata nottetempo sulla strada statale che da Scanno scende a Sulmona (Abruzzo), seguita passo passo da un automobilista per qualche centinaio di metri e filmati col telefonino.
Un fatto inconsueto, ma un fatto casuale, non voluto. Nessuno è andato a cercare l’orso per poi disturbarlo o infastidirlo per tentare di fotografarlo o riprenderlo. Il vero disturbo agli orsi avviene durante la stagione turistica quando per curiosità o per “amore” di quest’animale in tanti si accodano in comitive organizzate da cooperative, associazioni ed accompagnatori che dietro lauti pagamenti e regolari autorizzazioni salgono nei veri luoghi intimi dell’orso per poterlo osservare e fotografare; per poter poi raccontare la loro “avventura” con l’orso agli amici e parenti. Per non dire di quelle notturne per osservare il Lupo, e magari anche l’orso! Questo è il vero disturbo che subisce ogni anno l’orso, e lo subisce da decenni, da quanto una sciagurata gestione del Parco ha proposto il turismo escursionistico quale tocca sana per i suoi paesi, definendolo “ecocompatibile”, anziché concentrare le attività turistiche (questi sì da potenziare) nei paesi e nei fondovalle, senza spingere per forza la gente ad avventurarsi alla ricerca dell’orso nelle foreste e montagne circostanti, attratti più da rifugi, panchine ed aree di pic-nic che non dal vero desiderio di godere della natura del Parco. Questo è il vero disturbo arrecato all’orso, quel disturbo che a partire dalla metà degli anni ’70 (e soprattutto in quelli ’80 e ‘90) del secolo scorso ne ha disgregato la popolazione facendo allontanare sempre più gli orsi dalla zona del Parco, spingendoli fino alla Majella ad nord-est, al Velino-Sirente ed al Gran Sasso, Laga e Sibillini a nord, ai Lucretili ad est ed al Matese a sud.
Gli orsi spaventati per qualche centinaio di metri lungo la statale tra Scanno e Sulmona non per nulla erano fuori dal Parco, e addirittura fuori anche dalla sua zona di protezione esterna!
Il disturbo arrecato a quella femmina con piccoli è deplorevole, perché si sarebbe dovuta protrarre meno di quanto non si sia protratto, ma è altresì comprensibile che così sia successo. Scagli la prima pietra chi in quella situazione non avrebbe fatto la stessa cosa, spinto dalla curiosità e dal piacere di vedere l’orso e di filmarlo! E scagli la prima pietra chi non ha osservato in TV quella scena con ammirazione per quest’animale, anziché cambiare canale per protesta!
Avremmo voluto sentire le tante proteste per questa bella scena di vita selvatica rivolte contro chi da anni fa poco o nulla per salvare quest’animale, e pensa solo a convegni, a “patti” e a studiarne il comportamento, anche a rischio di infliggere loro ferite orrende e non rimarginabili (perché catturare un orso è sempre cosa pericolosa e non scevra di rischi per la sua incolumità!). Invece ciò non è successo. Si fermi il disturbo turistico nelle aree naturali in cui l’orso vive, non lungo le strade statali e provinciali! Ancora una volta, si salvi l’orso da chi dice di amarlo!

Murialdo, 19 Novembre 2010                                                IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                         F.to Franco Zunino
                                                                                      (già studioso dell’Orso bruno marsicano)

giovedì 18 novembre 2010

Centrale Enel: minacce e aggressioni a Ulderico Pesce

COMUNICATO STAMPA
Le vicende legate al progetto dell’ENEL sulla Centrale del Mercure si vanno sempre più connotando di inquietanti particolari ed episodi. Tale è l’aggressione, a Ulderico Pesce, riportata dalla stampa, in occasione della diretta televisiva di RAI3 Calabria “Buongiorno Regione”. Aggressione a base di sputi, minacce verbali e gravissime affermazioni, da parte di figuri  “sensibili” alle tesi dell’ENEL. Al noto attore e autore lucano, di cui è ben conosciuto l’impegno sociale, si rimproveravano, evidentemente, le prese di posizione e le iniziative a tutela del territorio e delle popolazioni del Mercure. Ma affermazioni del tipo: “la mafia è con noi”, introducono un elemento di fortissima preoccupazione non solo per l’incolumità personale di chi democraticamente e pacificamente si oppone al progetto dell’Enel, ma anche sull’agibilità democratica della vertenza e sul futuro stesso del territorio. Che la delinquenza organizzata sia a sostegno delle ragioni di chi vuole la riapertura della Centrale, come in pratica è stato affermato, è fatto di sconvolgente gravità. Mai, fino ad ora, si era giunti a tanto, pur se atteggiamenti intimidatori e aggressivi, nei confronti di rappresentanti dei movimenti contrari alla riapertura della Centrale e delle Istituzioni, già si erano verificati, pur essi, a suo tempo, puntualmente denunciati alle Autorità competenti.
Questa deriva non può essere ulteriormente accettata. C’è la necessità di una risposta immediata, chiara e ferma delle Istituzioni democratiche, delle Forze politiche e sindacali, delle Forze dell’Ordine, per isolare e sconfiggere la violenza e l’intimidazione, da sempre strumenti, oggi verbali, domani chissà, per la malavita organizzata, vero cancro della nostra Regione. Enel, da parte sua, condanni immediatamente e senza infingimenti detti accadimenti da cui la presa di distanza non può che essere netta e, soprattutto, definitiva. L’allarme che oggi lanciamo sia anche a futura memoria, perché nessuno, domani, possa dire “io non ne ero al corrente”.
17 novembre 2010 
Forum “Stefano Gioia”
delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani
per la tutela della legalità e del territorio  

domenica 7 novembre 2010

Centrale Enel, ultimi sviluppi dopo provvedimento Regione Basilicata

COMUNICATO STAMPA


La risoluzione del Consiglio Regionale della Basilicata contro la Centrale ENEL del Mercure, con la deliberata impugnazione del provvedimento autorizzativo emanato dalla Regione Calabria, è fatto di massima importanza, che da un ulteriore impulso alla positiva definizione di questa oscura e brutta vicenda. L’esito della votazione -un solo astenuto- dimostra inoltre come la condanna della politica industriale di ENEL, predatoria e devastante, sia stata unanime, senza distinzione di appartenenza politica. E su questo dovrebbero meditare i pochi che in Calabria, ancora cercano di strumentalizzare una vicenda che merita solo di essere archiviata e dimenticata al più presto. Come patetiche sono le “uscite” di Enel, come al solito ventriloqua, per bocca del fantomatico Comitato per il si, i cui sparuti rappresentanti sono stati reclutati, per mancanza di adesioni, a centinaia di chilometri dal Mercure. I deliranti comunicati sulla perdita di migliaia di posti di lavoro cozzano con la realtà che vede, in questi giorni, Società operanti nel campo delle centrali a biomasse in Calabria, rischiare di mettere in mobilità parte del personale per le difficoltà che il settore attraversa. Forse anche per questo, sono sempre più insistenti le voci su una trattativa in corso, per la cessione della Centrale del Mercure. Con quello della Basilicata –una intera Regione contro ENEL!- sono ormai ben quattro i provvedimenti in corso per l’impugnazione dell’autorizzazione concessa dal Dipartimento Attività Produttive della Regione Calabria. Tra questi quello dell’Ente Parco, il cui ondivago e troppo spesso dilatorio ed omissivo comportamento ha grandemente contribuito a creare gli attuali problemi. Al Parco ancora una volta si chiede di completare l’iter amministrativo di opposizione alla Centrale, cosa che ad oggi, l’Ente del Presidente Pappaterra, con il Direttore Formica in testa, non ha ancora fatto. In tale situazione, anche il ricorso annunciato dal Parco ha il sapore di una iniziativa tardiva ma soprattutto insufficiente.

5 novembre 2010
Forum “Stefano Gioia”
delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani
per la tutela della legalità e del territorio

sabato 6 novembre 2010

Enel e biodiversità: la tutela (di facciata) della lontra nel 2010, anno della biodiversità




 

Che l’Enel ormai si autorappresenti come un’industria dell’energia che tra i suoi nobili intenti ha a cuore la salvaguardia dell’ambiente è cosa risaputa. Basta andare sul sito di questa eco-impresa per comprenderlo: fonti rinnovabili, nucleare, eolico, fotovoltaico… tutte le politiche imprenditoriali dell’impresa vengono presentate come disinteressate iniziative di volontariato a favore dell’ambiente. Sembra proprio il sito di un’associazzione ambientalista: qualcuno potrebbe domandarsi se stiamo parlando del sito dell’ Enel o di associazioni come Greenpeace e WWF. Finchè si parla di energia possiamo anche capire i signori dirigenti di questa multinazionale: è ovvio che nelle strategie aziendali di una multinazionale come Enel, l’investimento per il profitto nelle fonti di energia rinnovabile, e nel nucleare, e nel carbone (e chi più ne ha più ne metta! ) venga anche presentato sotto la patina dello Sviluppo Sostenibile, della lotta ai cambiamenti climatici e dell’osservanza del Protocollo di Kioto, così political correct di questi tempi. La cosa più strana (strana per i profani ovviamente, non per chi è cosciente del fatto che il business si annidi anche sotto i progetti apparentemente più nobili) è che l’Enel, una multinazionale che si occupa di energia rinnovabile e non, sia impegnata da anni in progetti per la conservazione della biodiversità. La cosa è tanto più lodevole se pensiamo che i dirigenti dell’Enel sono così generosi da dedicare parte del loro tempo prezioso e della loro attività… alla preoccupazione per le specie minacciate dall’ estinzione. Ma veniamo a noi, e dati alla mano vediamo come stanno le cose. 
Intanto la premessa è che “l’ Enel considera la biodiversità un patrimonio universale e per questo si impegna a preservarla promuovendo progetti concreti sia in Italia che all'estero, con il patrocinio del Ministero Italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione per la Protezione della natura e in collaborazione con Legambiente, Lipu, Marevivo, gli Enti Locali e i parchi coinvolti.” Udite udite… si chiamano in causa addirittura organizzazioni internazionali come la International Union for Conservation of Nature : “l’ impegno è in perfetto accordo con il Countdown 2010, l'iniziativa di sensibilizzazione promossa dalla International Union for Conservation of Nature (IUCN) per risvegliare l'attenzione di cittadini e politici sull'urgenza di attuare delle misure concrete per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010” (avverto sempre un po’ di puzza di marcio quando sento di parlare delle attività delle multinazionali dell’energia a favore dell’ambiente, ma questo è un mio parere personale). L’elenco dei progetti a favore della biodiversità è lungo:
Quello che facciamo
• Centro di recupero per le tartarughe marine (Brancaleone – Calabria)
• Salvaguardia delle tartarughe Caretta caretta (Oasi di Lago Salso e Bosco di Rauccio - Puglia)
• Salvaguardia del grifone (Sardegna nord occidentale)
• Protezione della lontra (Alta Valle del Volturno - Molise)
• Salvaguardia della cicogna bianca (Parco della Valle del Ticino - Lombardia)

Quello che abbiamo fatto
• Vigilanza ambientale (Zona di Protezione Speciale Sila Grande - Calabria)
• Operazione cicogna bianca (Parco della Valle del Ticino - Lombardia)
• Conservazione del cervo (Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese – Oasi faunistica del cervo di Sasso di Castalda - Basilicata)
• Santuario delle farfalle (Isola d’Elba – Toscana)
• Conservazione del salmerino alpino ( Parco Naturale Adamello Brenta – Trentino Alto Adige)
• Conservazione del tritone crestato (Parco Nazionale della Sila – Calabria)
• Conservazione dell’orso bruno marsicano (Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise)
• Rotte migratorie (migrazione sicura sulla rotta del Mediterraneo centrale)
• Biodiversità marina “in luce”
• Studio e monitoraggio biologico terrestre e delle acque….”
(http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/lontra/)

Non c’è che dire, è proprio un bell’elenco. “Cosa c’è di male se una multinazionale fa tutto questo per la biodiversità?”, si dirà. Be’, la mia impressione è che l’Enel in parole povere “predica bene e razzola male”. 
Visto che il Parco Nazionale del Pollino può vantare una formidabile biodiversità e visto che proprio il Pollino ha fatto da sfondo ad una delle vicende più contraddittorie delle politiche industriali dell’Enel e, non da ultimo, visto che sul Pollino esiste la lontra e numerose altre specie a rischio d’estinzione: sono disponibili parecchi elementi per aprire una bella riflessione… proprio su lontra, Enel e biodiversità. E alla fine sorgerà il dubbio che i progetti sulla biodiversità dell’Enel siano solamente uno strumento di immagine per questa multinazionale, e di giustificazione “ideologica” alle sue politiche industriali…
Intanto l’Enel, visto che sta finanziando, in Molise, un progetto volto al monitoraggio e salvaguardia dell’habitat della lontra, sostiene che: “il numero di esemplari della lontra in Italia si è drasticamente ridotto a causa di una caccia indiscriminata, dell’alterazione dell’habitat con inappropriate regimentazioni fluviali e della cementificazione degli argini”. L’Enel è cosciente anche (a parole, come si vedrà) che il rischio d’estinzione “è un fenomeno strettamente collegato all’azione dell’uomo che tende sempre più a dominare gli ecosistemi naturali assoggettandoli alle proprie esigenze agricole abitative e di spostamento”(Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21). Ma ecco i termini essenziali del progetto lontra in Molise: 
“Con il sostegno di Enel viene avviato un progetto volto al monitoraggio e alla salvaguardia dell’habitat della lontra, con attività volte a:
• monitoraggio della presenza del mustelide e del numero di individui, per ottenere nuove informazioni sulla sua distribuzione e sull’utilizzo del territorio;
• perimetrazione delle aree, con la realizzazione di una recinzione a ridosso delle sponde del fiume Volturno in grado di preservare le abitudini ecologiche della specie;
• realizzazione di punti di osservazione della fauna ben mimetizzati;
• realizzazione di pannelli didattici per dare ampia informazione sul progetto.” (http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/; Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21)

Le belle parole che l’Enel scrive sul suo sito internet sono una cosa, altri sono i risvolti in termini di impatto ambientale delle sue politiche industriali!
L’Enel si preoccupa delle lontre, ma nel Parco del Pollino vuole aprire una centrale a biomasse e CDR, sfruttando e inquinando le acque del fiume Mercure, che è proprio quel tipico ambiente fluviale che l’Enel dice di considerare importante per la tutela di questo animale. Già la relazione Rabitti-Casson (2006) sulla V.I.A. della centrale aveva messo in rilievo, dati e normative vigenti alla mano, l’impatto negativo che l’utilizzo delle acque del Fiume Mercure avrebbe avuto sull’habitat di questo animale a rischio di estinzione. Nel corso degli ultimi dieci anni inoltre, diversi studi sono stati condotti sulla distribuzione della lontra nell’Italia meridionale. Nello studio condotto da Prigioni et al., (2005) si riporta la presenza di questa specie nel Parco Nazionale del Pollino; in particolare la presenza della lontra era stata riscontrata nei fiumi Sinni e Mercure-Lao. Il Parco Nazionale del Pollino e’ stato inoltre definito dagli stessi autori come un luogo strategico per la conservazione della lontra in Italia. Gli autori sottolineavano proprio la necessita’ di stabilire piani di management del corso dei fiumi in questa area al fine di migliorare la qualita’ degli ecosistemi fluviali e conservare questa specie.
Rabitti-Casson, nella relazione, riportavano una cartina del Parco dov’erano segnati i nuclei più consistenti della specie, in prossimità dei torrenti e fiumi del Pollino. Scrivevano i due studiosi: “una prestigiosa rivista del settore ha recentemente pubblicato un articolo relativo alla presenza della Lontra nel Parco del Pollino (…)
Dal marzo 2001 a dicembre 2002 , in 32 stazioni di campionamento(lunghezza 673
m) distribuite lungo 17 corsi d’acqua del Parco del Pollino ed aree limitrofe sono
stati mensilmente verificati segni della presenza della lontra (Lutra lutra),
specialmente “spraints” (termine inglese che significa esplicitamente escrementi di
lontra, Oxford Dictionary, n.d.r.). Tutti i corsi d’acqua si sono rivelati positivi per la
lontra, con una percentuale media del 82,2% specialmente nei bacini del Sinni e del
Mercure – Lao (zona centro settentrionale del parco)
… (Rabitti-Casson, 2007, p.45). Era inoltre riportata la normativa in materia per la tutela delle specie a rischio d’estinzione: “la lontra risulta quindi tutelata ai sensi delle seguenti norme:
• L. 157/92 art. 2: specie specificatamente protette all’art. 2 della legge del 11
febbraio 1992.
• Habitat all.2 = Allegato 2 alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat” denominato
Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (Z.S.C.).
Aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio del 27 ottobre 1997.
• Habitat all.4 = Allegato 4 alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat” denominato
Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una
protezione rigorosa. Aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio del
27 ottobre 1997.
• BERNA Ap.2: allegato 2 convenzione sulla conservazione della vita selvatica
dell’ambiente naturale in Europa, adottata a Berna il 19 settembre 1979.”(Rabitti-Casson 2006, p.48). Inoltre “la lontra è inserita nell’elenco
delle Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (Z.S.C.).
Il corso del Mercure dovrebbe quindi divenire ZSC” (Rabitti-Casson 2006, p.52). Concludevano Rabitti-Casson: “La sicura presenza nel fiume Mercure – Lao della Lontra (specie protetta, che
potrebbe essere minacciata dall’inquinamento termico derivante dagli scarichi della
centrale [grassetto mio ndr]) fa scattare il meccanismo delle tutele specificatamente previste dalla normativa testè indicata. Ne consegue che il progetto in esame si scontra pure con le previsioni legislative derivanti dalla applicazione delle Direttive e delle Convenzioni internazionali suindicate” (Rabitti-Casson 2006, p.57). “E’ evidente che la norma deve essere rispettata, ma l’obiettivo di qualità di un corpo idrico recettore che vede la presenza di una specie come la lontra, tutelata da tutte le norme e le convenzioni sopra citate, deve essere semplicemente quello di mantenere la straordinaria qualità ambientale che permette appunto la presenza di un indicatore ecologico sensibilissimo come, appunto, la lontra.” (Rabitti-Casson 2006, pp. 51-52).

Inoltre l’Enel parla di biodiversità, ma disconosce che una centrale a biomasse con sfruttamento in loco delle foreste sarebbe devastante proprio per l’habitat di quelle specie uniche che popolano i boschi del Parco Nazionale del Pollino.

L’Enel collabora con associazioni ambientaliste e istituzioni per la tutela delle specie protette, ma poco si preoccupa della conservazione dell’habitat di quelle stesse specie, che andrebbe preservato con rigide norme di tutela… e soprattutto non certo costruendo centrali a biomasse e inceneritori nel cuore di un parco nazionale, in una ZPS del Parco Nazionale del Pollino, e questo proprio nel 2010, anno internazionale della biodiversità!

Fonti: 
• http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/lontra/
• Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21, http://www.enel.it/it- IT/doc/azienda/ambiente/Biodiversita_Ita_.pdf
• d.Prigioni, C. et al. 2005b.
Distribution and sprainting activity of the otter (Lutra lutra) in the Pollino National Park (southern Italy). Ethology Ecology & Evolution 17:171–180.

Saverio De Marco, Consigliere Nazionale AIW (Associazione Italiana Wilderness)

venerdì 5 novembre 2010

Nuove aree Wilderness in Campania: è nata l'area wilderness Monti Alburni!

Monti Alburni 

E' con vero piacere che vi annuncio la designazione di quattro aree wilderness nella Campania. In particolare è un vero successo la designazione dell'Area Wilderness  dei Monti Alburni, di più di mille ettari, compresa nei confini del Parco Nazionale del Cilento. Ricordo che nelle aree wilderness è vietato ogni tipo di costruzione antropica, sia essa una strada, un sentiero attrezzato o ipersegnalato, rifugi, impianti di risalita e quant'altro. Vincoli che si aggiungono a quello preesistente della caccia. Si cerca, con tale designazione, di applicare anche in Italia il concetto conservazionista della Filosofia Wilderness, seppure in contesti ambientali radicalmente diversi  da quelli americani (dove tale concetto di conservazione si è originato), per l'elevata pressione antropica delle nostre aree "selvagge", esercitatasi lungo i secoli  fin dagli albori della civiltà. Ma le aree wilderness, intese nell'accezione di spazi relativamente incontaminati dove camminare per ore senza incontrare strade, case e altri segni della "civiltà industriale" esistono anche in Italia e principalmente sulle alte quote delle nostre montagne. Accanto al valore "natura", nella natura selvaggia del nostro paese è presente fortemente l'aspetto della "testimonianza culturale": ne sono un esempio i resti della civiltà agropastorale, gli eremi e altre tracce del passaggio dell'uomo sul territorio nel corso dei secoli. E' importante anche la designazione di area wilderness per quelle zone non ancora protette ma ad alta valenza naturalistica, spesso dimenticate e chiuse ai flussi turistici, dove però è aperta l'attività venatoria. Anche i cacciatori possono e debbono assumersi la responsabilità di proteggere i territori selvaggi aperti alla caccia e non rientranti in nessun tipo di area ufficialmente protetta (parchi naz. e reg. , riserve naturali...).
Indio



AREE WILDERNESS: OVER 60!
Ampliamento e nuove Aree Wilderness nel salernitano


Se la 60° Area Wilderness Italiana è stata designata col contributo di un privato, ora il Sistema delle Aree Wilderness Italiane ha superato questa quota con ben altre tre Aree e l’ampliamento di una preesistente per merito di un Comune del Sud, Petina, nel Cilento ed anche in parte nel Parco Nazionale omonimo. Un successo il cui merito va dato tutto (finalmente!) al mondo della caccia. Alla base di questa autonoma e democratica scelta fatta dal Comune di Petina c’è infatti la volontà conservazionista dell’Unione Nazionale Arcieri Cacciatori  (UNARC) e del suo Presidente, Giovanni Maio, che ha speso le sue conoscenze a favore di questa scelta: e con l’AIW affinché provvedesse ad avanzare la proposta, e con il Sindaco di Petina affinché la sua amministrazione comunale la facesse propria.
Un successo che proprio in questo 2010 Anno Internazionale della Biodiversità pone il mondo della caccia in una visione veramente ambientalista, che all’attività venatoria unisce un serio impegno per la tutela dell’ambiente e la conservazione dei luoghi di caccia, così come il mondo dell’ambientalismo naturalistico fa con i luoghi che ama e che, almeno negli USA, li vede affratellati negli  impegni per la difesa dei luoghi rimasti selvaggi.
Da oggi le Aree Wilderness italiane sono quindi giunte al numero di 63, perché sono ben tre quelle designate dal Comune di Petina, alle quali va aggiunto anche l’ampliamento di un’Area preesistente. Ma vediamole ad una ad una:
Area Wilderness Fiume Tanàgro. Ampliata di circa 30 ettari sulla sponda sinistra del fiume, a completare quella che ricade nel limitrofo Comune di Auletta precursore dell’iniziativa, in parte ricadente nei limiti di una Riserva Naturale Regionale.
Area Wilderness Monti Alburni. La più spettacolare delle tre. Essa comprende gran parte della parte più selvaggia e scenografica dei famosi monti omonimi, per circa 1.030 ettari, e ricade interamente nei limiti del Parco Nazionale del Cilento – Vallo di Diano (Parco che già aveva al suo interno altre due Aree Wilderness designate nel 2000 dal Comune di Campora).
Area Wilderness Monte Forloso. Esterna al Parco Nazionale e quindi aperta all’attività venatoria. Si estende su circa 580 ettari e comprende una selvaggia montagna sulle falde più basse dei Monti Alburni.
Area Wilderness Vallone Sant’Onofrio. Anche questa, esterna al Parco Nazionale e quindi praticabile dai cacciatori. La sua estensione è di circa 260 ettari e comprende gran parte di una forra ed il suo impetuoso torrente omonimo, dove esiste un antico mulino ad acqua ed i ruderi di un convento.

Murialdo, 5 Novembre 2010                                             IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                         F.to Franco Zunino

mercoledì 3 novembre 2010

Lupi nel savonese, l'ENPA li vuole ma poi mistifica la realtà

COMUNICATO STAMPA


I LUPI E L’ENPA SAVONESE



Per anni un poco tutti hanno auspicato il ritorno dei lupi in Liguria e nel savonese in particolare (dove non sono mai stati presenti negli ultimi decenni, neppure durante il famoso “trasferimento” della specie dagli Appennini alle Alpi - perché, ovviamente, i lupi venivano dalla Francia!). Ora che sono finalmente arrivati (almeno sembrerebbe da alcune segnalazioni di questo ultimo anno) ecco che proprio chi tra i tanti ne auspicava l’arrivo è lì pronto a sostenere che le ultime predazioni di pecore nel Parco del Beigua non sarebbero addossabili ai lupi, ma a cani (inselvatichiti o meno che siano). Si vorrebbero i lupi, ma che siano lupi buoni. Esilarante!

Ed il bello è che la tesi dell’ENPA per fare quest’affermazione è la seguente (La Stampa del 3.11.2010): “I lupi cacciano prevalentemente animali selvatici malati o indeboliti, come cinghiali e caprioli”. Altrettanto esilarante! Da manuale, da enciclopedia degli animali! Ma questi signori dell’ENPA, perché non pensano ad occuparsi di animali domestici, che certamente conoscono meglio di quelli selvatici, e non lasciano a noi naturalisti e biologi il compito di stabilire se di lupi o di cani si tratti, e quali animali i lupi prediligono uccidere? Pensino caso mai alle pecore, queste sì animali domestici che, come cani e gatti di città, e cavalli e buoi, hanno bisogno di un organismo che ne tuteli il benessere. I lupi predano l’anello più debole della catena alimentare, e se in fondo a questa catena ci stanno pecore e vitelli, nonostante la presenza di cervi, caprioli, daini e cinghiali, sempre quell’anello vanno a colpire; e solo se sono costretti puntano agli animali selvatici, più difficili da catturare, ed anche lì, non sempre vanno a colpire i malati ed i deboli, ma quelli che, per una ragione o per l’altra, riescono più facilmente ad acchiappare. Ed anche se spesso sono proprio, per logica, i più deboli e malati ad essere predati, non sono sempre questi a subire le aggressioni: con buona pace dell’ENPA i lupi a volte predano anche i capi migliori, se si trovano in situazioni che ne facilitino la cattura (e più spesso ancora predano i giovani, ancorché sani ed in buona salute)!



Murialdo, 3 Novembre 2010                                             IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                         F.to Franco Zunino

lunedì 1 novembre 2010

Savona: il ritorno del lupo a tutti i costi... anche se non è italiano

COMUNICATO STAMPA

CENTRALI EOLICHE E LUPI
IN PROVINCIA DI SAVONA

Ecco, sono tornati i lupi, hanno scritto i giornali del savonese negli ultimi giorni. Ma i lupi non sono tornati, sono solo finalmente arrivati; anzi, stanno arrivando sempre più numerosi... Tempo fa a Calizzano e Bardineto, ora nel Parco del Beigua. E non provengono dagli Appennini, ma più probabilmente dalle Alpi, cioè dal ceppo da cui la popolazione si è generata dopo le ripetute liberazioni fatte sul versante francese da parte degli amanti di quest’animale, che pur di averlo non hanno esitato a liberare quelli che detenevano nei recinti d’oltralpe, senza andare troppo per il sottile in merito alla loro purezza genetica e provenienza geografica, come ha stabilito una Commissione d’inchiesta del governo francese qualche anno fa (con una documentata relazione in tre volumi di cui in Italia tutti ignorano l’esistenza, o si finge di ignorarla).

Mentre nel savonese sono stati registrati attacchi di lupi a greggi di pecore, giorni or sono nel vicino cuneese è stato catturato un lupacchiotto che gironzolava per il paese di Ormea, nell’alta Val Tanaro. Un lupachiotto che a fine ottobre è quanto meno improbabile, tenuto conto della biologia di quest’animale, per cui in autunno i giovani nati in primavera dovrebbero già avere conformazione di adulti e non già essere cuccioli; segno forse di una purezza della razza molto discutibile, come avviene per i cinghiali ibridi che si riproducono anche in pieno inverno. Ma saranno gli studiosi a dover redimere questa spinosa questio, sperando che la loro obiettività non sia pari al dimenticatoio in cui hanno relegato la suddetta relazione del governo francese.

Intanto il governo regionale si sta vantando dell’approvazione data a nuove centrali eoliche, che, si noti bene, secondo le dichiarazione del Presidente Burlando, non serviranno tanto a contribuire ad abbattere il CO2 quanto a portare risorse economiche nei paesi montani! Sì, perché la storia della contribuzione all’abbattimento del CO2 sta facendo sempre più acqua da tutte le parti, ed il “re nudo” si sta sempre più rivelando agli occhi dell’opinione pubblica e della magistratura, che, specie nel Meridione, ha messo in luce il gran gioco di danaro che dietro a questi progetti sta facendo arricchire molte società costruttrici (ma anche mafia e camorra). Che poi ci sia una produzione di energia elettrica non è poi tanto importante, anche perché si tratta comunque di gocce nel mare delle esigenze della nostra società. Intanto gli ambienti naturali, le montagne e le foreste della Liguria sono sempre più sventrate dalle strade per costruire queste centrali, ed i paesaggi sempre più violentati dalle gigantesche torri, già obsolete o poco produttive nel volgere di pochi anni come stanno a dimostrare i primi impianti risalenti a solo pochi anni or sono. Ed alla faccia dei valori storici e culturali, come il sito della famosa battaglia napoleonica di Montenotte stravolto da una delle centrali inaugurate da Burlando. Ma l’importante che arrivino soldi ai Comuni, ancorché pochi, ci dice il Presidente della Regione. Sperando che poi almeno non li sprechino, come, purtroppo troppo tanto spesso sanno fare le amministrazioni comunali, diciamo noi.


Murialdo, 1 Novembre 2010                                                 IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                                         F.to Franco Zunino


tipico esemplare di lupo appenninico (canis lupus italicus)

lupo appenninico imbalsamato, museo della fauna di Galluccio - foto by Indio

esemplare di lupo europeo (fonte internet)


Per maggiori informazioni sul ritorno del lupo nelle Alpi si rimanda a questo articol odello stesso autore:

Report smaschera l'Enel

                  

     COMUNICATO STAMPA
Continua il rilancio della vertenza della Centrale ENEL della Valle del Mercure, a livello locale e nazionale. L’audizione del Forum “Stefano Gioia” da parte della IIIa Commissione Permanente della Regione Basilicata, presieduta dall’on.le Giannino Romaniello, ha segnato certamente un momento assai importante nella definizione delle illegittimità che interessi politico-affaristici, con cinismo e irresponsabilità, hanno orchestrato e stanno orchestrando a danno della legalità, dei diritti e degli interessi delle popolazioni della Valle. Alta è adesso l’attesa per la seduta del Consiglio Regionale della Basilicata, convocato per mercoledì 3 novembre, visto che, dopo ben otto anni di attesa, la vicenda della Centrale ENEL approda finalmente alla discussione d’aula. Appuntamento importante e delicato, che contribuirà a chiarire le posizioni della politica lucana nei confronti dei poteri forti da una parte e dei diritti delle popolazioni amministrate dall’altra. Intanto, continua anche lo “sdoganamento” informativo di questa oscura vicenda che sullo stretto localismo e sul silenzio mediatico puntava, con ogni evidenza, per portare a termine il completamento di un progetto di rapina ai danni del territorio e delle popolazioni che lo abitano. La puntata di REPORT, andata in onda su RAI3, ha efficacemente smascherato le falsità, i rischi, le inadeguatezze -talora grottesche, talora allarmanti, talora puerili e ridicole- di un progetto, quale quello di una megacentrale all’interno di un’area protetta come quella del Parco Nazionale del Pollino, che in un Paese normale nessuno avrebbe avuto neanche l’ardire di proporre. L’azione e le iniziative del Forum “Stefano Gioia” continuano e continueranno fino a quando ENEL non porterà lontano dal nostro territorio l’ammasso di ferraglia arrugginita e amianto, pomposamente definita Centrale elettrica.
Castrovillari 1 novembre 2010
                                                                                                                                                    Forumdelle Associazioni e Comitati calabresi e lucani
per la tutela della legalità e del territorio                       
“Stefano Gioia”