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Ponti tibetani e finalità dei parchi nazionali - lettera di Franco Zunino


Oggetto: Concorso per un Progetto per la realizzazione di un “Ponte tibetano” in Comune di Castelsaraceno (Potenza) tra il Parco Nazionale Appennino Lucano - Val d’Agri - Lagonegrese ed il Parco Nazionale del Pollino.



Dai Parchi Nazionali del Meridione continuano a giungere notizie sempre più preoccupanti sul significato che nel nostro Paese si dà a queste istituzioni. Sembra che tutte le amministrazioni, specie quelle comunali che a suo tempo, senza aver capito che un Parco Nazionale è soprattutto un vincolo per il territorio e l’ambiente e non un’iniziativa di sviluppo urbanistico, hanno acconsentito a farne parte. Ogni Comune si sta inventando i progetti più folli, progetti che mai dovrebbero essere realizzati in un Parco, per di più con soldi pubblici.


L’ultima notizia giunta alla scrivente Associazione è quella di un concorso per un progetto di “ponte tibetano” nelle spettacolari gole del Racanello (l’unico tratto di questo torrente rimasto integro), finanziato dal Programma Operativo Val d’Agri. La spesa prevista per il progetto sarebbe di un milione di euro (e poi ci dicono che c’è la crisi e che non sanno dove tagliare la finanziaria, e c’è anche chi si è lamentato dei tagli ai Parchi Nazionali!).

Il ponte dovrebbe collegare il centro storico di Castelsaraceno al costone roccioso noto come “Castel Veglio” ed al Monte Raparo.

Il progetto sarebbe già stato inserito, da parte del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, nel programma triennale 2010/2013 delle opere pubbliche da realizzarsi con i fondi per i Parchi Nazionali nei Programmi Integrati di Offerta Turistica Val d’Agri-Lagonegrese.

UNO SCANDALO! Da richiedere l’abrogazione del Parco Nazionale per contrasto con le sue finalità primarie!

Forse sarebbe il caso che il Ministero dell’Ambiente provvedesse ad avvisare queste amministrazioni che le finalità di un Parco Nazionale sono altre, e che meglio sarebbe che l’amministrazione del Parco provvedesse ad un programma triennale di conservazione delle bellezze naturali e dei valori di biodiversità che ogni Parco Nazionale ha il dovere di conservare. Il Parco Nazionale non fu istituto per “piani triennali di sviluppo turistico”, nel senso di costruire tutte le opere più pazze ed impattanti su paesaggio ed ambiente; opere che proprio un Parco Nazionale ha lo scopo di interdire.

 Un Parco Nazionale non è un industria di sviluppo! Conservazione e sviluppo sono in antitesi, e a dimostrarlo vi stanno tutti i maggiori e più importanti Parchi Nazionali del mondo intero, e specie quelli storici che sono alla base del loro concetto.

Forse i dirigenti di questi Parchi del Sud hanno sbagliato anche loro a proporsi per il posto che occupano; forse essi miravano piuttosto ad apparati pubblici politicizzati, ed hanno creduto di trovare in un Parco il solito Ente pubblico nel cui ambito sbizzarrirsi per trovare finanziamenti per i progetti più disparati, pur che arrivino soldi e con i soldi si possano indire appalti di opere!

Forse è il caso che qualcuno li informi che essi dovrebbero richiedere soldi pubblici soprattutto al fine di acquistare od ottenere in gestione i terreni naturali dei Parchi. Perché questo è quello che i Paesi dei Parchi storici fanno quando istituiscono un Parco od una qualsiasi altra area protetta!

Con distinti saluti.
                                                                       IL SEGRETARIO GENERALE
                                                                                    (Franco Zunino)




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