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Opinioni sul pino loricato fatto a pezzi - un intervento di Francesco Bevilacqua


foto tratta dal gruppo GEO TREK
Direi che quanto accaduto può essere accomunato ad altri tre episodi (ma ne potrei citare molti altri) che considero sintomatici della mentalità retrograda che governa le menti di molti (soprattutto politici, amministratori, tecnici e persino accademici) nel momento in cui "pensano" a come valorizzare (e magari studiare elementi di) un paesaggio (che, come molti sapranno, è un coacervo di elementi naturali ed umani caratterizzanti una determinata area geografica). Mi riferisco all'ancoraggio della Tavola dei Briganti (S. Agata d'Esaro) fatto fare dal Parco Nazionale del Pollino una decina d'anni fa, la donazione al Papa (Benedetto XVI) di un grande abete bianco proveniente dal Parco Nazionale della Sila alcuni anni fa e la donazione sempre al Papa (Francesco) di un altro grande abete bianco proveniente dal Parco Nazionale delle Serre avvenuto pochi giorni fa. 
 
foto di Francesco Bevilacqua

Tutti questi episodi sono emblematici di quello che io definisco atteggiamento prometeico dell'uomo verso la natura. Tutti ricorderanno il mito di Prometeo (che qui non evoco per ragioni di spazio) che simboleggia il dominio della tecnica, ossia la pretesa dell'uomo, attraverso la tecnica, di poter trasformare a suo piacimento e senza limiti (etici e/o religiosi) l'ambiente in cui vive. Benché "minimali", gli episodi citati, ci dicono che prevale ancora - nonostante le importanti acquisizioni sia filosofiche che religiose sul tema - questo tipo di atteggiamento. 
Nel caso del pino loricato fatto a pezzi per trarne qualche "rondella" da misurare, studiare ed esporre in qualche presunto eco-museo, non si è valutato: 1- che si è intervenuti in una zona A (ad alta protezione) di un parco nazionale; 2- che anche un albero morto, soprattutto se appartenente ad una specie di pregio come il loricato, ha un alto valore estetico e biologico; 3- che le esigenze sottese all'operazione potevano essere assicurate in modi diversi e meno invasivi; 4- che, ammeso e non concesso, che non vi fosse altro modo di ottenere quei risultati, l'operazione poteva essere condotta con molta più diligenza e rigore evitando di lasciare in evidenza le conseguenze dello scempio. In conclusione, credo che occorra intervenire per spiegare alle categorie interessate (sperando che gli accademici più sensibili si associno alla nostra battaglia) il nostro punto di vista per fare in modo che in futuro non si verifichino più fatti del genere.

Francesco Bevilacqua

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